Sanremo delibera: bagni degli esercizi a disposizione dei soli clienti E a Verona? “I locali surrogano le carenze del settore pubblico”
di adminNell’occasione è stata accolta una richiesta da parte della Confcommercio territoriale che aveva chiesto di mettere fine al fenomeno di “invasione dei bagni nei bar da parte di intere carovane di turisti a fronte di nessuna consumazione”.
La federazione nazionale dei pubblici esercizi, Fipe-Confcommercio, in rappresentanza di un settore composto da 250 mila imprese, ha accolto con soddisfazione la decisione che va a sommarsi ad un altro provvedimento con forza di legge, cioè la sentenza del Tar della Toscana secondo cui l’uso del bagno all’interno dei pubblici esercizi è un servizio privato fornito ai clienti e non un servizio pubblico a disposizione di tutti i passanti.
“Senza arrivare a chiedere analoghi provvedimenti sul nostro territorio – sottolineano i vertici della Confcommercio scaligera – vorremmo però cogliere l’occasione per sottolineare il ruolo dei pubblici esercizi del Centro storico della città, che spesso e volentieri surrogano un servizio che dovrebbe essere di competenza dell’amministrazione. Ci chiediamo: i servizi igienici a Verona sono sufficienti nei punti chiave dei flussi turistici? Sono adeguati e accessibili ai portatori di handicap? I servizi all’interno dell’anfiteatro areniano sono all’altezza del più grande teatro all’aperto del mondo? E qual è la loro tariffa? Sta di fatto che in molti locali di Piazza Bra, ma non solo, le toilette sono prese d’assalto anche da chi non consuma”.
“E’ evidente – sostiene la Fipe nazionale, esprimendo un concetto condiviso da Confcommercio Verona – che rimane il principio del buon senso, nel senso che a fronte di una persona in stato di difficoltà nessuno negherebbe l’uso del bagno. Vero è che se tutti avessero avuto il buon senso di consumare qualcosa per utilizzare poi anche il bagno, non ci sarebbe bisogno di impiegare il tempo in delibere o sentenze che sembrano assolutamente scontate. Nel caso di Sanremo è stato lo stesso Comune a sostenere le ragioni degli esercenti, nella consapevolezza che non può essere scaricato su di loro il servizio del bagno pubblico che compete proprio alla pubblica amministrazione”.
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