Draghi all’evasore: macellaio sociale!
di adminOra l’evasore è principale responsabile della macelleria sociale secondo il vangelo di Draghi. Scusandosi della truculenza del termine, anche il governatore Draghi, incita alla lotta all’evasione fiscale usando terminologie a lui desuete. Intendiamoci, l’evasione è un’entità negativa, in se e per quello che significa, ma spesso viene sbandierata quando non si sa che fare o per nascondere le proprie pecche e responsabilità. Un ottantenne, presente all’assemblea della Banca d’Italia, l’occasione per l’esternazione di Draghi, diceva che da quando era piccolo sentiva che “lo Stato deve combattere la piaga dell’evasione”. Voglio smentirlo, sono secoli che si combatte la guerra all’evasore. I romani avevano i loro cacciatori di evasori, nella storia quindi ma anche nella leggenda si parla di caccia all’evasore fiscale. Il crudele principe Giovanni dava ordini al perfido ceriffo di Nottingham di scovare gli evasori. La casta di chi comanda manda gli sgherri a sanzionare il macellaio sociale che non paga le tasse, i balzelli e le decime. L’evasione fiscale è un furto, ma fonda la sua forza su di una, ingiustificabile ma palpabile, reazione sociale. La reazione di chi si sente suddito e non ha un Robin Hood che con arco e frecce lo difende. La difesa dallo Stato vessatore dovrebbe essere garantita basata dalla Giustizia, ma, spesso , la storia insegna che gli uomini che la esercitano sono inclini ad essere collusi al potere. In Italia, la Giustizia, di cui va salvaguardata l’indipendenza ma non l’onnipotenza, non riesce a difendere i cittadini dalle vessazioni; sono pochi gli esempi in cui l’operato, l’equità, della giustizia abbia dato completa soddisfazione; da noi, essa arriva sempre tardi e spesso parziale. Anche con una giustizia giusta si combatte l’evasione, non con i proclami e le grida che servono solo a riempirsi la bocca ed a tacitare qualche coscienza.
L’enorme evasione fiscale che c’è in Italia (meglio non dare cifre incredibili), crea ed alimenta l’ingiustizia, per cui, non si giustifica e va combattuta; ma va combattuta, in primis, con l’esempio, con la probità, con l’abolizione dei privilegi, e poi anche con gli esattori, che devono sentirsi legittimati dal popolo, non sgherri agli ordini dello sceriffo di Nottingham. La recente campagna di tagli (Tremonti ha detto che è un aperitivo, ma io non credo che il potere si autolesionerà), colpisce progressivamente il ceto medio basso, che, frastornato dalla propaganda non capisce, anche se capisce. Capisce che è ora che le auto blu non debbano essere innumerevoli, ma zero; che chi fa politica, e vuol servire lo Stato ed il Popolo sovrano, deve aver garantito solo un reddito pari a quello che nella vita privata si è guadagnato o al più di un funzionario e, se ha delle spese, si applica la regola del rimborso a piè di lista.
Di questa moralizzazione deve farsi carico il signor Governatore e le altre autorità dando l’esempio, ricordandosi che quando loro sbagliano sono milioni i cittadini che pagano gli errori, mentre, tra i potenti, in Italia, nessuno paga. Sono posti, quelli del potere pubblico, che dovrebbero far tremare i polsi a chi li occupa. E chi temporaneamente viene chiamato a dirigerli, se facesse il lavoro seriamente, con piena coscienza del ruolo e della responsabilità, non pretenderebbe di occuparli a vita, sarebbero posti scomodi, da lasciare in fretta e, che, i cittadini potrebbero, eventualmente, riesumare in casi eccezionali come si fece con Cincinnato allora "Spes unica imperii populi romani “! Vi pare altrettano per i bersan-usconi!
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