Segue dall’articolo “C’era una volta…”
di adminSe si vuole che il Banco resti popolare , occorre togliere quella pezza che copre l’autoreferenzialità e costruire una banca che sia governata infine dai soci, i quali, debbono trovare delle forme di aggregazione per evitare che l’Istituto sia una finta Compagine Pubblica, dove in realtà chi comanda sono solo i vertici che auto plaudono e si auto nominano. Il Banco, date le dimensioni della compagine sociale non ha niente di popolare ormai tranne il nome, è una massa di soci senza delle regole proporzionate che definiscano la partecipazione di questi soci. Il legislatore sta intervenendo, la Banca d’Italia dovrebbe provvedere, ma intanto occorre salvare la banca e, per noi, la sua veronesità. Purtroppo la veronesità ormai è appesa al filo di ragnatela della sede e di un Presidente a cui le masse dei soci chiedono un nuovo ruolo più adeguato ai tempi. Carlo Fratta Pasini ha il carisma , ma temiamo i prossimi probabili scossoni. Verona, se i soci locali non si coaguleranno per tutelare un modello ed anche i loro interessi, sarà abbandonata a favore di altre città tipo Milano. Noi siamo per una popolare, ma forse, il cambiamento in società per azioni, con limiti di detenzione dei diritti di voto statutariamente previsti, renderebbe più onore al tessuto economico veronese ed agli altri nei quali la banca è presente. Gli imprenditori locali e le istituzioni sarebbero responsabilmente chiamati a mantenere alto il profilo del loro istituto e l’apporto diretto ed indiretto che una banca può offrire al suo territorio.
Segue domani…
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