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EMKA Italia, qualità e crescita: una visione industriale che parte dalle persone

di Matteo Scolari
Dalla crescita costante alla centralità delle persone: Alessandro Donelasci e Sandra Keupink raccontano l’evoluzione di EMKA Italia nello speciale Top Aziende 2026.

C’è una storia imprenditoriale che unisce Verona alla Germania, il radicamento sul territorio a una visione internazionale, la qualità del prodotto a una crescita costruita nel tempo. È quella di EMKA Italia Srl, con sede a Pastrengo, realtà specializzata nei sistemi di chiusura e parte di un gruppo internazionale con una lunga tradizione industriale. Nello speciale Focus Verona Economia Top Aziende 2026 abbiamo incontrato in studio Alessandro Donelasci, amministratore delegato dell’azienda, e Sandra Keupink, responsabile vendite, per ripercorrere la storia della filiale italiana, il valore della qualità, l’importanza delle persone e le prospettive di sviluppo.

EMKA Italia ha una storia importante alle spalle. Da dove parte il vostro percorso e come si è sviluppata l’azienda in questi anni?

La storia parte da lontano, perché la capogruppo tedesca affonda le sue radici nel 1932. EMKA Italia nasce invece nel 1988. Io sono arrivato nel 2003 e mi ricordo molto bene quell’estate. Era la prima volta che avevo pensato di essere nel Paese sbagliato, ma dopo 25 anni posso dire che non ho sbagliato niente: né il Paese né l’azienda. Quando ho preso in mano la società, il fatturato era intorno ai 2 milioni di euro; oggi gli ultimi dati disponibili ci portano a 12,5 milioni. È una crescita molto importante, che per me conta anche in prospettiva futura, perché la storia di EMKA deve andare avanti. Io lo dico sempre anche in altre parole: in me non esiste il gene del mollare, non mollare mai.

Per chi ancora non vi conosce bene: cosa produce EMKA Italia e in quali settori siete presenti?

Produciamo sistemi di chiusura, quindi serrature, cerniere, guarnizioni e componenti collegati. All’inizio il nostro mondo era veramente soprattutto quello del quadro elettrico. Da lì però il business è andato avanti e abbiamo allargato molto il raggio d’azione. Oggi i nostri prodotti si trovano in tanti ambiti diversi: nell’aeronautica, nei treni, nelle finestre e nelle porte come le conosciamo tutti, nel settore HVAC, cioè tutto il sistema della climatizzazione. Inoltre siamo entrati anche nel campo delle maniglie elettroniche. In questo siamo stati tra i primi anche in Italia. Quindi il nostro lavoro parte da una specializzazione molto precisa, ma negli anni si è evoluto fino a coprire numerosi settori industriali e applicativi.

La vostra offerta è molto ampia. Quanto pesa il catalogo standard e quanto invece la capacità di rispondere su misura alle richieste del cliente?

Abbiamo una gamma davvero molto vasta: parliamo di circa 30-35.000 articoli standard, a cui si aggiunge una grande parte di prodotti speciali. Il cliente ci sottopone le sue richieste e noi lavoriamo per trasformarle in un prodotto finale adatto alle sue esigenze. In Italia ci occupiamo di alcune lavorazioni specifiche: facciamo la vulcanizzazione di guarnizioni ad anello o per quadro, realizziamo il logo, la tampografia e anche il montaggio dei prodotti. Questo è importante perché tanti clienti preferiscono ricevere il prodotto già finito. Avendo tanti particolari diversi e un sistema modulare dei prodotti, possiamo creare molte soluzioni oltre a quelle già presenti nel catalogo standard.

La sede di Emka Italia a Pastrengo.

Il rapporto con la casa madre tedesca è costante. In anni economicamente non semplici per la Germania, come avete visto reagire il gruppo?

«Siamo in contatto tutti i giorni con la casa madre e questo ci permette di vedere da vicino come si muove il gruppo. In Germania, di fronte alle difficoltà economiche, hanno reagito mettendo più venditori sul mercato: hanno raddoppiato la forza vendita. Questo per noi è stato anche un esempio molto chiaro, perché significa che quando ci sono momenti difficili bisogna concentrarsi ancora di più sulla vendita e rafforzare la presenza commerciale. Hanno risposto investendo risorse umane ed economiche e questo approccio ha dato indicazioni importanti anche a noi».

EMKA Italia è anche una realtà che crea occupazione. Quanto conta oggi il fattore umano nella vostra azienda?

«Conta tantissimo. Tra collaboratori diretti e indiretti diamo lavoro a circa 50 persone. Va sottolineato anche il fatto che l’azienda è ancora di proprietà di una famiglia molto importante. Io posso dire di avere un rapporto diretto con questa famiglia, e per me è un aspetto di grande valore. Un’azienda è fatta da persone: questo oggi, in un tempo dominato dall’informatica, è un punto che secondo me viene sottovalutato. Si dice spesso “facciamo un Teams” e va bene, ma la persona fisica è molto più importante. Le idee, l’evoluzione, la crescita nascono dalle persone. E questo resta un punto centrale del nostro modo di lavorare.

Alessandro, nella vostra esperienza, quanto incide la qualità come elemento distintivo sul mercato?

La qualità è la base fondamentale dei nostri prodotti. Il nostro riferimento, anche a livello di gruppo, è molto chiaro su questo punto: sul prezzo si può discutere, nessun problema, ma sulla qualità no. Questo principio per noi è essenziale. La qualità non è un elemento accessorio, è il fondamento del lavoro che facciamo e del rapporto che costruiamo con il cliente. È quello che ci permette di essere riconosciuti in tanti settori diversi e in tanti mercati.

Conferma Sandra?

Su questo devo confermare pienamente. In tutti gli anni in cui lavoriamo, la qualità è rimasta stabile. Oggi è molto difficile far capire alla generazione più giovane quanto sia importante la vera qualità, perché spesso si vedono prodotti acquistati ovunque, pagati magari anche cari, che però durano pochissimo. Invece la qualità fa la differenza proprio sulla durata, sull’affidabilità, sul fatto che un prodotto non si rovini subito. È un valore che resta centrale.

Anche le certificazioni hanno un ruolo importante nel garantire standard elevati. Quali sono i vostri riferimenti in questo ambito?

Abbiamo naturalmente la certificazione ISO 9001, che oggi è quasi uno standard di base. In più abbiamo certificazioni legate all’automotive e la ISO 14001. Ma non è solo una questione formale. In Germania abbiamo anche un laboratorio accreditato, che ci permette di fare test in casa. Questo significa poter seguire direttamente le verifiche sui prodotti e offrire anche un servizio in più ai clienti. In pratica possiamo dire al cliente: sei stato al nostro fianco per tantissimi anni, adesso ti faccio un piacere, il test non lo paghi più fuori, lo facciamo noi per te.

Accanto alla qualità, c’è il tema dell’innovazione. In che modo sviluppate nuovi prodotti e nuove soluzioni?

Per noi è un aspetto molto importante. In EMKA abbiamo un centro tecnologico in Germania e lavoriamo sempre in stretta corrispondenza con la casa madre. C’è una collaborazione continua. Il catalogo EMKA è una base, ma oltre a quella lavoriamo sulla personalizzazione e soprattutto sullo sviluppo di nuove costruzioni, di nuove maniglie e di nuovi progetti. Non posso fare nomi, ma posso confermare che leader globali si rivolgono a noi, e in Italia direttamente anche a me come persona, perché seguo i progetti. Faccio questo lavoro da tanti anni, sono 35 anni che opero nel settore delle maniglie. Dico sempre scherzando che nella prossima vita venderò fiori, ma in questa vita ho capito che sono le maniglie. Questa esperienza ci permette di affrontare i progetti con profondità tecnica e conoscenza concreta del mercato.

Il gruppo EMKA ha una struttura internazionale molto articolata. Quanto incide questa organizzazione sulla vostra forza industriale?

Incide molto. La profondità della nostra produzione è legata anche alle 12 sedi produttive del gruppo. Solo la casa madre ha 40.000 metri quadrati di produzione pura. In Bosnia ci sono circa 60.000 metri quadrati. Il punto è che la produzione è “specchiata”: significa che in varie sedi riproduciamo gli stessi processi produttivi, così da avere continuità e sicurezza. Se una sede dovesse trovarsi in difficoltà, ce n’è un’altra pronta a sostenere la produzione. Per esempio facciamo le guarnizioni in Germania, in Spagna e a Birmingham; realizziamo pressofusione di alluminio e altre lavorazioni in sedi diverse, anche tra Germania e Bosnia. Questo sistema ci permette di garantire al cliente un prodotto di qualità molto alta con un prezzo raggiungibile.

Che risposta trovate oggi nel mercato italiano?

Assolutamente positiva. Il mercato italiano è molto buono, ed è anche molto innovativo. In Italia ci sono bellissime idee, io questo lo dico sempre. Dobbiamo crederci. Chi crede in questa cosa, secondo me, può portare l’Italia sempre avanti e nella direzione giusta. Il mercato italiano per noi ha valore, perché sa esprimere creatività, intuizione e capacità di sviluppare soluzioni.

Alessandro, lei ha origini tedesche ma un forte legame con l’Italia. Quanto conta questo doppio sguardo nel suo percorso professionale?

Io sono sempre stato italiano. Sono nato in Germania, però sono sempre stato e sono rimasto italiano. Questo per me è molto chiaro. Probabilmente dentro questa esperienza c’è davvero un mix importante: da una parte una sensibilità italiana, dall’altra il rapporto continuo con il rigore organizzativo tedesco. Ma la mia identità è sempre stata questa.

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