Denise Muraro: «Sol Expo è il megafono della cultura dell’olio»
di Matteo ScolariL’olio extravergine di oliva non è più solo un alimento, ma un asset strategico per l’economia e la cultura italiana. Denise Muraro, event manager di Sol Expo, racconta a Verona Economia la crescita della manifestazione veronese e il suo ruolo nel valorizzare un settore in forte evoluzione. Tra numeri, mercati internazionali e nuove sfide, emerge una filiera viva che punta su consapevolezza, sostenibilità e formazione.
Sol Expo è una realtà giovane ma già molto rilevante: com’è nata la scelta di dedicare una fiera interamente all’olio?
Sol Expo è stata per quasi trent’anni parte di Vinitaly, ma da due edizioni si è deciso che il settore fosse maturo per avere una vetrina autonoma. L’obiettivo è attrarre un pubblico specifico, sia business che consumer, sempre più interessato a questo prodotto. L’olio extravergine sta assumendo un ruolo crescente e il consumatore è più consapevole: non è più una semplice commodity, ma un vero e proprio superfood.
Quanto è importante il ruolo dell’Italia nel panorama mondiale dell’olio?
L’Italia è il secondo produttore mondiale dopo la Spagna, con circa 300.000 tonnellate annue, variabili a seconda delle stagioni. Siamo anche tra i principali esportatori e grandi consumatori. Abbiamo sei mercati di riferimento per l’export: Stati Uniti, Germania, Francia, Canada e poi una forte espansione in Asia, soprattutto in Giappone e Corea del Sud, con crescite a due cifre. Anche la Cina rappresenta una grande opportunità futura.
Sol Expo punta anche a colmare il gap di visibilità rispetto ad altri prodotti come il vino?
Assolutamente sì. L’olio è ancora sottostimato rispetto al vino, ma ha una complessità e una varietà straordinarie. In Italia abbiamo oltre 500 monocultivar, una biodiversità unica al mondo. La fiera nasce proprio per raccontare questa ricchezza e per dare all’olio la visibilità che merita, anche dal punto di vista economico.
Il contesto internazionale sta influenzando il settore?
Nel breve periodo gli effetti non sono ancora evidenti, ma se le tensioni geopolitiche continueranno, ci saranno sicuramente impatti, soprattutto sui costi di trasporto. Questo inciderà sul prezzo finale dell’olio. È un tema che riguarda tutta la filiera agroalimentare, non solo quella oleicola.
Il prezzo dell’olio è spesso oggetto di discussione: da cosa dipende?
Un olio extravergine 100% italiano ha un costo minimo di circa 10-11 euro al litro, mentre un prodotto comunitario o extracomunitario può scendere anche a 5-7 euro. La differenza è legata alla qualità. Inoltre, la produzione è molto influenzata da fattori ambientali: clima, siccità e parassiti come la mosca dell’olivo incidono sia sulla quantità che sulla qualità del prodotto.
Quanto pesa il cambiamento climatico sulla produzione?
Moltissimo. Gli olivicoltori devono adattarsi con tecniche di agricoltura di precisione per mantenere produttività e qualità. Le stagioni sono sempre meno prevedibili e questo rende il lavoro più complesso. Anche la mosca dell’olivo rappresenta una criticità importante, soprattutto al Nord e al Centro Italia.
La sostenibilità è diventata centrale anche per il settore oleicolo?
Sì, ed è un punto di forza. L’ulivo è una pianta estremamente efficiente nel sequestrare CO₂ e può crescere su terreni difficili, contribuendo a prevenire erosione e dissesto idrogeologico. Inoltre, la filiera è un esempio virtuoso di economia circolare: nulla viene sprecato, dagli scarti agricoli fino alle acque di lavorazione, che trovano applicazioni anche in cosmetica.
Sol Expo è anche un evento educativo: quanto conta la formazione?
È fondamentale. Abbiamo coinvolto scuole, studenti e operatori del settore perché la cultura dell’olio deve partire dalle basi. Il consumatore oggi è curioso e vuole conoscere di più. Secondo una ricerca Nomisma, l’olio è il terzo alimento più rappresentativo della cucina italiana dopo pizza e pasta. Questo dimostra quanto sia centrale, ma anche quanto ci sia ancora da raccontare.
Che tipo di esperienza offre la fiera ai visitatori?
Non è solo una vetrina, ma un’esperienza immersiva. Si possono fare degustazioni guidate, partecipare a show cooking e attività sensoriali come il riconoscimento dei difetti dell’olio. È un modo per educare il pubblico e allo stesso tempo valorizzare il lavoro dei produttori.
Quali sono le prospettive per le prossime edizioni?
La prossima edizione si terrà dal 28 febbraio al 2 marzo. Continueremo a lavorare su un doppio binario: business e cultura. L’obiettivo è offrire ai buyer e ai consumatori l’opportunità di assaggiare l’olio nuovo, quello della campagna più recente, e consolidare Verona come punto di riferimento internazionale per il settore.
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