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Auto sempre più numerose e vecchie, ma le autofficine chiudono: -10,4% in Veneto dal 2014

di Matteo Scolari
L’Italia è il Paese Ue con più auto per abitante e con un parco tra i più anziani, ma gli autoriparatori calano del 10%. A Verona quasi 700 vetture ogni mille residenti, mentre le imprese del settore scendono sotto quota 1.200.

L’Italia continua a correre sul fronte della motorizzazione, ma arretra sul terreno dell’assistenza. È questo il paradosso che emerge dall’ultimo studio della CGIA di Mestre: nel nostro Paese circolano 701 autovetture ogni 1.000 abitanti, il dato più alto dell’Unione europea, e il parco auto ha superato i 41 milioni e 300 mila mezzi, in crescita dell’11,5% nell’ultimo decennio. Eppure, nello stesso periodo, le imprese di autoriparazione sono diminuite di oltre 8.400 unità, pari a un calo del -10,1%.

Il Veneto non fa eccezione. Tra il 2014 e il 2024 il numero di auto circolanti è salito da 2,98 a 3,3 milioni, con un incremento del +10,7%. Parallelamente, però, le sedi di imprese attive nel comparto dell’autoriparazione sono scese da 6.281 a 5.630, con una contrazione del -10,4%. A livello provinciale, Verona passa da 1.332 a 1.200 imprese, segnando un calo del -9,9%, mentre Venezia perde il 13,9% e Padova il 10,1%.

Il dato appare ancora più significativo se si considera l’età media dei veicoli. In Italia quasi un’auto su quattro (24,3%) ha oltre vent’anni, una delle quote più elevate tra i grandi Paesi Ue. Un parco circolante così anziano, teoricamente più bisognoso di manutenzione, dovrebbe sostenere la domanda di servizi di riparazione. Invece accade il contrario.

Secondo l’analisi dell’Ufficio studi, la riduzione delle autofficine è il risultato di una trasformazione strutturale del settore. I costi di gestione sono aumentati sensibilmente: affitti, bollette energetiche, smaltimento rifiuti speciali, assicurazioni e adempimenti normativi comprimono margini già ridotti. A questo si aggiunge la crescente complessità tecnologica dei veicoli, con elettronica avanzata, sistemi ADAS obbligatori sui nuovi modelli e diffusione di auto ibride ed elettriche che richiedono investimenti rilevanti in attrezzature e formazione.

Il problema è anche generazionale. Molte officine artigiane a conduzione familiare faticano a trovare ricambio, e alla pensione del titolare spesso non segue un subentro. Inoltre, la concorrenza delle grandi reti e delle concessionarie ufficiali, capaci di offrire pacchetti di manutenzione e garanzie estese grazie a economie di scala, mette ulteriormente sotto pressione i piccoli operatori indipendenti.

In Veneto, dove il tasso di motorizzazione resta elevato, il fenomeno assume una valenza economica rilevante. A Verona si contano 698 autovetture ogni 1.000 abitanti, un dato superiore alla media europea e in linea con la forte vocazione produttiva e logistica del territorio. Tuttavia, la progressiva riduzione delle imprese artigiane del comparto rischia di indebolire una filiera che rappresenta un presidio occupazionale e di servizio diffuso.

A livello nazionale, solo il Piemonte registra una lieve crescita delle attività (+2%), mentre nel Mezzogiorno il calo supera il 12%. Il quadro complessivo racconta dunque di un settore stretto tra aumento delle auto in circolazione e contrazione dell’offerta di manutenzione indipendente, in un contesto di transizione tecnologica e pressione sui costi.

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