Maurizio Landini in arrivo alle Prima Industrie di Cologna Veneta
di RedazioneMaurizio Landini torna nel Veronese per rilanciare la mobilitazione contro la Legge di Bilancio 2026. Lunedì 24 novembre, dalle 11 alle 12, il segretario generale della Cgil incontrerà le lavoratrici e i lavoratori della Prima Industrie di Cologna Veneta, azienda di riferimento nella produzione di macchinari laser e per la lavorazione della lamiera, dove opera una presenza sindacale della Fiom Cgil Verona.
L’iniziativa rientra nel calendario delle assemblee che accompagnano il percorso verso lo sciopero generale del 12 dicembre.
Landini arriverà a Cologna Veneta insieme a Francesca Tornieri, segretaria generale Cgil Verona, Tiziana Basso, segretaria generale Cgil Veneto, e Martino Braccioforte, segretario generale Fiom Cgil Verona.
Tornieri sintetizza i motivi della protesta: «La mobilitazione è stata deliberata dall’Assemblea generale della Cgil il 7 novembre al termine di un lungo percorso di confronti con governo e Parlamento, dai quali i temi di stretto interesse per le persone che rappresentiamo sono rimasti elusi o inascoltati» sottolinea la dirigente veronese.
«Obiettivo dello sciopero non è tanto questo o quell’aspetto della manovra, ma ciò che manca: misure di sostegno al reddito, rinnovi dei contratti nazionali, assunzioni urgenti per rilanciare la sanità pubblica, una scuola in grave difficoltà, una legge sulla non autosufficienza finanziata in modo risibile. E mentre il governo dice di tagliare le tasse, la pressione fiscale su lavoratori e pensionati continua ad aumentare perché si ignora il fenomeno del fiscal drag, che costringe i redditi fissi a restituire con gli interessi le briciole ricevute» .
Un richiamo diretto ai temi economici che toccano anche Verona e il Veneto: inflazione ancora percepita, salari compressi e fabbisogno crescente di personale nei servizi pubblici. Sul fronte industriale, la Fiom insiste sul tema degli aumenti retributivi, che rappresenta oggi uno snodo cruciale per molte imprese metalmeccaniche del territorio.
«C’è una corsa dei media filogovernativi a dipingere la Cgil come irragionevole o ingorda, ma se firmiamo contratti al ribasso non facciamo l’interesse dei nostri iscritti: avalliamo una politica economica che rifiuta di riconoscere il ruolo del lavoro nella produzione di ricchezza» afferma Braccioforte. «Aumenti salariali dignitosi servono non solo a recuperare l’inflazione, ma a riequilibrare una distribuzione della ricchezza che da decenni ingrassa quasi esclusivamente gli utili delle imprese» .
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