Paolo Ferraresso: «Il canale LEB porta acqua e vita a metà del Veneto»
di Matteo ScolariDurante la 21ª Settimana Veronese della Finanza, Economia e Lavoro, dedicata a enti, infrastrutture e innovazione, Paolo Ferraresso, presidente del Consorzio di Bonifica LEB, ha illustrato il ruolo vitale di un’infrastruttura che attraversa 102 comuni veneti, garantendo acqua e sicurezza idraulica a un’area che produce cibo per gran parte della regione. Un sistema complesso e prezioso, che oggi punta sull’innovazione, la ricerca e la collaborazione con scuole e istituzioni.
Presidente Ferraresso, lei è alla guida del Consorzio da pochi mesi. Che realtà ha trovato?
È un ente piccolo, ma con un compito enorme. Il LEB è una struttura di cui non si può fare a meno, perché porta acqua a tutta la zona agricola del Veneto centrale. Il canale è un’infrastruttura artificiale che consente di irrigare oltre 110.000 ettari di terreni, alimentando le produzioni agricole di metà della regione.
Può ricordarci come nasce il Consorzio LEB e come funziona oggi?
Nasce per volontà della Regione Veneto, come unione di tre consorzi di bonifica: Euganeo, Alta Pianura Veneta e Bacchiglione. Insieme gestiscono una superficie complessiva di circa 350.000 ettari, di cui 110.000 irrigati. L’acqua viene prelevata dall’Adige, percorre 16 chilometri in un canale sospeso e altri 26 in un canale sotterraneo, fino a raggiungere Padova, dove si immette nel Bacchiglione. Da lì, attraverso il nodo idraulico di Padova, arriva fino al Veneziano, irrigando persino gli orti di Chioggia nei mesi estivi.
Negli ultimi anni avete realizzato interventi importanti di manutenzione e potenziamento.
Sì, abbiamo completato la sistemazione della parte sospesa del canale, rifacendo pareti e fondo e risolvendo problemi di filtrazione. Ora attendiamo due nuovi finanziamenti: il primo, da 8 milioni di euro, servirà a pulire i sedimenti interni accumulati in cinquant’anni di attività; il secondo riguarda la tratta verso Colli Euganei, dove il terreno limoso ha causato spostamenti e perdite nelle tubazioni. Sono lavori necessari per mantenere l’efficienza dell’intero sistema.
Il Consorzio dispone anche di un centro di ricerca molto attivo.
Sì, è il nostro fiore all’occhiello e rappresenta il futuro. Collaboriamo con Regione Veneto, Unione Europea e vari enti di ricerca per studiare la composizione dei suoli, la fertilità e gli effetti del cambiamento climatico su semine e irrigazione. Lavoriamo per capire come anche un grado in più di temperatura possa modificare i cicli produttivi. È un impegno concreto verso un’agricoltura più resiliente e sostenibile.
La ricerca è anche un investimento per le nuove generazioni.
Esatto. Collaboriamo con gli istituti tecnici agrari, come quello di Lonigo, per creare continuità e ricambio generazionale. Vogliamo che i giovani conoscano i consorzi di bonifica e si appassionino a queste tematiche. Se le scuole ci conoscono, possono diventare ambasciatrici della nostra missione: proteggere e valorizzare l’acqua come bene comune.
State lavorando anche su tecnologie per ridurre gli sprechi idrici.
Sì. Il futuro sarà dare l’acqua quando serve, nel momento giusto e nella quantità giusta. Stiamo sviluppando sistemi di irrigazione mirata per i vigneti e per le colture più sensibili, riducendo sprechi e migliorando la qualità dei prodotti. In prospettiva, anche l’intelligenza artificiale potrà aiutarci a monitorare i flussi e ottimizzare i consumi.
Qual è oggi la sfida principale per il LEB e per i consorzi di bonifica in generale?
Dobbiamo imparare a gestire le risorse idriche in modo più intelligente, trattenendo l’acqua quando arriva e distribuendola quando serve. I cambiamenti climatici rendono il nostro lavoro sempre più complesso: gli eventi estremi si moltiplicano, le piogge sono improvvise e localizzate. Dobbiamo essere pronti ad affrontarli con prevenzione, tecnologia e collaborazione tra enti.
Qual è il suo auspicio per i prossimi anni?
Vorrei che il nostro centro di ricerca diventasse un punto di riferimento regionale, non solo per il LEB ma per tutti i consorzi del Veneto. Il nostro compito è duplice: garantire sicurezza idraulica e accompagnare la transizione agricola verso modelli sostenibili. È un lavoro appassionante, che incide direttamente sul futuro del territorio e delle persone che lo abitano.
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