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Immigrazione e sviluppo economico: il 9% del PIL italiano nasce dal lavoro degli immigrati

di Matteo Scolari
Presentato a Roma il nuovo Rapporto di Fondazione Leone Moressa: in Veneto 272 mila lavoratori stranieri e 68 mila imprenditori, con un contributo al PIL regionale dell’11%.

L’immigrazione continua a rappresentare un fattore determinante per l’economia italiana. Secondo il Rapporto annuale 2025 sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa, presentato al CNEL e alla Camera dei Deputati, i lavoratori stranieri producono 177 miliardi di valore aggiunto, pari al 9% del PIL nazionale, con punte del 18% in agricoltura e del 16,4% nelle costruzioni.

Il rapporto evidenzia che gli occupati stranieri sono 2,51 milioni (10,5%), ma arrivano a 3,65 milioni (15,2%) considerando anche i nati all’estero. In Veneto, dove il contributo degli immigrati al PIL raggiunge il 10,9%, gli occupati stranieri sono 272 mila e gli imprenditori oltre 67 mila.

La presentazione al CNEL.

Veneto e Verona tra le regioni più dinamiche

Nel Nord-Est, il Veneto si distingue per la forte incidenza economica dell’immigrazione:

  • 10,9% del PIL regionale generato da lavoratori stranieri;
  • 69 mila nuovi occupati previsti entro il 2028, di cui il 26% sarà di origine straniera;
  • 68 mila imprenditori nati all’estero, +20,5% in dieci anni, a fronte di un calo del 7,9% tra gli italiani.

A Verona, gli stranieri residenti sono oltre 111 mila (12% della popolazione), con 114 mila contribuenti nati all’estero, che versano 261 milioni di euro di Irpef e rappresentano il 15,9% del totale dei contribuenti provinciali. Gli imprenditori stranieri sono 14.305, l’11,1% del totale.

Un Paese che invecchia, un’economia che cambia

Gli stranieri residenti in Italia sono 5,3 milioni (8,9% della popolazione), ma diventano 6,7 milioni (11,3%) se si considerano i nati all’estero. In un Paese segnato dall’inverno demografico, gli immigrati garantiscono un contributo essenziale:

  • Tasso di natalità: 9,9 nati per mille tra gli stranieri, contro 6,1 tra gli italiani;
  • Solo il 6% degli stranieri ha più di 64 anni (contro il 26% tra gli italiani).

Nel 2023 la popolazione italiana è diminuita di 385 mila unità, mentre quella straniera è aumentata di 375 mila, compensando quasi interamente il calo demografico nazionale.

Un contributo economico e fiscale netto

I contribuenti immigrati in Italia sono 4,9 milioni (11,5% del totale), con redditi dichiarati per 80,4 miliardi di euro e 11,6 miliardi di Irpef versata. Nonostante un differenziale medio di reddito di 9.000 euro rispetto agli italiani, il saldo fiscale netto per lo Stato è positivo (+1,2 miliardi di euro): gli immigrati contribuiscono più di quanto ricevano in servizi di welfare, incidendo solo per il 3% sulla spesa pubblica.

Le rimesse inviate ai Paesi d’origine ammontano a 8,3 miliardi di euro (+0,5% sul 2024), pari a circa 130 euro al mese per persona, con Bangladesh, Pakistan e Marocco tra le principali destinazioni.

La conferenza stampa a Montecitorio.

Imprenditorialità e inclusione

Il numero di imprenditori nati all’estero in Italia ha raggiunto nel 2024 quota 786.700 (+24,4% in dieci anni). I Paesi più rappresentati sono Romania, Cina, Albania e Marocco, attivi nei settori di costruzioni, commercio e ristorazione.

«I numeri confermano che l’immigrazione non è solo una risorsa demografica ma anche economica e produttiva – spiegano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa –. Gli immigrati contribuiscono in modo decisivo alla crescita del PIL, al mantenimento del sistema pensionistico e alla vitalità imprenditoriale dei territori. Nel contesto di calo demografico, la loro presenza sarà sempre più strategica per garantire competitività e sostenibilità al sistema Italia».

Il XV Rapporto sull’Economia dell’Immigrazione è realizzato con il contributo di CGIA Mestre, con il patrocinio di Confartigianato Imprese, OIM – Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, e OIL – Organizzazione Internazionale del Lavoro, e il patrocinio gratuito del MAECI – Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

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