Export lapideo: materiali stabili sui record, tecnologie in calo nel primo semestre 2025
di Matteo ScolariNel primo semestre 2025 la filiera lapidea italiana conferma il proprio peso nel manifatturiero, pur mostrando segnali contrastanti. I dati diffusi da Confindustria Marmomacchine evidenziano che le esportazioni di materiali e tecnologie hanno totalizzato 1,465 miliardi di euro, in flessione del 5,5% rispetto allo stesso periodo del 2024. Il settore dei materiali lapidei tiene, con vendite estere a 1,041 miliardi di euro (–2,4%), mantenendo il primato del valore medio oltre i 1.000 €/tonnellata (record storico di 1.617 €/tonnellata per i lavorati). Diverso il quadro per il comparto delle tecnologie per estrazione e lavorazione, che cede il 12,3% fermandosi a 424 milioni di euro, dopo la già pesante contrazione del 2024.
«3.200 aziende e 34.000 addetti, un fatturato nel 2024 di 4,5 miliardi di euro e un saldo commerciale attivo di oltre 2,7 miliardi: sono numeri che confermano la filiera tecno-marmifera come settore di eccellenza del Made in Italy» ha sottolineato Flavio Marabelli, presidente onorario di Confindustria Marmomacchine, intervenuto alla presentazione di Marmomac 2025 a Milano.

Guardando ai mercati di destinazione, si conferma la leadership degli Stati Uniti con importazioni per 275,5 milioni di euro (+9,4%), mentre calano Germania (–4,3%), Francia (–13,5%) e Svizzera (–4,1%). In area Golfo l’Italia soffre: Emirati Arabi Uniti (–6,3%) e soprattutto Arabia Saudita (–38,6%). Cresce invece la domanda dai Paesi Bassi (+23,5%). Sul fronte dei materiali grezzi (+2,8%), la Cina resta primo acquirente con quasi il 50% del totale (110,8 milioni, +4,6%), seguita dall’India (+9,5%).
Più critica la situazione delle tecnologie: gli USA riducono gli acquisti del 16,4%, la Turchia segna –4,5%, mentre emergono dati positivi da Spagna (+36,9%) e Germania (+31,2%). In forte calo Francia (–19,5%), Canada (–31,5%) e Regno Unito (–19,5%), con segnali di ripresa da India (+113%) e Portogallo (+60%).
Marabelli avverte: «Molto dipenderà dalla capacità delle nostre imprese di resistere all’attuale clima di incertezza e contrastare la concorrenza internazionale. Per un ritorno alla crescita di entrambe le componenti della filiera, sarà necessario attendere almeno il secondo trimestre 2026».
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