Mps conquista il 62,3% di Mediobanca: riapertura dell’OPA dal 16 al 22 settembre
di Matteo ScolariSi è concluso il periodo di adesione all’offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da Banca Monte dei Paschi di Siena (Mps) sulle azioni ordinarie di Mediobanca, con risultati provvisori che segnano una svolta storica nel panorama bancario italiano.
Secondo i dati diffusi dall’istituto senese, sono state portate in adesione all’offerta 506.633.074 azioni, pari a circa il 62,3% del capitale sociale di Mediobanca. Sommando le azioni già detenute direttamente da Mps, l’offerente arriverà a controllare oltre il 62% del capitale.

L’operazione, che si inserisce in un contesto di forti cambiamenti nel settore finanziario, punta a creare “una nuova forza competitiva tra i leader del settore bancario italiano”, con una gamma diversificata di prodotti e servizi per famiglie, imprese e territori.
Il corrispettivo riconosciuto agli azionisti che hanno aderito all’offerta è composto da 2,533 azioni Mps di nuova emissione più una componente in denaro pari a 0,90 euro per ciascuna azione Mediobanca. In caso di efficacia dell’offerta, il pagamento è previsto per il 15 settembre 2025.
Come previsto dalla normativa, è stata annunciata la riapertura dei termini: gli azionisti che non hanno aderito avranno una nuova finestra di cinque sedute di borsa, dal 16 al 22 settembre 2025, per partecipare all’operazione. Il regolamento delle adesioni in questa seconda fase è fissato al 29 settembre 2025.

I risultati definitivi saranno resi noti entro il 12 settembre. Se confermati, l’operazione segnerà un passaggio decisivo per Mps, che torna così al centro della scena bancaria italiana rafforzando la propria posizione con una quota di controllo in Mediobanca.
Le dichiarazioni e i risvolti futuri
«Il mercato ha dato un chiaro sostegno al nostro progetto, apprezzando la forte logica industriale e la creazione di valore per azionisti, stakeholder e per il sistema Paese», ha commentato Luigi Lovaglio, AD di Mps, all’ANSA, definendo l’operazione «un progetto di crescita fondato sull’unione di due eccellenze italiane» e sottolineando come «i dipendenti di Mps e Mediobanca siano il vero patrimonio» dei due istituti.
Determinante l’appoggio di Delfin e Caltagirone, primi a conferire il loro 30%, seguiti da un pacchetto del 12% composto da casse di previdenza, Benetton, Amundi, Anima, Tages e – secondo fonti di mercato – anche Unicredit. A questi si sono aggiunti i grandi fondi internazionali e investitori istituzionali, da Vanguard a Blackrock, da Fidelity a Norges Bank, oltre ad alcuni pattisti storici come le famiglie Tortora e Doris.

Per Mediobanca la strada appare ormai segnata. Il consiglio del 18 settembre, in agenda per il bilancio, non potrà che prendere atto della vittoria di un progetto di integrazione tra banca commerciale e banca di investimento specialistica. Si fa sempre più probabile l’uscita di scena di Alberto Nagel e dell’attuale cda con l’assemblea del 28 ottobre, mentre è già partito il cantiere della successione. Tra i nomi che circolano spiccano Marco Morelli (Bnp Am) per la carica di ceo e Vittorio Grilli (Jp Morgan) o Luigi De Vecchi (Citi) per la presidenza.
Con il passaggio di controllo, Mps diventerà anche il custode del 13,1% di Generali detenuto da Mediobanca, asset che si sommerà alle quote di Delfin (10%) e Caltagirone (6,7%), sancendo la fine dell’era in cui Piazzetta Cuccia governava Trieste. Una svolta che il leader della Lega Matteo Salvini ha definito «una giornata storica per il mondo finanziario italiano», con Siena che torna «protagonista positiva e aggregante».
Gli effetti del nuovo equilibrio potrebbero farsi sentire già nei prossimi mesi: dal futuro del cda di Generali, guidato da Philippe Donnet, al progetto di fusione nell’asset management con Natixis – osteggiato da governo, Delfin e Caltagirone – che sembra ormai destinato a un binario morto. Intanto De Agostini, storico alleato di Mediobanca, ha completato la cessione della sua quota, avviata nel 2021: un altro segnale del cambio d’epoca in corso.

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