Quando l’innovazione è giovane: idee che costruiscono il futuro (di tutti)
di Matteo ScolariC’è un tempo per apprendere e un tempo per agire. C’è un tempo per sognare e uno per realizzare. Eppure, quando a farlo sono gli studenti e le studentesse, tutto avviene nello stesso momento. È questo il miracolo della gioventù che innova: pensare e fare si fondono in un istante fertile, capace di generare semi che daranno frutti nel tempo. E non soltanto per chi li ha piantati.
Il Premio Innovazione 2025, che si è svolto giovedì 22 maggio a Verona, ci ha mostrato uno spaccato di questo straordinario potenziale: oltre 120 ragazzi e ragazze che hanno scelto di mettersi in gioco, di usare ciò che imparano tra i banchi per dare forma a idee concrete, sostenibili, tecnologiche, utili. Progetti che raccontano non solo un’energia creativa traboccante, ma anche una precisa idea di società: una società inclusiva, attenta al benessere, aperta al futuro e rispettosa del presente.

Chi è entrato nell’aula dell’Ordine degli Ingegneri non ha solo presentato un prototipo o una soluzione: ha portato con sé un modo diverso di vedere il mondo, con uno sguardo che non si limita all’immediato ma che si allunga oltre, verso ciò che ancora non c’è ma potrebbe esserci, se solo decidessimo di crederci. È questo che rende speciale l’impegno dei giovani che innovano: non cercano scorciatoie, ma alternative. E quando trovano una risposta, la rendono utile per sé e per gli altri.
Basti pensare al progetto vincitore dell’Istituto Einaudi, una vera agenzia scolastica di comunicazione che ha lavorato per una realtà no profit come Villa Buri, oppure alla “Cuccia Smart” dell’ITS Meccatronico Veneto, che coniuga tecnologia, sostenibilità ed etica animale. O ancora, all’idea sartoriale e poetica dell’Istituto Le Grand Chic: cactus di stoffa come simbolo di resistenza e di creatività rigenerativa.

Cosa ci insegnano questi giovani?
Ci insegnano che l’innovazione non è una parola da adulti, né una prerogativa di ingegneri affermati o startupper di Silicon Valley. L’innovazione è un atto di coraggio quotidiano, è la somma di visione e concretezza, è la fiducia che le cose possano essere fatte meglio, e fatte insieme. È la voglia di cambiare ciò che sembra immutabile: la scuola, il lavoro, la sostenibilità ambientale, i rapporti tra le persone.
Il loro è un messaggio potente, in una società che spesso guarda ai giovani con sospetto, con paternalismo o, peggio, con rassegnazione. “Non hanno voglia di fare”. “Non sanno cosa vogliono”. “Vivono in un mondo virtuale”. Frasi stanche, smentite ogni giorno da esperienze come questa. Dove i giovani non solo fanno, ma creano valore, si assumono responsabilità e costruiscono una nuova idea di comunità.

Una comunità in cui l’educazione è il motore del cambiamento, non una semplice tappa da attraversare. Una comunità dove le imprese non restano fuori dai percorsi scolastici, ma li nutrono con esperienze, obiettivi, strumenti. Una comunità dove i premi non servono solo a gratificare, ma a incoraggiare chi crede che valga la pena impegnarsi, sognare, tentare.
Ecco perché, accanto ai ragazzi, servono adulti che sappiano ascoltarli e sostenerli. Non solo con le parole, ma con visione politica, investimenti seri nella formazione, nella ricerca, nell’orientamento. Con luoghi – fisici e simbolici – dove si possa sperimentare, sbagliare e riprovare. Con alleanze tra istituzioni, scuole, aziende, fondazioni. Con alleanze tra generazioni.
Perché il futuro non lo si prepara per i giovani, ma con i giovani.
E, se li ascoltiamo davvero, scopriremo che non ci stanno solo chiedendo opportunità: ce ne stanno già offrendo. Basta solo riconoscerle. E smettere di avere paura della loro forza.
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