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Piccole imprese e grandi banche: la crisi di fiducia che penalizza l’Italia

di Matteo Scolari
Dalla desertificazione bancaria alla disparità di genere, perché il sistema creditizio italiano deve tornare a guardare al territorio e alle persone.

L’Italia è una terra di piccoli imprenditori, artigiani, famiglie che scommettono sul futuro con determinazione e sacrificio. Eppure, negli ultimi anni, il sistema bancario sembra aver dimenticato questo fondamentale aspetto del nostro DNA economico e sociale. Il credito alle piccole imprese è crollato del 42% in un decennio, secondo i dati del Consorzio Veneto Garanzie, e nelle aree periferiche e montane la chiusura degli sportelli bancari sta lasciando intere comunità senza punti di riferimento.

La crisi di fiducia tra banche e territorio nasce da una duplice frattura: da un lato, il consolidamento del settore bancario, con fusioni e accorpamenti che favoriscono i grandi numeri a discapito della prossimità. Dall’altro, l’aumento delle rigidità nelle valutazioni creditizie, che colpisce in particolare le micro e piccole imprese. Per le banche, spesso, gestire un finanziamento sotto i 100mila euro è un costo non giustificabile, ma per l’artigiano o il commerciante quei fondi rappresentano la sopravvivenza, il lavoro, il sogno di continuare a esistere.

Gli ospiti di Focus Verona Economia del 12 dicembre: Devis Zenari, Elisa Segabinazzi e Mario Citron.

A questa crisi economica si affianca un’altra, più silenziosa ma altrettanto preoccupante: quella della disparità di genere. Come ci ricorda Elisa Segabinazzi, segretaria generale di FIRST Cisl Verona, solo il 21% dei quadri e dirigenti bancari a livello locale è donna. Un soffitto di cristallo che resiste nonostante i passi avanti, frutto di un retaggio culturale che penalizza il talento femminile e di un’organizzazione lavorativa che non riesce a supportare adeguatamente la conciliazione vita-lavoro.

Questi due fenomeni – la marginalizzazione delle PMI e la disparità di genere – sono più connessi di quanto si possa pensare. Entrambi sono sintomo di un sistema che si è allontanato dal suo mandato originario: sostenere la comunità. Le banche, nel loro cammino verso l’efficienza e la redditività, hanno perso di vista il loro ruolo di servizio. È necessario riportare al centro il dialogo con il territorio, puntando su relazioni personali e investimenti sostenibili.

Il futuro del credito italiano passa da due pilastri: innovazione e responsabilità. Innovazione significa dotare le piccole imprese degli strumenti per affrontare le sfide ESG e l’intelligenza artificiale, due fattori che stanno ridefinendo il mercato. Responsabilità significa riconoscere il valore sociale ed economico delle PMI e delle famiglie, rispondendo alle loro esigenze con politiche di credito su misura.

In gioco non c’è solo la sopravvivenza di un tessuto produttivo, ma anche l’identità stessa di un Paese. Le banche hanno il dovere di tornare a essere un motore di sviluppo per le comunità, e non un freno. Perché ogni piccolo imprenditore che chiude, ogni donna che rinuncia a una promozione, ogni sportello che scompare è una ferita non solo all’economia, ma all’idea stessa di Italia.

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