Export agroalimentare, nel 2023 registrato il record a 64 miliardi di euro

di admin
Il Made in Italy del settore vede impegnati nel Belpaese ben 4 milioni di lavoratori in 740mila aziende agricole, 15mila a Verona. «Ora ci proponiamo di arrivare a 100 miliardi nel 2030»
E’ record storico per l’export agroalimentare italiano che per l’intero 2023 raggiunge il valore massimo di sempre a 64 miliardi, con una crescita del 6% rispetto allo scorso anno. E’ quanto emerge dalla proiezione della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi undici mesi dell’anno scorso che evidenziano peraltro che cibo e bevande Made in Italy crescono in controtendenza rispetto all’andamento generale anche a novembre.
Più di un terzo dei prodotti agroalimentari italiani è destinato fuori dai confini comunitari anche se il principale mercato di destinazione resta l’Unione Europea, con Germania e Francia in primis.
«Si tratta di un record trainato da un’agricoltura nazionale che è leader in Europa in più di un settore – commenta Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona – Oltre ad essere il Paese più green e più orientato al bio, l’Italia vanta anche il maggior numero di specialità Dop/Igp/Stg. Basti pensare che secondo le rilevazioni di Ismea solo nella nostra regione il commercio di prodotti tutelati con un marchio (89 in tutto) vale quasi cinque miliardi di euro (+5,8% nel 2022 sul 2021) di cui circa un miliardo e mezzo solo a Verona”.
Il Belpaese è anche il primo produttore Ue di riso, grano duro e di molte verdure e ortaggi tipici della dieta mediterranea come pomodori, melanzane, carciofi, cicoria fresca, indivie, sedano e finocchi. E anche per quanto riguarda la frutta primeggia in molte produzioni importanti: dalle mele e pere fresche, dalle ciliegie alle uve da tavola, dai kiwi alle nocciole fino alle castagne.
Il Made in Italy dal campo alla tavola vede impegnati ben 4 milioni di lavoratori in 740mila aziende agricole (15mila a Verona, dati Camera di Commercio), 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio. Una rete diffusa lungo tutto il territorio che quotidianamente rifornisce i consumatori italiani ai quali i prodotti alimentari non sono mai mancati nonostante pandemia e guerra.
«Nel 2015, durante l’Expo di Milano– continua Vantini – avevamo auspicato il raggiungimento di un valore pari a 60 miliardi nel 2025. Ci eravamo concessi dieci anni per dimostrare al mondo le potenzialità del Made in Italy agroalimentare, senza naturalmente prevedere né pandemie, né rincari vertiginosi dei prezzi delle materie prime, né tanto meno guerre. Questo risultato conferma non solo tali potenzialità, ma soprattutto quanto ancora il comparto abbia da esprimere se solo le condizioni esterne fossero più favorevoli».
«Ora ci proponiamo di arrivare a 100 miliardi nel 2030. Sta a noi sostenere questo trend di crescita – conclude Vantini – ma potremo farlo solo con il concreto sostegno delle istituzioni che dovranno colmare i ritardi nell’adeguamento delle infrastrutture, dei collegamenti lungo lo stivale e verso i paesi esteri, della logistica e dell’internazionalizzazione delle imprese. Senza citare gli enormi danni causati al comparto a causa di un italian sounding sempre più diffuso che fa guadagnare al falso Made in Italy ben 120 miliardi di euro all’anno. Una quota di mercato di cui le imprese italiane devono assolutamente rientrare in possesso».

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