Gli orizzonti dell’intelligenza artificiale spiegati da Massimiliano Turazzini

di admin
L'imprenditore digitale sarà tra i relatori del convegno del 22 maggio presso la sede dell'Ordine degli Ingegneri di Verona, dedicato proprio a innovazione e tecnologia.
Si svolgerà il prossimo 22 maggio, nella sede dell’Ordine degli Ingegneri di Verona, il convegno "Verona digitale", organizzato da Verona Network. Sarà un’occasione per tornare a parlare di futuro, intelligenza artificiale, ma non solo.
Verranno infatti affrontati i temi legati alle nuove tecnologie che stanno permeando sempre più frequentemente la nostra quotidianità a tutti i livelli, in maniera trasversale. Tra i relatori dell’evento ci sarà anche l’imprenditore digitale Massimiliano Turazzini, che ai nostri microfoni ha rivelato qualche anticipazione.
Il 22 maggio sentiremo parlare di tecnologia, e in particolare il suo sarà un contributo sull’intelligenza artificiale. Ne sentiamo spesso parlare, ma vorrei capire da lei che definizione potremmo dare di questo strumento?
Questo forse è uno dei temi più più importanti e caldi del momento, capire perché l’intelligenza artificiale ci faccia così paura e soprattutto cosa possa diventare in futuro. Si parte un po’ da lontano, dalla fantascienza e da Alan Turing e dai primi macchinari "intelligenti". Si parla di intelligenza, ma dal mio punto di vista non si tratta di questo, ma di algoritmi, sistemi e meccanismi che generano degli output. Non stiamo parlando di esseri senzienti.
Quindi bisognerebbe chiamarla in un modo diverso?
Forse forse sì, forse no. Se la chiamassimo machine learning, che è una delle parti dell’intelligenza artificiale, probabilmente nella nostra testa sarebbe relegata a qualcosa di puramente tecnico e informatico. Il vantaggio è che probabilmente avremmo meno paura di essere uccisi da questa cosa, lo svantaggio è che verrebbe sottovalutata. 
Vorrei parlare dello strumento di cui abbiamo sentito parlare più spesso nell’ultimo periodo: Chat GPT. Uno strumento all’apparenza rivoluzionario, ma a cui dobbiamo fare attenzione a porre le domande giuste…
È un problema di interfaccia, dal mio punto di vista. Noi possiamo parlare con Chat GPT e porre domande, ma il modo in cui noi le poniamo determina il modo con cui l’open AI ci risponderà. Non abbiamo davanti a noi un essere umano in grado di capire le nostre intenzioni e ci riesce a interpretare. La domanda che io vado a porre, ovvero il prompt, deve essere formulata in modo chiaro per un software. Sta infatti nascendo la figura del promtp engineer, che mira a facilitare l’interazione tra utente e macchina.
Chat GPT, nonostante la popolarità, ha avuto un piccolo problema in Italia, tant’è che per un breve periodo è stato oscurato…
Non faccio e non voglio far politica, però il Garante della privacy ha semplicemente verificato che c’erano una serie di mancanze rispetto a quello che è il GDPR che abbiamo in Europa e ha aperto un’istruttoria nei confronti di Chat GPT. È un atto "normale" e dovuto, dopotutto è il suo lavoro. D’altra parte è stato interessantissimo vedere come ha risposto l’azienda, che già dopo due ore ha chiuso i suoi sistemi all’Italia. Nei vari forum online quella sera circolavano messaggi molto arrabbiati, che gridavano alla censura, quando in realtà è stata una scelta unicamente di Open AI, che ha scelto di sospendere il servizio finché non fosse tutto in regola, e ora infatti abbiamo una serie di possibilità in più, come la scelta di lasciare o no i nostri dati al software.

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