In fondo, è solo una questione di bolle

di admin
Con il Decreto legge lampo del 16 febbraio, il Governo Meloni ha dato una bella stangata al Superbonus, bloccando di fatto il meccanismo di cessione dei crediti dall’oggi al domani. «Abbiamo ereditato una bolla» ha dichiarato la Premier. Ma lo si scopre solo oggi?

L’Italia è un Paese meraviglioso. E non solo per le sue bellezze storiche, architettoniche, paesaggistiche, ma anche per la “creatività” dei suoi cittadini e della sua classe politica. Nel luglio del 2020 entrava in vigore, come tutti sappiamo, lo strumento del Superbonus edilizio 110%, una manovra voluta dall’allora Governo Conte per dare nuovo impulso all’edilizia in un momento di forte crisi dovuta alla pandemia.
Fin dai primi mesi di avvio del Superbonus si è creata un’incredibile confusione per effetto di regole non chiare, di passi indietro, di modifiche che hanno pesato quasi sempre sulle aziende e sui progettisti coinvolti nei piani di ristrutturazione. Dall’altra parte, c’è stato un assalto agli uffici tecnici comunali, agli studi professionali, alle associazioni di categoria da parte dei cittadini, proprietari di casa, per approfittare di questa occasione irripetibile.
Bene. Ma chi ha proposto il Superbonus, sapeva quel che stava facendo? Chi si è trovato a regolamentarlo in itinere ha tenuto conto delle dimensioni abnormi che poteva raggiungere? Davvero tutto questo quadro, con un super debito pubblico, non era prevedibile?
La Premier Meloni ha dichiarato, dopo lo stop alla cessione del credito e allo sconto in fattura, che il Superbonus 110% è costato ad ogni italiano 2000 euro: non lo si poteva calcolare e limitare prima questo costo? «Col Super Bonus abbiamo ereditato una bolla» ha aggiunto ancora la Presidente del Consiglio: perché non lo ha ricordato in campagna elettorale?
Se siamo arrivati a un punto di non ritorno, che avrà sicuramente conseguenze molto negative sul sistema occupazionale e sulle aziende edili, ma anche sulle famiglie coinvolte, è perché non si è regolamentato correttamente, e perché non si è controllato altrettanto attentamente sul sistema. Scenario tipico italiano.
Invece di creare piani di crescita industriale ed economica, da decenni il nostro sistema politico parlamentare crea terreni per la nascita di bolle speculative. Ne siamo tutti consapevoli, ma si vede che, in fondo, va bene così.

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