Bonus edilizia, stop a sconto in fattura e cessione crediti

di admin
Confartigianato Verona: «A rischio occupazione e investimenti nelle costruzioni. La notizia ci lascia increduli. Senza soluzioni alternative, a rischio i bilanci di imprese e cittadini».

«Speravamo in una soluzione che risolvesse il problema dei crediti incagliati, invece, non solo non si prospetta alcuna risposta al problema, ma il Governo blocca, tranne in limitati casi, la possibilità di continuare ad applicare lo sconto in fattura o a cedere i crediti». Così il Presidente di Confartigianato Imprese Verona, Roberto Iraci Sareri, commenta il decreto legge sulla cessione dei crediti approvato oggi dal Governo.

«Secondo Confartigianato – continua Iraci Sareri – il blocco previsto nel decreto legge coinvolge le tante imprese che, sulla base delle norme sinora vigenti, hanno effettuato investimenti ed assunzioni nella prospettiva, di primi accordi con i committenti, di poter continuare ad operare garantendo lo sconto in fattura. Con buona pace degli obiettivi green che la misura avrebbe aiutato a raggiungere».

«Anche il blocco della possibilità di acquisto dei crediti da parte degli enti pubblici rappresenta un altro incomprensibile ostacolo. Apprezzabile, invece l’intervento per limitare la responsabilità in solido dei cessionari anche se non risolutiva e fuori tempo massimo».

La notizia, trapelata nella serata di giovedì 16 febbraio, ha lasciato increduli i vertici di Confartigianato, consapevoli che ciò vorrebbe dire creare ulteriori situazioni di crisi finanziaria per le imprese e un problema di carattere “sociale” per quei committenti che hanno basato la fattibilità dei lavori sulla possibile cessione del credito. 

«Ci ritroveremo con il problema irrisolto dei crediti incagliati – aggiunge il Presidente di Confartigianato Verona – a cui aggiungere una ingestibilità dei cantieri in corso. In questi ultimi giorni, abbiamo compreso come il possibile sblocco dei crediti fiscali incagliati dipenda anche dalla loro classificazione nel bilancio dello Stato, non tanto, dunque, dalla necessità di evitare le frodi. Infatti, in attesa che, ormai a giorni, si pronunci anche l’Istat su questa partita, intanto Mef ed Eurostat ci fanno capire come una nuova stagione come quella trascorsa, con aliquote altissime di detrazioni e compravendita libera dei crediti fiscali nascenti, è impensabile, perché con ogni probabilità si tradurrebbe in un aumento di debito pubblico».

«Di questo non possiamo che prendere atto. Ma è anche vero che per raggiungere gli obiettivi di transizione ecologica, non si potrà prescindere da percentuali di detrazione ‘accattivanti’, almeno per gli interventi energetici e antisismici, per i quali concedere le cessioni a terzi. Non dimentichiamoci che la vera chiave di volta per la realizzazione di migliaia di interventi, tra il 2021 ed il 2022, è stata proprio la possibilità di cessione del credito fiscale». 

I numeri del 110% in Veneto sono tangibili. Basti pensare che solo negli ultimi tre mesi (novembre, dicembre e gennaio), il numero delle asseverazioni ha proseguito la sua crescita: + 6.396 pari ad investimenti per 1 miliardo di euro.

«Purtroppo – conclude il Presidente Iraci Sareri –, il rovescio della medaglia è la difficoltà sempre più accentuata da parte delle imprese di cedere i crediti acquisiti. Da una riparametrizzazione delle ultime stime nazionali, in Veneto potrebbero esserci 1 miliardo e 400 milioni di euro incagliati rimasti ‘in pancia’ a migliaia di imprese che rischiano seriamente di chiudere per mancanza di liquidità».

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