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Commercio tra sanzioni e controsanzioni, il punto di Unioncamere Veneto

di admin
Unioncamere del Veneto e gli impatti della guerra in Ucraina: chi fa commercio deve infilarsi nel tunnel tra sanzioni e controsanzioni. Il 14 luglio focus sui Balcani.

L’impatto del conflitto in Ucraina è principalmente di natura geopolitica e di controllo territoriale, ma dalla geopolitica inevitabilmente è sfociato nelle relazioni commerciali tra paesi e nella contrattualistica, in uno scenario di mercato che, per le imprese, è diventato estremamente complesso.
È questo il quadro emerso ieri dalla seconda giornata di approfondimento del ciclo “Risposte all’impatto conseguente al conflitto in corso tra Russia e Ucraina”, organizzato da Unioncamere del Veneto e Venice Promex con ASCE – Scuola di Competizione Economica Internazionale e ospitato nella sede di Confindustria Venezia, per offrire nuove prospettive alle imprese venete e ri-orientarle verso nuovi mercati e nuovi interlocutori commerciali, grazie alla capacità di analisi degli scenari e la guida di esperti.
«Anche se non molto conosciuta, l’area del Mar Caspio è il corridoio a sud più strategicamente importante per collegare tutto il mondo asiatico con il Mar Nero, ma anche con il Mediterraneo" ha spiegato il prof. Arduino Paniccia di ASCE. “L’analisi evidenzia tutte le opportunità che quest’area, fino ad oggi poco conosciuta e valorizzata, offre alle nostre imprese. Un corridoio che riveste particolare importanza soprattutto per le questioni legate all’approvvigionamento energetico, ma anche per importanti progetti di connettività e di sviluppo delle infrastrutture».
I principali paesi coinvolti sono Turchia, Armenia, Azerbaigian e Georgia, strategici sul piano delle rotte commerciali, con un bisogno di interconnessioni nuove e di rafforzare la rete intermodale tra porti, ferrovie, strade. Una valida alternativa al passaggio a nord per connettere intere regioni che si affacciano su Mediterraneo, Europa e Mar Nero.
In uno scenario in cui è venuto meno un ordine regolatore internazionale, si sono create faglie geopolitiche vecchie e nuove che continuano a generare instabilità.
«La nostra visione, il nostro approccio al conflitto è carente perché è troppo occidentale, americano, europeo» ha sottolineato il Prof. Carlo Frappi, ricercatore di Ca’ Foscari e docente di Storia e Istituzioni dell’ASIA, presentando le peculiarità dell’area e le opportunità che in essa possono presentarsi per le imprese venete. «Abbiamo la responsabilità di non essere riusciti a coinvolgere la Russia in un sistema pan-europeo, di non essere riusciti a trovare un modus vivendi con Mosca sulla base del quale affrontare ciò che c’è attorno – ha puntato il dito Frappi – mancando di una visione strategica».
Cosa invece avvenuta in Turchia, partner importante per l’Italia sia sul piano economico che politico, dove recentemente si è scoperto il secondo più grande giacimento di terre rare: quasi 700 milioni di tonnellate di riserve, entità seconda al mondo dopo la Cina con 800 milioni di tonnellate. Un fatto che potrebbe aiutare la Turchia, riuscita grazie alla visione strategica a occupare spazi vuoti nella mediazione sul conflitto, a superare le debolezze della propria economia e a giocare un ruolo ancora maggiore nello scacchiere geopolitico euroasiatico.
Il Prorettore e Ordinario di Diritto Internazionale di Ca’ Foscari Prof. Fabrizio Marrella ha affrontato invece le criticità della contrattualistica internazionale per operare in queste aree di particolare complessità. «Chi fa commercio deve infilarsi nel tunnel tra sanzioni e controsanzioni, tenendo conto che le sanzioni russe vengono applicate quando il camion arriva in Russia, mentre le sanzioni europee colpiscono le aziende e le merci che entrano in UE. Per le imprese diventa un gioco difficile, perché stiamo usando un meccanismo sanzionatorio internazionale recepito dall’Unione Europea che va a colpire proprio le imprese dell’UE».
Le aziende di piccole e medie dimensioni si trovano ad affrontare temi vasti «e il supporto alle imprese è essenziale per decidere se portare a termine transazioni commerciali in un contesto così complesso» ha spiegato la responsabile Analisi Paesi e Settori di SACE Valentina Cariani, mentre la responsabile Triveneto est Lorenza Chiampo ha ricordato che SACE è a fianco delle imprese con prodotti utili a eliminare gli eventi esogeni e dare continuità del business.
«Le tematiche di rischio-paese sono tornate ad essere preponderanti nelle analisi di sostenibilità, determinando disinvestimenti in paesi in cui la percezione del rischio diventa importante. La crisi globale che si è affacciata per effetto del conflitto determinerà un aumento di tensioni sociali e violenza politica attraverso vari canali, principalmente per la questione del costo delle materie prime. Gli effetti sono visibili sugli scambi commerciali e portano discontinuità sugli approvvigionamenti. Questo sta portando alla ribalta paesi che possono essere alternativi al petrolio e gas russo come l’Azerbaigian».
«Fare previsioni è difficile. E anche pericoloso» ha commentato Paniccia nelle conclusioni della giornata. «Il passaggio dell’Isola dei Serpenti dai Russi agli Ucraini è uno dei punti di svolta della guerra. Ora possiamo aspettarci che il finale di questa prima fase, la tregua, avvenga prima del ‘generale inverno’, auspicando che la mediazione turca e italiana funzionino e arrivi il cessate il fuoco. Se invece si decide l’attacco a Odessa, l’offensiva proseguirà e la guerra diventerà internazionale».
L’ultimo appuntamento prima della pausa estiva con gli incontri dedicati alle aree e ai Paesi alternativi per il sistema economico veneto si terrà il 14 luglio con un focus sull’area del Sud Est Europa – Balcani. «Il problema Balcani – spiega Paniccia – è che sono stati l’origine del primo evento di conflitto nell’area europea. Un conflitto durato 10 anni, un tempo lunghissimo, che poi si è attutito e stabilizzato. Il segnale era stato molto forte e ma non l’avevamo colto. Il problema della frattura tra est e ovest, tra Europa e federazione russa, tra assetto democratico e autocratico era rimasto. E si è ripresentato a nord di quest’area 30 anni dopo».
Alla giornata di approfondimento interverranno il Prof. Giuseppe Razza, Presidente Associazione Sustainable Financing Trieste, che parlerà di architettura finanziaria internazionale, riposizionamento, sviluppo green e blue economy nell’asse adriatico e il giornalista del TGR Rai FVG Walter Skerk che affronterà la nuova premiership della Slovenia, espressione del ruolo fondamentale della transizione energetica, green e nucleare nel cuore dell’Europa. L’Ing. Alessandro Santi, Presidente Federagenti, approfondirà la logistica dei settori alimentari, acciaio, energia nei corridoi Adriatico, dei Balcani e del Mediterraneo, il Prof. Laris Gaiser dell’Università della Georgia (USA) e Accademia diplomatica di Vienna parlerà di strategie di near-shoring e reshoring nell’area balcanica in conseguenza del conflitto in Ucraina, mentre SACE affronterà rischi e opportunità in Est Europa e Balcani.
Gli incontri – gratuiti e in presenza – organizzati da Unioncamere del Veneto Venicepromex con ASCE Scuola di Competizione Economica Internazionale, sono destinati a imprese e intermediari. Sono dedicati all’inquadramento macroeconomico/geopolitico e all’analisi di opportunità di aree e Paesi identificati come nuovi sbocchi commerciali realmente praticabili per gli imprenditori veneti.
Info e registrazioni: https://bit.ly/3HF0fuG.

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