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Lettera a Zaia: Cisl Veneto e Forum chiedono contributi per chi accoglie ucraini

di admin
Sostenere le famiglie venete che, con solidarietà, stanno accogliendo nelle proprie case ucraini in fuga. È quanto proposto al presidente del Veneto da 6 associazioni del territorio: l'appello è sostenuto da Cisl Veneto e Forum Terzo settore Veneto.

A oggi sono ben 10mila, di cui circa 4mila minori, le persone che hanno trovato ospitalità e accoglienza nella nostra regione. «Sappiamo che a dare un tetto e il necessario per vivere a queste persone sono stati soprattutto i privati cittadini – si evidenzia in sintesi nella lettera inviata al governatore del Veneto –: famigliari e conoscenti immigrati, in gran parte colf e badanti, e a volte i loro datori di lavoro, oppure volontari che hanno messo a disposizione un alloggio. Sono cittadini che non hanno ricevuto alcun contributo a minima copertura dei costi sostenuti, se non per la gratitudine di chi è stato ospitato».
Le associazioni, Cisl Veneto e Forum, hanno proposto che una parte dei fondi raccolti dalla sottoscrizione attivata dalla Regione del Veneto, che oggi prevedono contributi destinati ai profughi, possa essere destinata anche a contributo economico per chi si è fatto carico di ogni spesa di ospitalità.
«Dare un supporto alle famiglie e ai cittadini, ucraini e italiani, che finora hanno sostenuto da soli i costi dell’accoglienza – dice Marina Sorina, presidente di Malve di Ucraina a nome di tutte le associazioni ucraine del Veneto – ,oltre che un giusto riconoscimento per quanto con generosità hanno fatto, è anche un modo per favorire questa forma di ospitalità, espressione di vera e concreta solidarietà umana verso le singole persone profughe e verso un popolo».
«La guerra in Ucraina ha fatto nascere un forte sentimento di solidarietà verso questo popolo vittima di un’aggressione criminale da parte della Russia – sottolinea da parte sua Gianfranco Refosco, segretario generale di Cisl Veneto – come è nella cultura veneta: molte persone e molte famiglie si sono attivate concretamente, aprendo le proprie case all’accoglienza di chi è fuggito dalla guerra. È però necessario che questa ospitalità venga promossa e sostenuta, anche contribuendo alle spese che sono state generosamente sostenute».
«Quest’accoglienza spontanea e “diffusa” è una grande opportunità, anche dal punto di vista di un modello che spesso ha visto negli anni scorsi mobilitarsi le persone, i cittadini, le comunità, e poi essere frustrato dalla macchina burocratica, che preferisce gestire questi fenomeni senza la partecipazione attiva dei cittadini ma attraverso strumenti, di fatto, di controllo», aggiunge Marco Ferrero, portavoce del Forum Terzo settore Veneto.
Infine, ha ricordato com’era stata l’accoglienza degli albanesi negli anni ’90, anche quella spontanea che si è conclusa con le persone rinchiuse nello stadio di Bari; oppure come negli ultimi anni l’accoglienza sia stata isolata ai margini delle città, emarginando le persone e non favorendo i meccanismi di integrazione.

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