Michele Giangrande su Cattolica: «Abbiamo perso tutti»

di admin
Il commercialista Michele Giangrande ricorda il suo tentativo, assieme ad alcuni soci, nel cercare un'alternativa per il futuro di Cattolica Assicurazioni. Ora prende atto di una situazione in cui il destino è già segnato, convinto che a perdere non siano solo i soci malcontenti, ma molti di più. Città di Verona compresa.

In occasione della Settimana Veronese della Finanza, si discute sulla fusione di Cattolica Assicurazioni con Generali. In tempi non sospetti, il commercialista Michele Giangrande si era accorto che c’era qualcosa che non andava nella Governance di Cattolica Assicurazioni e tentò di fornire un’alternativa che purtroppo non è stata adeguatamente supportata per continuare a rendere indipendente la società. Martedì 26 aprile ci sarà l’ultima assemblea prima della fusione con Generali.
Un po’ forse nell’indifferenza generale si è arrivati a un punto in cui Cattolica probabilmente sparirà nell’indifferenza di una città che non ha saputo riconoscere il valore storico e relazionale di questa compagnia.
Vorrei richiamare l’attenzione di tutti sulle responsabilità di alcune persone che, con il loro comportamento, ci hanno portato a una situazione come questa. Mi appello alla relazione della Consob che è stata depositata alla procura della Repubblica di Verona nel luglio del 2020. In particolare modo vanno presi in esame tre aspetti: la scarsa funzionalità dell’organo amministrativo, le condotte tenute dall’allora presidente Bedoni e l’inerzia del suo consiglio di amministrazione. Essendo una relazione tecnica, ci terrei sostanzialmente a leggere testualmente quali sono i rilievi con riferimento alla scarsa funzionalità dell’organo amministrativo.
Il sottoscritto e quel gruppo di soci che faceva riferimento a me, ha ripetutamente cercato nelle sedi opportune di creare un dialogo con la loro governance della società.  Abbiamo perso tutti un’opportunità. Faccio particolarmente riferimento ad alcuni investimenti che per natura non si sono dimostrati strategici, né economici, né finanziariamente utili. Investimento che, con il matrimonio incestuoso con la Banca Popolare di Vicenza, ha dato vita a delle compagnie assicurative che hanno portato a tre diverse decine di milioni di euro e spesato, come perdita, il conto economico.
L’intera comunità non ha creduto a un messaggio che già dal 2014 veniva portata all’attenzione dei soci. E questo nell’indifferenza generale, ma non solo da parte dei soci ma anche da parte delle istituzioni che avrebbero dovuto vigilare con maggiore attenzione sull’operato di una realtà economica, finanziaria, assicurativa che non era soltanto del territorio veronese, ma dell’intera comunità, quantomeno nazionale.
CLICCA SULL’IMMAGINE PER GUARDARE L’INTERVISTA E questo secondo lei perché non è stato fatto?
Questo non lo dovete chiedere a me. Noi abbiamo anche provato in tutti i modi a sensibilizzare le associazioni di categoria a vario genere e le varie istituzioni cittadine. Evidentemente c’è e c’era un disinteresse totale nei confronti di queste due grosse realtà che pian piano sono sparite dal nostro territorio. Non faccio più riferimento solo a Cattolica Assicurazioni ma anche ad altre realtà che oggi hanno un peso decisamente minore, inferiore rispetto a soltanto dieci anni fa.
Io credo che sia un sistema che debba essere completamente sostituito. Privilegiamo le competenze, la meritocrazia e il merito piuttosto che altri valori che si sono dimostrati dei valori.
Per quanto riguarda Generali è stata dipinta insomma da più parti, sia a livello politico e istituzionale, come un’operazione del secolo a favore di Cattolica. Insomma un avvicinamento a una compagnia chiaramente di livello assoluto. In realtà l’affare l’ha fatto Generali e basta?
Io credo che Generali è una multinazionale, è la prima società assicurativa in Italia ed è un player importante, quantomeno a livello europeo. Generali ha colto un’opportunità. Non mi sento di biasimare l’operato di Generali. Nel mercato quando le opportunità ci sono si colgono. Io credo che il mandato che l’assemblea ha dato a suo tempo.
Il presidente Bedoni il 16 settembre del 2020 dichiarava sull’Avvenire che il sistema cooperativistico era un sistema non scalabile. Dopo quattro mesi ha ritenuto che di cedere la compagnia a Generali. oggi dobbiamo necessariamente prendere atto che le delibere dei i soci prima della trasformazione, poi dell’aumento di capitale, successivamente a cose avvenute dell’Opa, hanno portato che di fatto vuol dire che è Cattolica ad uscire, ad uscire dal perimetro della nostra comunità. Un dato di fatto di cui dobbiamo prenderne atto.
In conclusione, che futuro allora prevede per Cattolica? Sparirà oppure no? Le agenzie sopperiranno o verranno inglobate da Generali? Si possono fare previsioni di questo tipo oppure è ancora prematuro? Martedì 26 aprile ci sarà l’ultima assemblea prima della fusione con Generali, quindi poi quello che accadrà forse lo sapremo soltanto fra qualche settimana o fra qualche mese.
Credo di non essere la persona più adatta a rispondere a che questa domanda. Posso soltanto fare un auspicio cercando necessariamente di suggerire al consiglio di amministrazione e gli azionisti di Generali di preservare il più possibile quel patrimonio di relazioni importanti che Cattolica ha avuto e ha tuttora. In particolar modo mi riferisco alle diverse centinaia di dipendenti che dovrebbero essere tutelati al meglio nella rete aziendale. Spero che quel patrimonio estremamente importante e di relazioni che si sono create in oltre 200 anni di storia possa mantenere una propria autonomia e una propria indipendenza.
E’ comunque da elogiare il tentativo che fece lei assieme ai soci nel creare un’alternativa. Il fatto di non essere stato supportato adeguatamente nel tentativo che lei fece assieme ai soci di creare un’alternativa per Cattolica Assicurazioni le lascia un po’ di rammarico oppure ha la coscienza pulita, nel senso che ha fatto quello che ovviamente ha potuto fare?
La coscienza è pulita e rimarrà sempre tale. Sono molto sereno. Abbiamo fatto una giusta battagli assieme a tanti amici e soci oggi azionisti. I risultati non sono stati quelli che noi speravamo potessero essere. Non possiamo che prendere atto di questa nuova realtà. Vediamo che cosa succederà. È stata una bellissima esperienza. Ho conosciuto tante persone e questo mi ha fatto piacere. Mi auguro che nel tempo ci possano essere dei ritorni anche per i piccoli azionisti.

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