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Vino italiano in Russia: brusca battuta d’arresto, mercato in picchiata

di admin
L’Italia è il primo Paese fornitore di vino in Russia, con una quota di mercato del 30%. Tra i più apprezzati gli spumanti e i Dop veneti. A causa del conflitto le esportazioni sono congelate: troppe sanzioni e costi elevati. Ristoratori e albergatori della Federazione lanciano l'allarme.

L’Italia è il primo Paese fornitore di vino in Russia, con una quota di mercato di circa il 30%. In seconda posizione troviamo la Francia e, sul terzo gradino, la Spagna.
Il 2021 è stato un anno record per le esportazioni tricolore in Russia rintracciando un boom della domanda di spumanti a partire da Prosecco e Asti. Inoltre, secondo i dati elaborati da Coldiretti, tra le denominazioni più apprezzate ci sono anche i vini Dop veneti, toscani, siciliani, piemontesi.
Numeri positivi per i quali però, si profila una radicale discesa: la crisi dei mercati economici ha colpito anche il comparto del vino. In particolare, il conflitto in corso sta mettendo a rischio l’export delle bottiglie italiane verso i mercati russi.
L’allarme è stato lanciato dai Ristoratori e Albergatori della Federazione Russa in merito a problemi di approvvigionamento per ristoranti e caffè che non riescono a ricevere i prodotti necessari a causa delle sanzioni, oltre che per la svalutazione del rublo.
L’Italia ha esportato direttamente vino in Russia per un valore di 150 milioni di euro con un trend di aumento del 18% nel 2021 che ora rischia di essere frenato dalla guerra. Sanzioni e difficoltà nei pagamenti mettono a rischio anche gli ordini già effettuati.
Infatti, secondo gli operatori russi rintracciati da Coldiretti, alcune spedizioni sono state interrotte.
Difficoltà di rifornimento per la ristorazione russa che non si limitano al vino ma riguardano anche altri prodotti come la pasta con le esportazioni Made in Italy che hanno sfiorato il valore di 28 milioni di euro. In discesa anche le percentuali di export dell‘olio di oliva il cui mercato vale 32 milioni di euro mentre quello di caffè ha raggiunto 80 milioni di euro nel 2021.
Intanto, sull’agroalimentare italiano, continua a pesare l’embargo deciso da Putin con il decreto n. 778 del 7 agosto 2014 come risposta alla sanzioni occidentali per l’annessione della Crimea. Un blocco che è già costato alle esportazioni agroalimentari tricolori 1,5 miliardi negli ultimi 7 anni e mezzo.
Il Decreto tuttora in vigore colpisce una lista di prodotti a cui è vietato l’ingresso in Russia: frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia.
L’agroalimentare è il settore più duramente colpito dall’embargo che ha portato al completo azzeramento delle esportazioni in Russia dei prodotti Made in Italy presenti nella lista nera e non rispariamo le specialità nazionali dal Parmigiano Reggiano al San Daniele.
Questo ha aumentato in modo esponenziale i prodotti contraffatti con una falsa etichetta Made in Italy che stanno spopolando sul mercato della Federazione.

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