Coldiretti, Recchia: «Il no dell’UE salva una fetta di economia italiana, il vino non è cancerogeno»
di adminArriva da Strasburgo la notizia decisiva che salvaguarda il vino italiano. L’aula parlamentare ha approvato alcuni emendamenti che bloccando la proposta di etichetta di prodotti cancerogeni alle bottiglie così come avviene, ad esempio, per le sigarette. Un patrimonio, quello del vino, con quasi 10 mila anni di storia che oggi rappresenta un asset decisivo dell’economia veronese e veneta.
Per approfondire l’argomento, ai microfoni di Verona Economia, il direttore Matteo Scolari ha intervistato Chiara Recchia. È responsabile di Donne Impresa Coldiretti Verona e membro della Consulta Nazionale Vino di Coldiretti.
Oltre a coprire ruoli istituzionali lei è anche imprenditrice vinicola, un bel sospiro di sollievo vista la buona notizia dal Parlamento europeo.
Certamente, questa messa al voto in seno alla Commissione Straordinaria Europea ci aveva lasciati in sospeso su un filo sottile. L’intera filiera ha vissuto momenti di preoccupazione alla possibile applicazione di questa etichetta dannosa.
È importante distinguere l’abuso di alcolici dal normale consumo di vino, per altro uno degli elementi base della dieta mediterranea. L’etichetta avrebbe generato confusione tra questi due aspetti?
Noi promuoviamo il consumo consapevole che porta ad apprezzare il prodotto e la sua storia. Indicare il vino come alimento cancerogeno con tanto di etichettatura avrebbe annullato questa differenza perdendo di vista elementi centrali di consumo come qualità, quantità, la frequenza e il contesto, lo stato di salute del soggetto e tanti altri elementi non di secondaria importanza. Imprenditori e istituzioni sono i primi a sostenere una cultura del corretto consumo.
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Quali ripercussioni economiche avrebbe causato l’approvazione della mozione?
Il sistema vitivinicolo occupa una fetta importante nell’economia italiana e vale 12 miliardi di euro di fatturato. Di questi, 7,1 sono destinati all’export e si stima un indotto occupazionale di oltre 1 milione di persone. Inoltre, i dati hanno dimostrato come si tratti di una produzione in crescita non solo in termini economici ma anche qualitativi; questo rappresenta un arricchimento per il territorio.
Di conseguenza, vista l’ampiezza e l’influenza del comparto vino, il danno sarebbe stato inflitto anche ai settori che gravitano intorno come la ristorazione, l’intero agroalimentare, il settore occupazionale e agricolo. Tanti altri ancora.
Rimangono ancora aperte altre partite su cui l’Europa dovrà esprimersi, per esempio il fronte Prosek-Prosecco. Quali sono i possibili scenari futuri per il settore vitivinicolo?
Nonostante i due anni difficili che ci lasciamo alle spalle, possiamo attestare una buona tenuta di settore anche se, come tutti gli altri, ha battuto la fiacca con un rallentamento dovuto alle chiusure del canale Ho.Re.Ca. Da premiare la tenacia e l’inventiva degli imprenditori grazie ai quali è stato possibile avviare una concreta ripresa. Riaperture e numeri in aumento fanno ben sperare. Siamo fiduciosi soprattutto in relazione all’enoturismo dove il consumatore può vivere l’esperienza del vino.
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