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Settimana Veronese. Della Bella: «Buon momento per le PMI, ma quanto durerà?»

di admin
Il presidente di Apindustria Confimi Verona è intervenuto ieri sera alla 17^ Settimana Veronese della Finanza. Renato Della Bella conferma l'entusiasmo e la netta ripresa delle imprese, specie manifatturiere, ma sottolinea come alcune dinamiche possano essere transitorie e condizionate da speculazioni internazionali.

Presidente Della Bella, nel maggio del 2021 lei dichiarava testualmente: "l 2021 deve essere l’anno della ripresa della rinascita della nostra economia dopo la crisi pandemico". Lo è stato fino a questo momento?
Si, è inutile negarlo, anzi con una certa soddisfazione possiamo dire che il nostro tessuto ha reagito – come è capace di fare -immediatamente appena si sono create le opportunità e quindi essendo il nostro tessuto manifatturiero particolarmente concentrato sulla meccanica, in questo momento devo dire che non ci sono aziende che stanno soffrendo, o meglio stanno soffrendo per altri motivi. Per quelli legati alla carenza di materia prima, alla carenza di personale qualificato, e a un’incertezza su quello che può succedere.
Vengo proprio da un incontro che abbiamo avuto a livello sia regionale che nazionale a Roma ieri e ci si chiede quanto durerà e come evolverà la situazione, perché è esploso tutto in maniera anche imprevista, oltre le aspettative e quindi le aziende veramente sono cariche di ordini che non riescono ad evadere. Ma c’è un timore tra i piccoli e medi imprenditori, che io ritengo di poter rappresentare, che è proprio quello di capire l’evoluzione nei prossimi anni, cioè il timore che ci sia una bolla incredibilmente favorevole nel brevissimo, ma che rischia di sgonfiarsi altrettanto velocemente perché non si capiscono le logiche.
È vero che abbiamo un PIL che sta crescendo in maniera molto importante, è vero che la manifattura è già oltre i livelli del 2019, quindi c’è un momento di fortissima richiesta di qualunque componente meccanico. Ma la preoccupazione è che esaurita questa fase di approvvigionamento, di riassortimento o cambio dei moltissimi macchinari legati a tantissime forme di incentivi che in questo momento ci sono, non solo a livello italiano ma anche a livello europeo e mondiale, poi cosa succederà? Perché il rischio è di creare una “Tremonti bis” al cubo, perché mentre la Tremonti prima e anni fa ha regolato prevalentemente l’edilizia, questa fase sta riguardando quasi tutti i settori. Quindi euforia sì tanta, voglia di fare tantissima, preoccupazione legata alle incertezze.

Aumento dei costi delle materie prime ad esempio?
Non sono più incrementi. Quando vedi alcune voci che aumentano del 500 o 600 per cento non è più un incremento, è qualcos’altro che non ha nessuna logica di natura industriale, ha natura speculativa o di natura geopolitica. Perché quello che sta facendo la Cina sui mercati, di incetta di qualunque tipo di materiale, ha altre logiche rispetto a quello di approvvigionare le proprie aziende, ha una logica di creare pressione agli altri competitor mondiali, in primis l’Europa e gli Stati Uniti. La nostra preoccupazione di imprenditori, che ci informiamo e cerchiamo di guardare oltre, è che l’Europa stia veramente andando molto lentamente sulla lettura di queste dinamiche.
Quindi tutto apparentemente sta funzionando, noi faremo di tutto per continuare a performare, ma da soli non possiamo farcela e abbiamo bisogno di un contesto che progetti e che crei le condizioni di stabilità.
Una considerazione rapida sul PNRR invece?
Un’opportunità unica, irripetibile ma che porta con sé dei rischi molto grossi. Intanto bisogna che sia chiaro che la gran parte di questi soldi sono comunque dei debiti che devono essere investiti per generare profitti in grado di ripagare questi debiti nel più breve tempo possibile. Sembra che questi soldi siano regalati, è l’errore più grosso che possiamo fare a livello di sistema Paese. In secondo luogo, a livello diretto alle Pmi arriverà pochissimo. Invece arriverà a livello indiretto se saremo in grado di cogliere le nostre opportunità, ma per cogliere ripeto abbiamo bisogno di risolvere due criticità. La prima, il personale: noi siamo già full con quella che è la nostra capacità produttiva perché non abbiamo più personale in grado di farci crescere e quindi qui si apre tutto un discorso che riguarda il mondo scolastico e il mondo universitario, perché quando parlo di progettualità a medio lungo termine bisogna partire anche da questo. Due, dobbiamo veramente ricreare un rapporto di collaborazione tra politica, impresa e finanza in grado di rilanciare un paese che altrimenti, sì tantissime bellissime progettualità, ma rischia di perdere tante opportunità.
È il famoso fare rete, questa volta sul serio.
È il passaggio fondamentale, dicevamo prima che il PNRR è un’opportunità irripetibile a prescindere dal fatto che parte di quei soldi dovranno essere restituiti. Io questa sera sono contento perché non abbiamo parlato di pandemia, ed è bellissimo perché si è parlato invece di prospettive e di economia. Dovremmo sempre affrontare il futuro con questa logica di condivisione, dialogando e mettendo sul tavolo i problemi e cercare di insieme migliorare e progredire. Questa transizione non viene fatta dai singoli viene fatta da un sistema che ha chiari degli obiettivi, li gestisce e li governa.
Saremo in grado di farlo, di cogliere le opportunità del PNRR?
Io come piccolo e medio imprenditore sono consapevole di una criticità che abbiamo noi, che è quella cognitiva. Noi non siamo formati come imprenditori appieno per cogliere questa opportunità, ci stiamo arrivando spinti o trainati da un mercato che ci impone di, però non abbiamo una visione. Io quello che posso lamentare da parte del governo è che abbiamo visto dei titoli nel documento ufficiale dedicato al Piano nazionale di ripresa e resilienza che sono affascinanti. Però non c’è una declinazione, almeno fino a questo momento, sull’economia reale. Dobbiamo fare sistema per non perdere questa opportunità, è questo è l’unico rischio che dobbiamo assolutamente evitare di correre.

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