Fucina Culturale Machiavelli: «Vogliamo continuare con la realtà virtuale»

di admin
Il presidente e direttore artistico di Fucina Culturale Machiavelli, Stefano Soardo, racconta ai nostri microfoni la sua realtà, i progetti in cantiere e il percorso con la virtual reality che stanno affrontando.

Tre musicisti, una drammaturga, e un sogno in comune: fare della propria passione un lavoro. È il 20 luglio 2015 e nasce Fucina Culturale Machiavelli. A raccontarci questa realtà è il presidente e direttore artistico Stefano Soardo.
«Il nostro desiderio era lavorare a e su Verona facendo il proprio mestiere di artista. Le possibilità erano poche e l’idea di base era di lavorare il doppio, creando lavoro: creando lavoro per se stessi, secondo il principio keynesiano, si crea lavoro anche per gli altri. Nasce con uno spirito di cooperativa, quindi: eravamo tutti volenterosi di restare nella nostra città pur perseguendo un’attività artistica di qualità».

Il momento storico è stato difficile anche per la Fucina, che però non si è persa d’animo e ha mantenuto vivo il suo fremente spirito artistico: «Ci sono state delle coincidenze fortunate ma anche tanta inventiva. Già da sei mesi prima della pandemia stavamo lavorando a una produzione di contaminazione cinematografica e gaming, ovvero l’Edipo Re in virtual reality e a porte chiuse. Quindi in pandemia, attori, registi, scenografi e costumisti hanno comunque potuto lavorare, salvo i periodi di stretto lockdown. Quindi con qualche mese di ritardo ha debuttato quest’estate: lo spettacolo si svolge all’interno di un visore e quindi è compatibile con le misure più stringenti. La coincidenza che fa sorridere è che l’Edipo Re si apre proprio con una pandemia, in questo caso di peste. Il nostro obiettivo è di traghettare la barca Fucina fuori da questa tempesta, e per il momento ci siamo riusciti egregiamente. Dal punto di vista della prosa sono nate forme di spettacolo che utilizzano i mezzi da remoto, come Fucina Freaks, che permette di vedere gli spettacoli in streaming. Con l’orchestra ci siamo riarrangiati con i concerti in digitale. Questa del video non è una modalità sostenibile: a fronte di milioni di contenuti video gratuiti, realizzarne uno a pagamento è difficile e poco appetibile. Chi governa deve mettersi in testa che lo spettacolo dal vivo deve essere presente».
In cantiere l’idea di proseguire il percorso del digitale: «Vogliamo continuare con la realtà virtuale: il nostro Edipo Re non è ancora stato visto da molte persone, dato che è stato acquistato dall’Estate teatrale veronese che ci ha chiesto di non consentire troppe repliche prima del lancio. In ogni caso, tutti gli operatori che l’hanno visto hanno espresso grande entusiasmo: è stato distribuito a livello nazionale con discreto successo. Siamo in un terreno avanguardistico, quindi. Vogliamo proseguire quindi in questa direzione sia con la prosa, sia con l’orchestra. Stiamo aspettando la risposta di vari bandi, vogliamo riformulare l’attività dell’orchestra per renderla sostenibile anche in queste condizioni di pubblico contingentato, già un’impresa titanica prima e ora va rivista ancora maggiormente. Ma siamo testardi e non molliamo. Un altro sogno che si sta realizzando, che volevamo sin dagli albori della Fucina, è che diventasse un polo di attrazione non solo per i singoli artisti ma per tutte le compagnie del territorio. Con la pandemia questo progetto sta diventando realtà, anche grazie alla collaborazione con il Teatro Scientifico, con Bam!Bam! e Mitmacher: compagnie di qualità altissima che siamo contenti di poter valorizzare sul nostro territorio».
L’impegno è grande, ma la motivazione lo è ancora di più, come afferma Stefano Soardo: «È un grande impegno gestire questa macchina, ma se non lo seguissi nessuno mi chiamerebbe a fare il lavoro che amo, oltre al mio secondo impiego di insegnante. Devo continuare a spingere per portare avanti questo sistema. Quando vedo che ogni anno consegniamo in media un centinaio di certificazioni uniche, tra artisti e collaboratori e tre dipendenti, sono soddisfazioni. Creare lavoro sul territorio è una soddisfazione personale».

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