L’evasione fiscale vale la metà delle inefficienze, che lo Stato “scarica su cittadini ed imprese”.

di admin
Una provocazione, quella lanciata dall’Ufficio Studi di CGIA, Mestre, che poggia sulla dimensione economica, particolarmente significativa, di due fenomeni molto sentiti dall’opinione pubblica.

Sebbene entrambi non siano comparabili da un punto di vista strettamente statistico, possiamo comunque affermare, con buona approssimazione, che l’evasione fiscale e contributiva, presente nel nostro Paese – pari, secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, a circa 110 miliardi di euro all’anno – ammonta a poco più della metà degli sprechi, degli sperperi e delle inefficienze, causate dal cattiva gestione della nostra Pubblica Amministrazione (PA), che, la CGIA, stima in oltre 200 miliardi di euro all’anno. Pertanto, nel rapporto dare/avere, tra lo Stato e il contribuente italiano, a pagare il prezzo più elevato sarebbe quest’ultimo. Intendiamoci, fanno sapere dalla CGIA, nessuno può sostenere che l’evasione fiscale sia giustificabile, perché la nostra Pubblica Amministrazione presenta un livello di efficienza relativamente basso. Ci mancherebbe. Se tutti pagassero il dovuto, avremmo più risorse per far funzionare meglio la macchina pubblica, garantendo così un livello superiore di giustizia sociale e di civiltà. Ma è altrettanto vero che se avessimo una PA con un livello di produttività e tempi di risposta a cittadini/imprese in linea con la media europea, probabilmente avremmo anche meno evasione, perché chi non paga, sarebbe messo nelle condizioni di farlo. Coloro che frodano il fisco, pertanto, vanno perseguiti e condannati, senza se e senza ma, ovunque essi si nascondano; non va però dimenticato – e succede invece frequentemente nell’opinione pubblica – che la nostra macchina statale funziona mediamente poco e male e – come ha ricordato il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco (Considerazioni finali del Governatore , Relazione annuale, Roma,  29 maggio 2020) – costituisce uno dei principali ostacoli alla crescita economica del nostro Paese. Se, infatti, fossimo in grado, con un colpo di bacchetta magica, di eliminare una buona parte degli sprechi e degli sperperi, che si annida, all’interno della PA, probabilmente la spesa pubblica italiana costerebbe molto meno e, conseguentemente, il livello della pressione tributaria sarebbe più contenuto, avvantaggiando proprio coloro che le tasse le versano tutte, fino all’ultimo centesimo. Non solo. E’ opinione molto diffusa che la fedeltà fiscale di un Paese sia inversamente proporzionale anche al livello di tassazione, a cui sono sottoposti i propri contribuenti. Pertanto, con un carico fiscale più contenuto, anche a seguito di una spesa pubblica inferiore, probabilmente la dimensione dell’evasione sarebbe nettamente al di sotto dei 110 miliardi di euro stimati. L’efficienza della nostra spesa pubblica è un problema, che ci trasciniamo, da tempo immemorabile, e rischia di esserlo anche, nei prossimi 6 anni, quando saremo chiamati a investire molte risorse pubbliche. Dei 210 miliardi di euro messi a disposizione dall’Unione Europea, 145 serviranno per realizzare gli investimenti aggiuntivi che, – nel 2026 – garantiranno, secondo il Governo, 3 punti percentuali aggiuntivi di Pil. Ebbene, a fronte di questi 145 miliardi, il valore aggiunto del nostro Paese sarà, al termine dell’operazione, superiore di 55 miliardi di euro. Pertanto, la redditività degli interventi indicati nella bozza del “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” redatto lo scorso 12 gennaio, appare molto contenuta. Non solo. Come si è detto, pocanzi, nei prossimi sei anni l’Europa ci consentirà di investire complessivamente 210 miliardi di euro. Una cifra importante, che condizionerà il futuro del nostro Paese. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che, al netto degli interessi sul debito, la nostra spesa pubblica l’anno scorso è stata di poco inferiore a 900 miliardi di euro e, per oltre il 90 per cento, è di natura corrente (stipendi, pensioni, acquisti, funzionamento struttura, etc.).  E’ evidente che dovremo spendere le risorse, assegnateci con il Next Generation EU, con grandissima attenzione. Ma, a maggior ragione, lo dobbiamo fare ogni anno, quando siamo chiamati a spendere una cifra quattro volte superiore alle risorse europee che, invece, spenderemo in sei anni. Dalla CGIA tengono comunque a precisare che sarebbe scorretto generalizzare e non riconoscere, ad esempio, i livelli di eccellenza, che caratterizzano molti settori della nostra PA. Come, ad esempio, la sanità, (in particolar modo, nelle regioni centro-settentrionali), il settore delle telecomunicazioni, il livello di insegnamento e di professionalità, presenti in molte Università/enti di ricerca e la qualità del lavoro effettuato dalle forze dell’ordine. Detto ciò, l’Ufficio studi della CGIA ha raccolto i risultati di una serie di elaborazioni sulle inefficienze, gli sprechi e la cattiva gestione che a vario titolo caratterizzano la nostra Pubblica Amministrazione. In sintesi si evidenzia che: il costo annuo sostenuto dalle imprese per la gestione dei rapporti con la PA (burocrazia) è pari a 57 miliardi di euro (Fonte: The European House Ambrosetti); i debiti commerciali della PA nei confronti dei propri fornitori ammontano a 53 miliardi di euro (Fonte: Banca d’Italia); il deficit logistico-infrastrutturale penalizza il nostro sistema economico per un importo di 40 miliardi di euro all’anno (Fonte: Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti); se la giustizia civile italiana avesse gli stessi tempi di quella tedesca, il guadagno in termini di Pil sarebbe di 40 miliardi di euro all’anno (Fonte: CER-Eures); sono 24 i miliardi di euro di spesa pubblica in eccesso, che non ci consentono di abbassare la nostra pressione fiscale rispetto alla media UE (Fonte: Discussion paper 23 Commissione Europea); gli sprechi e la corruzione presenti nella sanità costano alla collettività 21,5 miliardi di euro ogni anno (Fonte: GIMBE); gli sprechi e le inefficienze presenti nel settore del trasporto pubblico locale ammontano a 12,5 miliardi di euro all’anno (Fonte: The European House Ambrosetti-Ferrovie dello Stato). Come abbiamo messo in luce più sopra, questi disservizi in capo alla nostra PA, sono tratti da fonti diverse, non si possono sommare, anche perché, in molti casi, le aree di influenza di queste analisi si sovrappongono. Tuttavia, queste avvertenze non pregiudicano la correttezza della riflessione espressa più sopra. In buona sostanza, possiamo affermare che l’ammontare dell’evasione fiscale sia molto inferiore agli effetti negativi generati dal cattivo funzionamento della nostra PA. Effetti che, in molte circostanze, si manifestano a seguito di una palese violazione delle norme di legge e dei regolamenti, compiuta da dirigenti e funzionari pubblici poco solerti.
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Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati estrapolati fonti varie.                                                                                                                                                                                                                                        (1) Secondo uno studio The European House Ambrosetti il sistema imprenditoriale italiano spende quasi 57,2 miliardi di euro per la gestione dei rapporti con la PA (adempimenti, permessi e tutte le altre pratiche burocratiche). (2) Stima dell’ammontare dei debiti commerciali della PA nel 2018; la Banca d’Italia ipotizza che circa la metà dei 53 miliardi di debiti commerciali sia imputabile ai ritardi dei pagamenti. (3) Stima dei costi che il sistema economico è costretto a subire a seguito del deficit infrastrutturale, presente in Italia.  (4) Stima di guadagno in termini di PIL se la giustizia civile italiana si allineasse sui tempi di quella tedesca; studio CER-Eures presentato il 17 ottobre 2017 al convegno Giustizia civile, imprese e territori (Confesercenti, Roma).  (5) Per ridurre la pressione fiscale ad un livello paragonabile a quello dei paesi dell’Area Euro, l’Italia dovrebbe comprimere la spesa pubblica dell’1,5% del PIL (di circa 24 mld di €). Si fa presente che il lavoro esprime l’opinione di due autori della Direzione Generale degli affari economici della Commissione Europea, ma non rappresenta necessariamente la posizione ufficiale della Commissione Europea.(6) Stima che indica sprechi, inefficienze e la cattiva gestione nella sanità, a partire da sovra-utilizzo (6,45 mld €), frode e abusi (4,73 mld €), acquisti a costi eccessivi (2,15 mld €), sotto-utilizzo (3,22 mld €), inefficienze amministrative (2,36 mld €) e inadeguato coordinamento dell’assistenza (2,58 mld €). (7) In uno studio redatto da The European House Ambrosetti e le Ferrovie dello Stato emerge che gli sprechi e le inefficienze, presenti nel settore del trasporto pubblico locale, ammontano a 12 miliardi di euro; lo studio ipotizza che il sistema delle città metropolitane italiane si allinei, in termini di efficienza, ai best case europei (frequenza, capillarità, qualità, velocità commerciale, ecc.); in questo senso si otterrebbero vantaggi per quasi 10 miliardi di euro in termini di tempo risparmiato/decongestionamento e di 2,5 miliardi per benefici ambientali.

Disponiamo, in quanto sopra, di uno studio dettagliatissimo, interessante e molto chiaramente parlante, a cura, appunto, di CGIA Mestre, che ringraziamo, per i dati e le considerazioni, in esso contenute. Studio, che va non solo letto, ma, al tempo, profondamente meditato, perché pone in luce gravi assunti, cui l’Italia deve assolutamente mettere mano, al più presto, per potere dominare – speriamo – almeno parte dell’enorme debito pubblico, che tormenta e paralizza un’economia, da lunghi decenni, incapace di darsi forza e vigore, a danno dei cittadini, in generale, nonostante che il Paese disponga, in fatto d’impresa, anche, forse, più di altri, di genio, di capacità produttiva e di volontà di creare valore aggiunto. Elementi, questi, cui dare grande spazio, per vincere i molti effetti della globalizzazione, per creare lavoro, per garantire chi già lo ha e per i giovani, benessere ed affidabilità, per porci all’altezza dei migliori Paesi dell’Unione Europea e avere più voce, nella stessa. Dobbiamo, con l’attuazione delle, da anni, suggeriteci e richiesteci riforme, creare un’economia forte e capace di alto progredire, nell’interesse italiano e dell’Unione Europea stessa.
Pierantonio Braggio

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