Cattolica Assicurazioni versus Banco BPM . Richieste milionarie perchè?
di adminL’operazione tra il Banco BPM e Cattolica Assicurazioni, in merio alla jv bancassicurativa che fu festeggiata, tempo fa, come una grande operazione finanziaria. Il comunicato di Cattolica che annunciava il perfezionamento dell’operazione, del valore di 853 mln e rotti euro, ribadiva: "con il closing di oggi inizia un percorso di crescita per la nostra compagnia…". Quindici anni di collaborazione reciproca che dovevano essere fonte di reddito e guadagni per tutti. Soldi subito per il Banco, che nel 2017 doveva ancora riprendersi del tutto dalla crisi, e soldi in futuro per la collaborazione assicurativa che prevedeva la vendita di polizze Cattolica da parte degli sportelli del Banco. I legami tra due istituti, Banco e Cattolica, storici (almeno quando il Banco aveva legami forti con Verona), avrebbero portato una forte espansione del mercato della compagine veronese. Questi gli antecedenti.
Ed invece…
Io non ho mai creduto nella bontà tecnica e finanziaria dell’operazione approvata all’unanimità dal CdA di Cattolica. Non ho informazioni privilegiate in merito ma penso che ci sia un legame tra questa operazione e tutto quello che è successo in Cattolica: per me questa operazione è stata una delle operazioni che i soci non hanno ben capito e che probabilmente ha contribuito a far scoppiare le diatribe interne in Cattolica. Dopo di allora infatti, e non strettamente legata a questa operazione, in Cattolica è iniziato, quello che per un socio cooperatore è stato definito , il finimondo. Ricordiamo alcuni fatti: la revoca delle deleghe all’Amministratore Alberto Minali; la nascita del gruppo detto "Del Buon Governo"; le verifiche da parte di varie autorità di controllo a seguito di segnalazioni diverse; l’intervento cruciale dell’IVASS che ha obbligato Cattolica a reperire soldi per un aumento di capitale che sistemasse i ratios patrimoniali. Poi le contestate assemblee: in primis la delega per l’aumento di capitale. Questa operazione, nata come operazione per M/A, ha finito per essere un atout nelle mani di Generali per ilruolo che ha assunto n Cattolica ed a prezzi che molti hanno definito da liquidazione. Ricordo, a spanne, che il patrimonio netto della Cattolica, da bilancio al 31/12/2019, era di oltre 2 mld di euro , ben oltre i 10euro per azione mentre in Borsa iltitolo si aggirava intorno ai 7 € per azione. Le azioni destinate a Generali Assicurazioni sono state consegnate a 5.5€, la metà. Generali non ha riconosciuto nel prezzo nulla di avviamento, niente per gli oltre 100 anni di storia, zero per un brand che nel mondo cattolico mondiale significa tantissimo. Nulla di ciò, solo il valore di bilancio degli asset reali. Intanto, il Banco che all’epoca era valutato alla Borsa Valori poco più di due miliardi, con l’operazione di bancassurance ceduta a Cattolcia portava a casa oltre 800mln. La banca metteva in saccoccia una cifra che era pari a circa il 40% del suo valore. Se Cattolica si fosse comprata (ovviamente necessitavano speciali autorizzazioni) il 24.9% del capitale ai valori di allora sarebbe stata il primo socio di Banco, e avrebbe avanzato qualcosina.. Se pensate che oggi il patto di consultazione tra i principali soci del Banco riunisce circa il5% del capitale si capisce che che avesse acquisito il 25% avrebbe potuto avere il controllo di fatto della banca. Ad aiutare l’analisi odierna forse aiuta ricordare che secondo molti, l’operazione Generali doveva sistemare il tutto. Si, qualche strascico con i soliti recalcitranti, ma niente di eclatante come la richiesta attuale del Banco. Basta cooperative in Borsa, avanti con la SPA, un’idea che a certe condizioni molti apprezzavano. Quindi nel copione ci stava che qualche sollecitazione e contrasto venisse da alcuni soci e che forse , a questi, venisse dato l’ appoggio della Curia Veronese. Molti a Verona non gradivano l’estinzione di quella che per molti veronesi,e non solo, era una cooperativa e che funzionava come cassaforte di famiglia. Altri invece la pensavano diversamente, e questi ultimi si sono espressi come maggioranza, dando ragione, per ora, al Cda. In coda a queste vicende, ma non ultime in ordine di importanza, le contestazioni formali davanti al giudice civile e a una indagine penale.
Ecco allora che , tornando alla contestazione fatta dal Banco a Cattolica, la lettura delle ragioni addotte dal Banco sembrano essere incentrate principalmente sul "dominio" di Generali Assicurazioni su Cattolica come diversi soci ritenevano. Molti soci contestatori in assemblea la pensavano così e credevano, inoltre, che ricorresse l’ipotesi dell’obbligo di una OPA in carico a Generali. Queste opinioni, mai condivise dalla societa di lungadige Cangrande , sono state smentite informalmente da Consob che, a quanto si legge sulla stampa, non avrebbe valutato necessaria, allo stato, questa eventualità. Il Banco , in sostanza, contesta il cambio di controllo della proprietà. In sintesi: da una cooperativa diffusa tra vari soci con voto capitario ad una società che agisce sotto l’influenza dominante di Generali. Ovviamente questo pensiero non è condiviso oggi ne da Cattolica ne da Generali.
Quella che sembrava ormai una partita chiusa con qualche piccolo strascico, ora è riaperta. Le società chiedono somme milionarie l’una all’altra. Lo spirito di unione che i veronesi avevano letto per anni nella convivenza tra il Banco Popolare e Cattolica, che si pensava continuasse anche con la nascita del Banco BPM, non c’è più. E quindi? Guerra finanziaria aperta , cui prodest, a chi sarà utile?
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