Valdegamberi risponde per le rime sui dati comunicati da Amia e i conti del Comune di Verona

di admin
Riportiamo integralmente un comunicato stampa del COnsigliere regionale Valdegamberi in attesa di poter ospitare l'eventuale replica degli interessati.

Valdegamberi" I dati da me forniti sul record negativo della differenziata e sui costi della raccolta dei rifiuti a Verona sono di fonte ufficiale Arpav. Chi non comunica in modo trasparente sono coloro che cercano di mettere la polvere sotto il tappeto"

Un vecchio professore mi diceva che ai dati possiamo far dire ciò che vogliamo, basta usare solo quello che ci servono.
Così avviene anche su Amia e sui conti dei rifiuti del comune di Verona. Se si raccontano mezze verità puoi far credere ciò che vuoi.
Ci sono dei dati oggettivi che, comunque, sono inconfutabili.
Primo il costo complessivo dei rifiuti per la municipalità di Verona.
Partiamo dai documenti.
Nel sito del comune di Verona è consultabile da tutti la delibera di settembre 2020  relativa alla TASSA SUI RIFIUTI (TARI) – APPROVAZIONE DELLE TARIFFE PER L’ANNO 2020 da cui emerge chiaramente che il costo totale del servizio è di ‪48.620.175‬,00 di cui ‪21.701.947‬,43 a carico delle utenze  domestiche 44,51% e
‪26.918.227‬,57 a carico delle utenze non domestiche 55,49%.
Quando si calcola il costo medio per abitante si intende il costo totale diviso il numero degli abitanti, non si distingue tra utenze domestiche e non domestiche. Così si fa  il conto per tutti.  Prendiamo come riferimento i costi rifiuti di Verona 2019, 48.620.175, e li dividiamo per 259.154 (numero abitanti). Troviamo così il costo pro capite, pari a 187,61 euro. Ancora superiore rispetto a quello riportato nella mia precedente nota, ovvero 174,00 euro per abitante relativo all’anno 2019.
Ma perché la tariffa di Verona, nonostante i costi per abitante siano molto elevati risulta essere tra le più basse? Dove sta il "miracolo"?
Il motivo sta tutto nel modo di fare la tarriffa. Le spese dei rifiuti vengono ripartite tra utenze domestiche e utenze non domestiche (ad esempio  uffici, negozi, etc). Per esempio a Verona il 55% del costo  é a carico delle utenze non domestiche che sono il 14% del totale delle utenze. Quest’ultime si trovano a dover pagare bollette molto salate, in molti casi anche per rifiuti nemmeno prodotti! A  Treviso, ad esempio, i costi sono riparti in modo diametralmente opposto di Verona: 65% alle utenze domestiche e 35 a quelle non domestiche.
Cosa vuol dire?
Che gli uffici, le attività commerciali e non commerciali della città pagano tariffe di gran lunga superiori anche a quanto loro dovuto.
Ma come? Hanno scritto che noi abbiamo le tariffe più basse?
Dire che le tariffe a Verona sono  più basse, così come ha affermato uno studio di Cittadinanza Attiva, non è vero. Si sono semplicemente sgravate alcune utenze, caricando tutto il peso su delle altre, che si trovano a dover pagare anche per quelle del gruppo sgravato.
Ecco perché il criterio più equo per misurare l’efficienza di una gestione rifiuti è quello da me indicato del costo pro capite.
Tutte le mie considerazione fatte nella precedente nota rimangono quindi confermate, augurandomi che si impari a raccontare le cose come stanno veramente ai cittadini, senza manipolare strumentalmente i dati a proprio piacimento.

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