INVESTIMENTI:puntare su cultura e infrastrutture e abbattere la burocrazia.

di admin
Abbiamo una opportunità unica da quando siamo in area Euro. Poter spendere soldi a tassi zero, o negativi, e rilanciare il Paese. Perchè sprecare questa occasione? Gli altri Paesi non ci faranno sconti ed il declino sarà inevitabile.

NON sono i soldi quelli che mancano! Mancano le idee e la cultura d’impresa. In uno Stato ove vige   la cultura assistenzialista  ed il premio di sussistenza , mentre le  eccellenze  che reggono  tutto il resto sono  snobbate. L’unico sbocco  prevedibile a queste politiche è la bancarotta sociale.  Con la pandemia, anche  certi guru della finanza e dell’economia, che sono stati al Governo del Paese e dell’Europa, si sono accorti che  è ora di cambiare impostazione di fondo,  che c’è debito e debito. Speriamo che  le idee del Governo siano  improntate alla vera crescita, non a quella drogata o a elargizioni elettorali. Si pensi alla solidarietà,  ma non scaricando  sugli altri (popoli o generazioni future)  la nostra inefficienza e  inettitudine di governo. Le riforme dovranno essere fatte  ma ora bisogna  intervenire  sulla legge per gli appalti  e leggi connesse. Da quando siamo  nell’area Euro   questa è una seconda opportunità che l’Italia ha. La prima  fu quando  entrò l’euro e  come italiani pensammo di  essere diventati ricchi comprando dalle economie in via di sviluppo  beni e servizi  sotto costo, ora, la seconda,  con i tassi  di interesse  azzerati e  l’enorme liquidità in cerca di remunerazione.  Dobbiamo quindi investire. Abbiamo i soldi per sostenere  un  po’ i consumi  e i redditi   più bassi, ma  se vogliamo dare una chance al Paese non dobbiamo ammazzare le piccole imprese che formano il tessuto  pregiato della nostra economia.  Le grandi imprese da noi,   o non ci sono, o sono mantenute dallo Stato causa l’incapacità di gestire i rapporti di lavoro. Il nerbo  portante sono i  distretti di imprese, diffusi in tutta Italia; da quello alimentare, a quello turistico passando per quello  meccanico e via dicendo. L’Italia, ed il Veneto, che nello specifico è una delle regioni  trainanti, non possono essere ammazzate dalla pandemia economica  che il Governo, in base a quanto finora dato, non  sa gestire. Occorrono investimenti di denari  in ricerca, nella scuola,  nelle infrastrutture. Occorre pagare chi lavora utilmente e non elargire soldi a pioggia a chichessia  o in Italia  rimarranno solo le macerie come se  fossero passati  i  barbari. Questo occorre fare con i soldi, ma ancor di più occorre che lo Stato centralista, tipico dei sistemi  dittatoriali, sblocchi le burocrazie e   deleghi le sue funzioni anche attraverso il  meccanismo della sussidiarietà. Occorre che  si avvii una profonda riforma federale  e   autonomistica,  in cui, chi è  bravo possa rimanere tale e produrre ricchezza, altrimenti  non ci saranno risorse per chi non può onestamente farcela. Occorre cambiare la mentalità e questo non costa nulla in  termini monetari, occorre invertire l’onere della prova in una economia di sviluppo: il cittadino che rischia ed investe è sostanzialmente corretto,  lo Stato deve credergli e autorizzarlo preventivamente,  e punire   chi tradisce  questa fiducia.  Quindi il primo investimento  da fare  che non costa è sburocratizzare, ridurre al minimo  i  passaggi  formali che impediscono lo sviluppo delle buone idee. Coraggio, diamo  responsabilità a chi fa e che lo Stato verifichi. Un esempio  per tutti di  buona idea mal gestita:  quella del 110% per le ristrutturazioni, bloccata da mille lacci e lacciuoli.

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