Si riducono drasticamente gli essenziali “insetti impollinatori”.

di admin
Per aiutare l’agricoltura e la biodiversità, promozione di “campi fioriti. Salvare api, farfalle ed altri insetti utili”

La rivista “Veneto Agricoltura” del 23.10.2020, segnala l’esigenza di provvedere, al più presto a ridare vita a “campi fioriti”, venuti meno, nel tempo, per dare spazio a colture produttive. Le quali non sarebbero cosa sbagliata, se non fosse che, togliendo spazio vitale alla maggior parte di insetti, che vivono di nettare, viene meno il numero degli stessi e, quindi, l’essenziale loro azione d’impollinazione. Come in economia, anche in agricoltura, tutto è collegato, e, a governare il mondo delle piante, è Madre Natura, alla quale nessuno può comandare. Comunque, possibili rimedi vi sono e, di questo, tratta, in modo chiaro ed esaustivo, l’articolo di Veneto Agricoltura, che proponiamo, di seguito, e che evidenzia i pericoli del venire meno della biodiversità e del come arginarli, specie in fatto di insetti impollinatori: ”Un solo esempio, la piattaforma intergovernativa su biodiversità e servizi ecosistemici (IPBES) calcola che oltre il 40% degli insetti impollinatori, principalmente api e farfalle, sia a rischio di estinzione a causa del degrado ambientale e della scomparsa del loro habitat più importante: il prato fiorito. Il progetto europeo LIFEBiodiversità PollinAction punta proprio ad aumentare le fioriture campestri e, dunque, la biodiversità vegetale. Allo scopo saranno convertiti 200mila metri quadrati di seminativi in prati fioriti, migliorati 2,6 milioni di metri quadri di praterie esistenti, realizzati corridoi ecologici, su 30 chilometri di strade, oltre a 3,5 km di siepi campestri. Si tratta di un progetto dotato di un budget di 3,2 milioni di euro, coordinato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia e che vede coinvolti ben dieci partner delle Regioni Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Aragona (Spagna). Obiettivo dei numerosi ricercatori ed esperti coinvolti, coordinati dalla botanica Gabriella Buffa, dell’Università veneziana, è quello di arginare il declino dei prati fioriti, attraverso una serie di studi ed azioni mirate. In questo quadro, il Centro Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta di Montecchio Precalcino (Vi) di Veneto Agricoltura e il Vivaio regionale del Friuli-Venezia Giulia produrranno complessivamente 385mila piantine, tra erbe ed arbusti, e 150 chilogrammi di sementi di fiori selvatici. Per inquadrare meglio il progetto “Biodiversità PollinAction” è necessario, però, fare un passo indietro, ricordando che la perdita di biodiversità a livello globale è una questione diventata, in pochi anni, così grave, che in tanti, oggi, stanno iniziando ad occuparsene seriamente. Dalle massime Istituzioni internazionali, come le Nazioni Unite e l’Unione Europea, ai Governi nazionali e le Autorità locali, i temi legati alla biodiversità stanno riempiendo sempre più le agende di lavoro. Una delle perdite di biodiversità più preoccupanti riguarda proprio gli insetti impollinatori, senza i quali il ciclo produttivo delle piante andrebbe in tilt, con conseguenze catastrofiche per l’agricoltura e l’intera umanità. Il declino degli impollinatori è influenzato da diversi fattori, quali l’aumento dei prodotti chimici, dei parassiti e delle malattie, tuttavia la ricerca è abbastanza concorde nell’indicare il degrado ambientale e la perdita di habitat naturali e semi-naturali come le principali minacce. Gli insetti in questi habitat trovano polline, nettare, siti di nidificazione e svernamento. Quindi è l’azione umana al momento il problema principale, ovvero il consumo di suolo, l’urbanizzazione e l’intensificazione dell’agricoltura. La perdita degli insetti produrrà a cascata la scomparsa delle piante selvatiche, con ripercussioni sul funzionamento degli ecosistemi naturali. Anche la produzione agricola ne risentirà, minacciando, così, la sicurezza alimentare per gli esseri umani e la fauna selvatica, nonché la stabilità economica. Le soluzioni proposte dal progetto Biodiversità PollinAction seguiranno un approccio innovativo, dato che è prevista la realizzazione di infrastrutture “verdi ispirate e sostenute dalla natura. Si tratta cioè di opere sostenibili e a vantaggio della resilienza dei territori coinvolti, tra cui sei Comuni, che hanno messo a disposizione aree, undici aziende agricole, diversi apicoltori in Spagna, sei aree ad agricoltura estensiva in Friuli-Venezia Giulia ed il Passante di Mestre. Le infrastrutture “verdi” – sottolinea al riguardo la professoressa Gabriella Buffa di Ca’ Foscari – rappresentano un approccio nuovo, soprattutto nel sud Europa, dove sono state prevalentemente messe in atto in territori, in cui, la pressione antropica è bassa e quindi pochi sono i potenziali beneficiari. PollinAction prevede l’implementazione di queste opere in un territorio molto complesso, dal punto di vista socio-economico, cioè aree rurali e urbane”. Considerazioni e misure importantissime, a salvaguardia del mondo “vegetale”, attraverso il rispetto, la tutela e l’incremento della presenza di insetti impollinatori, in assenza dei quali non potremmo più godere dei grandi doni, che ancora oggi ci offre Agricoltura. Salvare la biodiversità può essere apparso, sino ad oggi, solo come esagerata “compassione” o mania, in direzione della tutela della foscoliana “d’erbe famiglia e d’animali”, ma, oggi, dobbiamo ammettere, alla luce della sempre minore presenza di insetti impollinatori, anche a causa del troppo pesante impiego di agrofarmaci, che la “compassione” del passato era, non solo amore, considerato, talvolta, perfino, esagerato, per la Natura, ma , grande “lungimiranza”, perché, come sopra è chiaramente esposto,
continuare a porre limiti alla Natura, può significare morte dell’agricoltura – che è vita – della stabilità economica, e, quindi, dell’uomo. Non ci resta, come sopra egregiamente proposto, che provvedere in tempo.
Pierantonio Braggio

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