COLDIRETTI: LA MELA REGINA DELLA FRUTTICOLTURA VERONESE
di adminVerona, 29 aprile 2020 – Con circa 4600 ettari e una produzione di oltre 200mila tonnellate nel 2018, la coltivazio
ne di mele nella provincia veronese si classifica come prima coltura frutticola. E nonostante la cimice asiatica abbia ridotto a metà la quantità prodotta l’anno scorso, è ancora il frutto più consumato dalle famiglie costrette in casa durante l’emergenza sanitaria. Lo afferma Coldiretti che in base ad un’analisi di Assomela al primo aprile 2020 che rileva un calo sulle riserve nazionali scese a 556.714 tonnellate. “La tendenza è quella di preferire prodotti con una durata maggiore, facili da conservare ma anche ricchi di proprietà nutrizionali e con molteplici possibilità di utilizzo – evidenzia Franca Castellani, frutticoltrice e presidente del Consorzio Veronatura che gestisce i mercati a km zero di Campagna Amica e Coldiretti – tutte caratteristiche ben rappresentate dalle mele, che si prestano a essere mangiate fresche da sole, in insalata o macedonia, oppure cotte in composte o come componenti di torte o come elementi aromatizzanti e sgrassanti in arrosti e ricette al forno”.
Seconda regione in Italia dopo il Trentino Alto Adige, il Veneto e in particolare Verona produce un po’ tutte le varietà in commercio: dalle Golden alle Gala, dalle Red Delicious alle Fuji fino alle Granny Smith, con consumi in crescita fra il 18% e il 23% con un trend in aumento pure per i trasformati come i succhi. Il Veneto è terra di biodiversità con piante destinate all’estinzione ma recuperate dagli agricoltori come il “Pomo Decio” nel veronese e il “Pom Prussian” tipico del bellunese. Nelle Dolomiti con le “Renette” le “Ferro Cesio” si confeziona, secondo tradizione, la barretta energetica “Kodinzon” famosa per essere arrivata sulle vette himalayane grazie a famosi alpinisti che l’hanno apprezzata come corroborante negli sforzi fisici.
La mela è la primatista dei consumi di frutta nel Belpaese per una per una produzione totale che – sottolinea la Coldiretti – supera i 2 milioni di quintali che mette l’Italia sul podio europeo appena dietro alla Polonia e davanti alla Francia, grazie ai frutteti in Trentino Alto Adige che rappresenta circa la metà del raccolto italiano, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Campania, Lombardia e Friuli. Il biblico pomo è anche il frutto italiano più esportato nel mondo – sottolinea la Coldiretti – con oltre 900.000 tonnellate finite sulle tavole del mondo nel 2019 mentre quest’anno per la prima volta si è aperto il mercato della Thailandia in vista della vendemmia delle mele nella prossima estate.
Gli agricoltori che dall’inizio dell’emergenza sono stati impegnati a garantire le forniture alimentari alle famiglie italiani, stanno seguendo la formazione dei piccoli frutti sugli alberi che daranno origine al raccolto della stagione 2020 con le preoccupazioni principali legate all’andamento del meteo, reso sempre più instabile dai cambiamenti climatici, e alla disponibilità di manodopera per la raccolta. In Italia – stima la Coldiretti – mancano fra i 150mila e i 200mila lavoratori stagionali rispetto ai 370mila stranieri che ogni anno sono impiegati in agricoltura per la raccolta di frutta e verdura o per i lavori nei campi per effetto delle misure cautelative adottate a seguito dell’emergenza coronavirus da alcuni Paesi europei, dalla Polonia alla Bulgaria fino alla Romania, con i quali occorre peraltro trovare accordi per realizzare dei corridoi verdi privilegiati per i lavoratori agricoli. Con il blocco delle frontiere – precisa la Coldiretti – è a rischio più di ¼ del Made in Italy a tavola che viene raccolto nelle campagne da mani straniere.
Per combattere le difficoltà occupazionali, garantire le forniture alimentari e stabilizzare i prezzi e l’inflazione con lo svolgimento regolare delle campagne di raccolta in agricoltura la Coldiretti ha varato la banca dati “Jobincountry” autorizzata dal Ministero del Lavoro con le aziende agricole che assumono. Il progetto è stato avviato in autonomia – conclude la Coldiretti – in attesa che dal Governo e dal Parlamento arrivi una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che possa consentire da parte di studenti, cassaintegrati e pensionati lo svolgimento dei lavori nelle campagne.
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