Povero risparmio… Il frutto di sacrifici e privazioni, fortemente tassato…
di admin
Ci saranno pure stipendi o ricompense di entità stellare, che sicuramente, non fanno pensare alla necessità di “rendite”, ma, la maggiore parte del reddito da investimento, come risparmio, è dato da importi contenuti, frutto, sempre, di grande impegno, nella vita e, quindi, di sacrificio. Colpire chi ha di più, poi, potrebbe apparire giusto, ma, alla fine, ciò si riduce al risultato di impoverire chi ha – fallito concetto marxista – e al tempo, rendere più povero il povero. Noto e sempre valido è, infatti, il principio, per cui, stando con chi ne ha, qualcosa si riuscirà sempre ad avere… Tali considerazioni a parte, ma, sempre legate al come togliere, per ridistribuire o dare, passiamo alle due prime parole inziali: Povero risparmio. Povero, perché maltrattato, nonostante chiunque sappia, che senza di esso, non vi è prosperità. Se, infatti, se, sino a decenni, dopo la seconda guerra mondiale, i BTP erano “esenti da ogni imposta, presente e futura” – si leggeva sui certificati del Tesoro – oggi, si paga sugli interessi, derivanti oltre che da BTP, da BOT, CCT, CTZ e CCT, il 12,50%; su interessi da obbligazioni private, si paga il 26%; sui dividendi da azioni, si paga il 26%; su plusvalenze, ossia, guadagni fra il prezzo d’acquisto di azioni e il prezzo di vendita, delle stesse, si paga il 26%; su plusvalenze, derivanti da BTP , si paga il 12,50%; sul valore medio di borsa dei titoli, Bot o su azioni – prima della diffusione dell’informatica, i BTP erano in carta e si potevano custodire in casa – si paga lo 0,20% annuo, pari a 200 €, per esempio, su 100.000 € di BTP posseduti, e, su eventuali interessi – che da qualche anno ed oggi, non ve n’e neanche l’ombra – dovuti a giacenze in conto corrente o in libretto o in deposito, si paga il 26%. Un complesso pesante di detrazioni, che incide negativamente su quelle vituperate “rendite”, che non sono regalate, ma, quasi sempre, dicevamo, succo di intere vite di lavoro e di sacrifici. Se in Germania, notiamo bene, un 26% è cosa accettabile, esso lo è perché salari e stipendi sono, colà, più sostanziosi, che da noi, per cui, chi ha, in Italia, qualcosa in Bot o in azioni, non li ha per caso, ma, appunto, per tentare, di migliorare le proprie modeste entrate. Non possiamo dimenticare, quindi, l’imposizione fiscale sulla casa – quasi un delitto ad averla – che, oltre a gravare su chi, molto accortamente, ha lavorato una vita per provvedersela, ha frenato e frena l’edilizia ed il relativo grande indotto, con conseguente eliminazione di possibilità di occupazione. In tal modo, tuttavia, ci coglie, spesso, la voglia di spendere, con meno attenzione di un tempo, più che di risparmiare e di non vedere più celebrata l’annuale Festa del Risparmio, il quale, ricordiamolo, non è solo affare di chi ha di più, ma, piuttosto, di chi ha molto di meno, e che sente il bisogno di crearsi certezza, per il futuro. Vale ancora, però, la pena di suggerire, dunque, ai nostri giovani, il motto, che da piccoli, leggevamo, su una cartolina pubblicitaria: “Giovinezza previdente, vecchiaia sorridente!”? Povera, dimenticata Giornata del Risparmio, per la quale, nel 1965, l’allora Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni emise, nel 1965, il francobollo celebrativo, di cui sopra…!
Pierantonio Braggio
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