Kiwi. Grecia e cimice le minacce principali, alla produzione nostrana. Dalla Camera di Commercio, Verona.
di adminSecondo Elisa Macchi del Cso di Ferrara, “sicuramente non siamo di fronte ad una situazione di eccedenza di produzione, bisogna porre attenzione alla Grecia che denota un livello elevato di produzione come quello dello scorso anno e il periodo di commercializzazione dei Paesi dell’Emisfero meridionale è più limitato: per il Cile le spedizioni in Europa sono già terminate, mentre per la Nuova Zelanda, forte competitor del prodotto italiano, la fine della commercializzazione in Europa è prevista per metà novembre”. La produzione italiana commerciabile di kiwi, tra la varietà verde e la dinamica e sempre più apprezzata varietà gialla, sarà di 371.225 tonnellate in calo del 6% rispetto al 2018. A Verona la produzione stimata è di 22.379 tonnellate, anch’essa in calo del 6%. Il Cso registra un calo delle superfici coltivate di oltre il 10%, dovuto prevalentemente all’abbattimento delle piante colpite dalla moria. E’ stata inoltre segnalata la presenza di danni da grandine, qualche caso di batteriosi (Psa) e la presenza della cimice. E di cimice, si è parlato, nella seconda parte dell’incontro dedicata ai progressi nella lotta all’insetto: “Siamo in piena emergenza, per cui servono misure urgenti, come il riconoscimento dello stato di calamità in tutto il Veneto, che può garantire immediati sgravi fiscali e contributivi e la sospensione dei mutui”, ha spiegato il componente di Giunta della Camera di Commercio di Verona, Daniele Salvagno “Se già adesso ci sono imprenditori che faticano a vedere un futuro per le proprie aziende, il rischio è che le quote di mercato venete siano occupate da merci provenienti da Paesi in cui le regole relative alla lotta agli insetti sono meno restrittive. Per fermare l’invasione della cimici si attende il via libera del ministero dell’Ambiente che deve emanare le linee guida per l’impiego della vespa samurai, nemica naturale dell’insetto”. Secondo Massimiliano Pasini di Agrea, in attesa del controllo biologico con l’introduzione della vespa samurai e la sterilizzazione, tutte attività ancora a livello sperimentale, occorre intervenire con l’impiego delle reti e contemporaneamente il ricorso a cicli di trattamenti pre e post chiusura. Esperimenti in Emilia Romagna sui frutteti di pero hanno dimostrato che la chiusura degli impianti con le reti antigrandine già a fine maggio con due trattamenti prima della chiusura e due dopo ha un’efficacia del 93% rispetto alla coltura scoperta con una decina di trattamenti.
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