1° maggio 2018 e lavoro. Per creare occupazione e, quindi, ricchezza, servono unicamente volontà e fatti.

di admin
I nostri ottantuno anni ci permettono di ricordare come abbiamo lavorato non poco, anche avendo, dietro alle spalle, chi, tutto il giorno, ci controllava, con l’orologio alla mano. I conti si facevano a mente ed a mano – non trascurando l’esigenza di velocità e di precisione – su moduli, che richiedevano massima pressione nella scrittura,…

Poca pressione nello scrivere, era pure motivo di rimprovero. Per lunghi anni, la voce “straordinari” era da noi conosciuta, soprattutto perché tali straordinari non venivano riconosciuti, né era conveniente rifiutarsi di farli. Da una mattina all’altra, ti trovavi in un ufficio diverso, senza nemmeno conoscere di che cosa esso s’occupasse…, pur essendo esso fonte d’alta responsabilità, trattandosi sempre di denaro. Riassunto: unico riconoscimento evidente era sapere d’essere considerato un povero “m…”, solo perché mancava una forte raccomandazione… Il sindacato c’era, ma, dov’era…? Inoltre, che preparazione ci aveva dato la scuola? Non diciamo altro, ma, trascuriamo particolari, che, uniti a quanto sopra, consentirebbero di definire quell’ambiente come un luogo a lavoro forzato, dove la spersonalizzazione avveniva anche con studiatissimo linguaggio, apparentemente corretto, ma creatore di umiliazione su umiliazione e d’abbattimento morale, dalla vigilia del mattino sino a notte, mentre spontanea e massima era la volontà di piantare tale occupazione e di mandare alla malora tutta la sua organizzazione… Ma, bisognava ingoiare, nel timore di perdere tale lavoro, in un momento criticissimo di familglia… Altre esperienze non furono migliori… In particolare, ostentata l’attenzione, che veniva riservata solo ad alcuni privilegiati… 1° maggio 2018: data, che ci ricorda il male che fu, che raccomanda il rispetto della persona, che invita a creare lavoro, con tutte le misure di prevenzione-incidenti necessarie, e che impegna pure, in fine, anche a trovarsi, con pazienza, un’occupazione, sebbene difficile da abbordare, come fu per noi sessantadue anni orsono… Giovani: oggi, rispetto al passato, l’ambiente di lavoro è fortemente migliore, anzi, ha bisogno di Voi: nel giorno del Lavoro, quindi, un invito ad accettare qualsiasi proposta, la prima che capita, con impegno e volontà di collaborazione. Verranno da sé nuove opportunità… Le valuterete e le prenderete in considerazione… Intanto, un “posto” – accettando il primo, che capita – l’avrete e qualche pur piccola entrata Vi creerà autonomia… Sappiamo bene, comunque, che non è questa la soluzione migliore per un giovane, con le sue speranze e una lunga vita davanti a sé, ma, la lo stato delle cose non permette risultati migliori. Risultati, ossia, posti, che – pensandoci bene, nel giorno del 1° maggio – non possono essere creati che dalla politica, che altrettanto bene conosce quali sono le basi feconde dell’occupazione e della conseguente ricchezza, ma, che stenta a realizzarle, sebbene, ormai, l’economia globale, con la sua forza dirompente, renda tali basi assolutamente indispensabili. Inutile è celebrare il 1° maggio, senza pensare a creare o a dire che occorre occupazione. Si resterebbe, a fine giornata, solo con un nulla di concluso, solo parole, e molto lontani da quanto effettivamente la società urgentemente abbisogna. E non va dimenticato, che una misura può essere impopolare fin che si vuole, ma, se la stessa origina risultati positivi, e nel caso, più lavoro, va presa, perché anch’essa rientra nei doveri di democrazia. Nel giorno del lavoro, dunque, anziché parlare, promettere (sapendo che nulla verrà fatto) e non concludere, si dovrebbe assicurare: che una positiva riforma del lavoro, creatrice d’occupazione e rispettosa della persona, vedrà la luce – andiamo a “copiare” normative in fatto di lavoro, senza perdere tempo, in Germania, in Austria, in Olanda… – e che impresa e lavoro vedranno ridotte la pesante imposizione fiscale e la burocrazia…, rendendo, al tempo, sempre più stretto il rapporto scuola – università – impresa, per ottimizzare la preparazione professionale dei giovani e rendere loro più facile l’accesso all’occupazione. Misure positive dovrebbero riguardare anche il settore “casa” – non dimenticando l’importanza del suo impatto economico ed occupazionale – settore che, se è nelle tristi condizioni che conosciamo, lo è a causa del difficile complesso di lacci, che lo soffoca… Un complesso di misure, delle quali risentirebbero positivamente anche la crescita e il debito pubblico, mentre il Paese sarebbe, certamente, ascoltato di più in Europa. “1° maggio” deve significare creazione di occupazione e di ricchezza per i cittadini, riducendo, dato che parliamo di lavoro, sia il peso dei privilegi, ad ogni livello, sia la spesa pubblica ed i salari da 1000.-€ al mese. Solo così, si potrà parlare di democratica Festa del Lavoro.
Pierantonio Braggio

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