Mostra sulla “Divisione Acqui” a Cefalonia e Corfù (1943), a Bovolone, Verona.

di admin
Ventitré pannelli presentano storia, documenti e fotografie originali, sull’eccidio del settembre 1943. Molto interessanti anche due cortometraggi.


I giovani e la gente d’oggi devono sapere, conoscere la storia, per coscientemente procedere sulla strada più giusta, per l’umanità, che è quella della pace, nel ricordo, solenne, di Chi, prima di noi, ha perduto tragicamente la vita, lontano dalla propria terra, facendo, in buona fede, il proprio dovere. Ci riferiamo ai giovani di quella Divisione Acqui, che, con il compito di presidiare le isole greche di Cefalonia e di Corfù, isole del Mar Jonio, rimasti fedeli, dopo l’8 settembre 1943, all’allora Regno, rifiutarono la proposta nazista di collaborare con la Germania e di consegnare le armi all’ex alleato (germanico). Tra il 12 ed il 26 settembre del 1943, la morte colpì circa 6000 soldati italiani, perché la Divisione Acqui preferì il combattimento ed il sacrificio, al disonore del disarmo, mantenendo fede al giuramento fatto. La rappresaglia della Wehrmacht, l’esercito regolare del Terzo Reich, fu, per ordine di Adolf Hitler, tremenda. Dopo lunga battaglia – i nazisti usarono anche l’aeronautica – la Divisione Acqui, fu, infatti, sopraffatta dalle preponderanti forze tedesche. Tutto questo, perché nel pomeriggio del citato 8 settembre 1943, il maresciallo d’Italia e capo del governo, Pietro Badoglio, annunciò per radio l’entrata in vigore dell’armistizio, firmato, precedentemente, dall’Italia il 3 settembre, a Cassibile, Siracusa, con le truppe americane ed inglesi, e, per loro, annunciato dal generale Dwight David Eisenhower. Badoglio sottolineò che "ogni atto d’ostilità contro le forze angloamericane doveva cessare da parte delle forze italiane, in ogni luogo" e che le stesse, però, “reagiranno ad eventuali attacchi, da qualsiasi altra provenienza". L’annuncio creò confusione e sbandamento in tutte le Forze armate italiane, rimaste, peraltro, senza ordini (re Vittorio Emanuele II e Pietro Badoglio abbandonarono Roma, in direzione di Brindisi e dell’Oltremare). Evento, che – già ricordato a Verona il 21 settembre 2017, presso il monumento dedicato all’Acqui, e al quale, commossi, fummo modestamente presenti – fa meditare, che va ricordato e fatto conoscere, onde mai vi sia guerra. A rievocazione dello stesso, il 28 ottobre 2017, è stata inaugurata a Bovolone, Verona, una grande mostra, costituita da 23 pannelli, che, nel loro complesso – ottime descrizioni e parlanti fotografie del tempo – ricostruiscono dettagliatamente, accompagnate da importanti cortometraggi, quanto accaduto a Cefalonia, settantaquattro anni orsono. All’inaugurazione – la mostra rimane aperta sino al 5 novembre, nell’antica Chiesa di San Biagio, Fremo e Rustico, posta a disposizione da mons. Giorgio Marchesi, parroco di Bovolone – era presente anche Umberto Ferro, classe 1921 e reduce da Cefalonia, appartenente al XVII Fanteria Acqui, che, con massima lucidità, ha portato la sua testimonianza, ricordando “i miei cari compagni”… Un giovane, in divisa militare del tempo, ha evidenziato come, per un buon futuro, occorra conoscere la storia… L’idea di dare realizzazione alla mostra – ufficialmente aperta dal vicepresidente della Provincia, Pino Caldana, e dall’assessore del Comune di Bovolone, Nadia Cortiana, è dovuta a Sante Patuzzo, presidente del Centro Studi e Ricerche della Pianura Veronese, info@centrostudibovolone.it, che ha voluto concretizzare la rassegna, dopo avere recentemente intrattenuto i giovani del locale Istituto Giorgi, appunto, sul tema della Mostra stessa e fare memoria di Chi ha tragicamente perduto la vita…, in un’inutile guerra. Hanno collaborato all’organizzazione della rassegna l’Associazione Nazionale Divisione Acqui, della quale è presidente Claudio Toninelli, l’Associazione Nazionale Superstiti Reduci e Famiglie Caduti Divisione Acqui, e Ulisse Scavazzini del Centro Studi e Ricerche citato, che aveva annunciato l’iniziativa, in un suo ampio articolo, apparso su “La rana”, 10/2017, Bovolone. Rivedere la storia e farla conoscere è dovere di chi la stessa studia ed approfondisce, mai dimenticando che, attraverso la storia, c’è sempre e molto da apprendere e, al tempo, anche onde ci si renda conto che molto di quanto ci sembra o ci si fa ritenere giusto, in effetti, non lo è. Conoscere la storia serve anche per ricordare i milioni di vittime, che più di cinquemila guerre, si dice, che hanno avuto luogo nel mondo, hanno inutilmente creato.
Pierantonio Braggio

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