Santa Maria di Zevio, Verona, in festa… In Corte Barbare, nei giorni 28 settembre – 1 ottobre 2017, la III edizione della III Sagra dell’antica “Transumanza”.

di admin
Ricordare il passato, specialmente quello della romantica campagna d’un tempo, con tutte le sue caratteristiche, è il meglio che la comunità d’una zona agricola possa fare. Anche perché, meditando, sulla vita di tale eroico passato, di campagna, fatto di massimo impegno e di grande sacrificio, in assenza dell’attuale moderno, allora inimmaginabile comfort, possiamo meglio cogliere…

La quale derivava e deriva anche dalla grande attenzione ai principi religiosi, ancora oggi profondamente sentiti, e che si sono dimostrati altamente vivi, attraverso la grande presenza, che ha onorato la santa Messa, celebrata, domenica 1 ottobre 2017, dal parroco di Santa Maria di Zevio, don Flavio Silvestri, in apertura dell’ultima giornata della Sagra della Transumanza, alla sua terza edizione. Una celebrazione, quella religiosa, tenutasi sotto uno dei grandi capannoni, posti a disposiazione dalla Famiglia Benedetti, e resa straordinaria, dalle melodie, cantate dal Coro Voci Nuove, diretto, con passione, da Laura Rizzetto, ed accompagnato alla pianola ed alla chitarra, da Renzo Marcolungo. Durante la Messa, è stata elevata una preghiera anche a ricordo degli allevatori defunti e per un buon lavoro degli allevatori in attività. Verdura, frutta e latte, segno del lavoro in campagna, sono stati portati all’altare… A cerimonia conclusa, il vicesindaco di Zevio, Gabriele Bottacini, cocreatore della Sagra – non abbiamo potuto evitare di congratularci con un Vicesindaco, che abbiamo visto lavorare, con i giovani e volonterosi collaboratori della kermesse – ha espresso soddisfazione per la terza edizione dell’evento, quale momento d’incontro e di rievocazione d’un bellissimo passato. Sagra, organizzata da Franco De Guidi, a suo tempo, lui stesso, “transumante”, con i suoi animali – l’ultima volta, fu, nel 1955 – ed alla quale abbiamo avuto il piacere di partecipare, grazie alle gentili premure dell’amico, Roberto Ferrazzetta, egli stesso esperto allevatore, entusiasta della campagna e cultore del dialetto veronese. Ha fortemente collaborato alla riuscita della Sagra il Gruppo Alpini di Santa Maria, peraltro, presente in chiesa, con il proprio, verde gagliardetto. Una bella particolarità, poi, che, per un veronese, merita massima attenzione: le informazioni di servizio, dirette al pubblico, venivano trasmesse, “ ‘n dialèto veronese ”! Transumanza: si partiva, a piedi, con il gruppo di bovini, verso il 20 di maggio, in direzione Lessinia, per raggiungerla, dopo avere percorso, superando oggi inaccettabili difficoltà, oltre sessanta chilometri… Si lasciava, quindi, la montagna, verso Zevio, il 29 settembre, giorno dedicato a San Michele… Era quella, o non era, pazienza, pregna di sacrificio, per vivere, poi, senza comfort alcuno, una vita più che modesta? Per i giovani, chiariamo, che tutta l’operazione, sopra brevemente descritta, era dettata dalla necessità, concentrata sulla voce, oggigiorno non considerata troppo bene, che suona “risparmio”… Risparmio del foraggio raccolto in pianura, durante l’estate, e, quindi, conservato, per alimentare i bovini d’inverno, tornati in pianura, essendosi questi nutriti, durante tutto il periodo estivo, brucando, in stabulazione libera, la fresca e profumata erba della montana Lessinia… Interessante, presso la Sagra, la presenza della Fattoria Leso, Ca’ di David, Verona, produttrice di formaggi e di ricotta, con l’impiego di latte originale locale. Non sono mancati, a pranzo, “un bòn risòto, ‘na straordinaria péarà, có’ códeghìn, léngua e mànzo, e gòti de bòn vin”! Non ha avuto luogo, purtroppo, la “pesca di beneficenza”, a causa delle troppe difficoltà burocratiche, che l’allestimento della stessa richiede – per esempio, è stato detto, bisogna anche segnalare se una bicicletta è da uomo o da donna e indicarne esattamente la marca – per cui, è stata posta in atto una raccolta di fondi, destinati a bisognosi locali, attraverso la grande opera dei Frati Francescani. Una manifestazione, dunque, importante, capace di ridare luce alla laboriosità del costruttivo passato dei nostri avi e di farlo conoscere alla nostra gente, onde sappia quale fu la realtà, in parte, almeno, invidiabile, nella quale essi hanno saputo vivere. Conoscerla, significa anche imparere quale atteggiamento, nel loro ricordo, dobbiamo tenere nel presente.
Pierantonio Braggio

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