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La vita nella campagna veronese: tradizioni, usi, costumi e storia, sino ai primi anni Sessanta del Millenovecento.

di admin
Descrive il tutto, in ogni dettaglio, il volumone Un mondo di fatica - Ritratto della civiltà contadina di Giuseppe Vaccari.

Un mondo di favola, un mondo di modestia e d’impegno costante e di sacrificio, nonché di grande fede nel Divino, è dettagliatamente descritto nel volume dal titolo: Un mondo di fatica – Ritratto della civiltà contadina, steso, molto lodevolmente, dal prof. Giuseppe Vaccari, profondo conoscitore d’una civiltà che, a dire il vero, manca, oggi, al sottoscritto, avendola personalmente vissuta. L’opera in parola, consta di 561 fitte pagine, di sedici capitoli e di 136 sottotitoli, ed è uscita nel 2015, per i tipi di Grafiche Stella srl, a cura della Fondazione Fioroni, Museo e Biblioteca Pubblica, Legnago, Verona. Un libro, che si legge d’un fiato, perché non solo spiega minuziosamente la vita d’ogni giorno d’altri tempi, con tutte le sue caratteristiche, ma, anche perché attribuisce massima importanza al dialetto, chiarendo il significato d’ogni vocabolo, d’ogni espressione, d’ogni modo dire. E mette in luce usi, costumi, tradizioni e termini linguistici, che, di essi leggendo, ci appaiono davanti agli occhi o ci risuonano negli orecchi, con soddisfazione, perché personalmente vissuti e perché, come tali, li apprezziamo moltissimo. Non sarà, certo, cosa facile la lettura di tale grande opera per un giovane d’oggi, dato il ruggente modernismo, che schiaccia ogni ricordo e la storia, ma, il lavoro in parola costituisce un mezzo essenziale, per chi voglia conoscere come si viveva e si parlava, sino a oltre cinquant’anni orsono, senza dimenticare, tuttavia, che una buona parte, di quanto descritto nel libro, lingua compresa, è ancora oggi attuale, salve le molte modifiche introdotte dall’inarrestabile progresso. Abbiamo scritto, dianzi, “perché li apprezziamo”… E li apprezziamo, in quanto l’età ci permette di raccontare che – a seguito i lunghe permanenze fuori città, e, quindi, in campagna, a causa della seconda guerra mondiale, e anche dopo il 1945, durante le vacanze scolastiche (le lezioni iniziavano il 10 d’ottobre) – abbiamo avuto l’ottima possibilità di essere a stretto contatto giornaliero, con due famiglie di agricoltori… Una permanenza, che non solo ci consentì, da ragazzini, di osservare la natura in tutti i suoi aspetti, in mancanza di possibilità di gioco, ma, anche di prendere conoscenza diretta del povero modo di vivere dell’allora famiglia contadina. Ciò, non solamente, in fatto di relazioni familiari e di rapporti di dette famiglie con il “Paese” e con la vicina Verona, ma, anche di coltivazione, con le sue innumeri caratteristiche. Conoscenza, questa, i cui particolari, leggendo il dettagliatissimo libro di Vaccari, ci sono ritornati piacevolmente nella mente. Aspetti, che, oggi, accarezziamo al massimo, in quanto costituiscono un monumentale ricordo di storico e gradevole vissuto contadino, come la casa di campagna, che, sopra, riproduciamo, quale foto scattata decenni orsono da Paolo Ugo Braggio. Fatto questo, che, pur non essendocene certamente bisogno, ci impone di confermare per filo e per segno le descrizioni proposte dal monumentale contenuto dell’opera in parola. Contenuto, che ci fa rivivere piacevolmente la modesta vita d’un tempo troppo dimenticato. Un mondo di fatica, che, tra l’altro, non risparmia abbondanti spiegazioni di carattere strettamente scientifico, in fatto di natura e, pure, d’idioma, e tali da conferire massima completezza a quanto l’Autore ha voluto porre all’attenzione del lettore. Siamo dinanzi ad un lavoro, che ha il merito di potere fare conoscere nei dettagli, anche in futuro, la vita d’un lontano passato, nella campagna veronese, e, al tempo, di conservare registrata, la relativa parlata dialettale, che, è la nostra madrelingua, nelle sue diverse nuances. Completa il volume un importante complesso di fotografie, per lo più afferenti a soggetti, che propongono oltre ad una bella visione del mondo agricolo, momenti di vita quotidiana, sino a fine anni Sessanta del 1900.
Pierantonio Braggio

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