Preoccupa lo stato d’intasamento naturale del fiume Guà, nel Basso Veronese.
di adminI fiumi ci sono, e, come tali, vanno curati, se non fosse anche per i benefici, che traiamo dalle loro acque. Sono, poi, come il denaro, che, se usato bene, dà benefici, se impiegato male, crea guai. Un corso d’acqua o un fiume non dovutamente curati possono essere causa, in momenti di precipitazioni eccessive, di gravi disastri idrogelogici, disastri, peraltro, che, presentandosi sempre più spesso, purtroppo, bene conosciamo. Parliamo del fiume Guà, fortemente ostruito da alberi e vegetazione varia, sui suoi argini. La cosa non poteva non creare apprensione nel presidente della Provincia di Verona, Antonio Pastorello, al tempo, presidente dei Comuni Adige-Guà e del Comune di Roveredo di Guà, che ha inviato una lettera in merito al presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, molto attento, del resto, al tema ambiente, e all’assessore regionale all’Ambiente e alla Protezione Civile, Giampaolo Bottacin, e ad altre Autorità, unendo alla stessa fotografie, riproducenti il pericoloso stato del fiume Guà. Nella lettera, datata 17 agosto 2016, Pastorello, scomodando perfino la poesia, in lode alle acque bene curate, evidenzia come, nelle zone di Roveredo di Guà e di Pressana, abbiano già avuto luogo alcuni interventi, mentre altri urgono d’essere eseguiti nei territori di Cologna Veneta, Zimella e Lonigo, sino al confine vicentino. Dopo avere sottolineato, come un Guà in piena generi terrore, Pastorello ha ulteriormente scritto: “ritengo doveroso sollecitare un incisivo intervento, perché se riuscissimo ad essere lungimiranti e a prevenire tali situazioni, potremmo tranquillizzare le popolazioni, residenti nei nostri territori. Aspetto fiducioso una risposta affermativa, atta ad allontanare la “spada di Damocle”, che noi cittadini ed amministratori del territorio, ci troviamo sulla testa”. Ottima iniziativa quella descritta, che ci auguriamo trovi al più presto la dovuta soluzione, non solo in vista del prossimo autunno, con le sue piogge, ma anche per confermare il senso di rispetto dell’ambiente e del suolo, che agli stessi, con riconoscenza dobbiamo.
Pierantonio Braggio
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