Brexit riuscita…

di admin
Ma, all’Italia conviene l’Unione.

Per qualche punto in più, ha vinto, il 23 giugno 2016, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Oggi, l’United Kingdom è diviso. L’ha voluto la democrazia dei numeri, che è pur sempre democrazia. “Voce del popolo”, si dice, ma non di tutto il popolo del Regno Unito. Molti cittadini, Londra, Nord-Irlanda, Scozia e Gibilterra sono ancora per la permanenza nell’Unione Europea…, che, pur con i suoi difetti – l’UE è pur sempre un qualcosa in costante divenire e la perfezione non si raggiungerà mai – ha garantito loro importanti progressi economici e sociali. Con i suoi difetti… Se, come ci auguriamo, l’UE avrà continuità, anche fra decenni, essa avrà sempre bisogno di riconsiderarsi, se è vero, che gli Stati Uniti d’America, per essere quali essi sono, hanno impiegato, ad oggi 2016, duecentoquarant’anni. L’UE, tuttavia, non deve modificarsi sotto la spinta della brexit – che ora molti votanti inglesi non vorrebbero più – ma perché è giusto e funzionale che ogni in ogni meccanismo innovazioni vengano introdotte, per mantenere lo stesso sempre all’altezza dei tempi e, soprattutto, per essere di massima utilità in fatto di di benessere per le nazioni, socie dell’Unione. Comunque, staremo a vedere come s’evolverà la situazione d’una Gran Bretagna senza Unione Europea e per un’UE senza Gran Bretagna, visto che, in materia, s’è già parlato tanto, basandoci su previsioni, molte delle quali speriamo non si realizzino, né a danno degli usciti, né dei restanti. Per l’Italia, l’UE sarà fin che si vuole una griglia dura – ma, accettata e firmata – un problema, ma è stata anche un grande, positivo ostacolo, un benefico freno all’allargamento della già immensa spesa pubblica e del relativo debito pubblico…, che, in mancanza di UE, potrebbe essere bel oltre le stelle… Debito, per sistemare il quale non servirebbe un’itexit, ma è necessaria una politica, che usi esclusivamente la prassi amministrativa dello spendere meno di quanto s’incassa…, non trascurando il concetto, molto realistico, che per fare il bene a chi a meno, non può essere impoverito il ricco – lo richiedono le non scritte leggi economiche – allo scopo di non rendere più povero il povero stesso. Se l’Italia va male economicamente e socialmente, e non da ora, ciò non dipende dall’Unione Europea o da Angela Merkel o da Wolfgang Schäuble, ma dal fatto che le politiche svolte dagli anni Settanta in poi, non hanno voluto contenere la spesa pubblica, con mentalità populistica, creando un’intricata imposizione fiscale insostenibile e alimentando una burocrazia soffocante, che danneggiano l’economia e tengono lontani dall’Italia gli investimenti esteri, quasi che degli stessi non avessimo bisogno. La brexit è fatta, molti inglesi se ne pentono: vedremo se avranno ragione o meno, ma, prima di pensare ad un’itexit, vediamo se possiamo sistemare almeno parzialmente i nostri conti, riducendo la spesa pubblica – per rendere servizi ai cittadini, gli stessi non vanno depauperati con eccessiva fiscalità – e gli sprechi, se vogliamo incidere sulla radice dell’enorme debito pubblico, che se grava sull’Italia, crea problemi anche in Europa. Se non ci fosse stato e non ci fosse Draghi, non chissà dove saremmo con i nostri Bot… Una volta ridotto il debito – possiamo, almeno, pensare ciò? – anche se di poco, avremo più voce in Europa e solo allora potremo, forse, farci considerare non discepoli, ma maestri. Nei primi anni Settanta, il debito pubblico ammontava al 35% del Pil, nei primi anni Ottanta, a circa il 60% e oggi siamo al 133%…, nonostante le entrate siano in aumento… Non siamo maestri… Dobbiamo ringraziare l’Europa, con le sue regole, solo molto parzialmente rispettate, se il debito non è andato oltre il 133%… Se poi, seguendo la brexit, realizzassimo l’itexit, sappiamo cosa succederebbe? Conviene rimanere nell’U.E, anche perché, con la stessa, avremo sempre qualcuno, che ci controlla un po’ i conti, mentre non possiamo fare confronti con Paesi, che da sempre sono fuori euro, perché gli stessi, se hanno goduto o godono di ottima crescita, ne godono per mentalità amministrativa e per debiti pubblici contenuti.
Pierantonio Braggio

Condividi ora!