Brexit ed Italia.

di admin
Rapporti commerciali e finanziari: meno intensi quelli italiani, che quelli intrattenuti da altri Paesi dell’eurozona.

Ne parla ampliamente il Bollettino economico di Bankitalia 3/2016, rilevando che le conseguenze per l’Italia, derivanti dal voto inglese dello scorso 23 giugno 2016, si faranno meno sentire che in altri Paesi, anche importanti, dell’Unione Europea. Per fare un chiaro, ma, limitato esempio, basti segnalare i dati export-import di beni e servizi, in percentuale sul Pil, relativi al 2014: l’Italia ha esportato per 1,7% ed importato per l’1,1% – venduti alla Gran Bretagna il 5,4% delle esportazioni in beni e l’8,4% in servizi; la Francia, rispettivamente per il 2,5% ed l’1,9%; la Germania per il 3,4 ed il 2,1 e la Spagna per un 2,9 ed un 1,8. I dati parlano chiaro: tali nostre relazioni con il Regno Unito, risultano molto contenute. Elemento, questo, che vale anche per il lato finanziario, ossia, in particolare, per titoli emessi dal Regno Unito, giacenti maggiormente nei portafogli di Francia e Germania. La metà di tali titoli – su un totale di 62,4 mld di euro – giace presso compagnie assicurative ed intermediari finanziari, un po’ meno del 10% presso banche e poco meno di 1/3 presso nostre famiglie. Da notare che essendo l’1/5 di tali titoli, in mano italiana, denominato in lire sterline, è ovvio che il corrispondente valore è strettamente legato al corso sterlina/euro, con relative variazioni di cambio.
L’Italia esporta in Gran Bretagna – scrive il Bollettino di Bankitalia citato – mezzi di trasporto, prodotti meccanici ed alimentari, abbigliamento e servizi turistici. Quanto agli investimenti italiani nel Regno Unito – anno 2014 – erano pari all’1,3 del Pil. Nel 2013 – altro dato – erano 67.000 gli impiegati presso imprese italiane, con sede in Gran Bretagna.
Nel complesso, quindi, l’Italia è relativamente esposta a rischi Brexit ed è dato di ritenere che le relazioni sinora in essere, possano venire bene coltivate anche in futuro da ambo le parti. Come appena accennato sopra, tuttavia, determinanti saranno possibili le oscillazioni valutarie: una sterlina debole inciderebbe negativamente sugli acquisti britannici (importazioni) dall’Italia.
Pierantonio Braggio

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