Sprechi per miliardi: una storia che non finisce… , ma che si rinnova

di admin
L’autorevole parere di Luca Zaia, presidente della Regione Veneto

Chi scrive compie fra poco ottant’anni ed è stato attento lettore, sin da giovane, di articoli economici di fondo dei migliori quotidiani italiani, riguardanti l’Amministrazione pubblica italiana, avendo dovuto spesso rilevare, purtroppo, come, alla base della sempre immensa ed incontenibile spesa pubblica, vi fosse non spesa utile e produttiva per la società, ma, veri e propri “sprechi”. Sprechi che costano miliardi allo Stato, a danno dei cittadini, che, per saldare tali sprechi, o prima, o poi, vengono chiamati a mettere mano alla propria borsa, sottraendo denaro fresco ai consumi e frenando, quindi, la crescita, l’occupazione e, in genere, la creazione di ricchezza. Ebbene, dopo circa sessant’anni di letture – illusione, tempo inutilmente perduto…! – la voce sprechi continua nuovamente e vigorosamente ad emergere, nonostante i pressanti inviti, senza risultato, ad eliminarli… Si sarà tagliato, ma da tagliare, di sprechi ve ne sono in continuazione, mentre il debito pubblico continua inesorabilmente a lievitare, sino ad essere, ad oggi, a oltre i 2.332 miliardi di euro, facendoci dubitare, purtroppo, sulla sua sostenibilità. Ma, allora, se da oltre sessant’anni si parla di sprechi, c’è da chiedersi cosa in merito abbiano fatto i vari governi, succedutisi nel tempo, quanto di tali sprechi abbiano cercato di limitare e quanto degli stessi abbiano tagliato… Dice, in merito, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia – e la cosa chiarisce molto – commentando i dati diffusi il 14 luglio 2016, da Confcommercio, secondo la quale, nella spesa locale, ci sarebbero 74 miliardi di sprechi: “E’ innegabile che gli sprechi nella pubblica amministrazione sono ancora ingenti, soprattutto in alcune aree del Paese, ma la risposta c’è: rompere gli indugi e costringere tutti ad applicare rigorosamente i costi standard, in tutti i settori della spesa pubblica: una siringa deve costare uguale in Veneto e in tutto il resto d’Italia, e così deve valere per ogni euro speso, per le matite come, per i grandi appalti”.Il numero è relativo – aggiunge Zaia – è il metodo che conta, e quello dei costi standard è l’unico che può mettere tutti i territori d’Italia nelle stesse condizioni, costringendo di fatto chi spreca a non farlo più. Il metro che ci siamo autoimposti in Veneto varrebbe per l’Italia 30 miliardi di costi in meno l’anno – conclude Zaia – e allora, altro che tasse al 40%, basterebbe una ragionevole flat tax. Questa battaglia, partendo dalla voce di spesa più grossa, che è la sanità, la Regione Veneto la sta combattendo da anni, a tutti i tavoli nazionali. Se la Confcommercio ci sta, noi ci siamo e meno soli saremo, meglio sarà”. Non si tratta di porre in luce meriti, ma di una considerazione validissima, da prendersi in considerazione e da realizzarsi al più presto, perché porta in sé il concetto della buona amministrazione, quella dell’antico e sempre attualissimo buon padre di famiglia. Quanto alla “flat-tax”, più sopra proposta dal presidente Zaia, si tratta d’un innovativo sistema fiscale, ad aliquota unica e contenuta, mirante, appunto, per tale caratteristica, alla riduzione dell’elusione, dell’evasione e del sommerso, a dare respiro alle famiglie, all’impresa, al mondo del lavoro, al risparmio e ad incentivare gli investimenti, con conseguente crescita ed occupazione.

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