Perché Hitler non è stato fermato in tempo?

di admin
Chi non lesse il “Mein Kampf”, la mia battaglia, in cui egli aveva chiaramente annunciato, purtroppo, i sui oscuri progetti?

Per meglio capire come l’ex “imbianchino” austriaco di Braunau am Inn, Adolf Hitler (1889-1945), uomo senza arte né parte, sia giunto alla stesura della sua maledetta opera, Mein Kampf, la mia battaglia, dobbiamo sapere che i contenuti della stessa erano frutto di contatti avuti, di letture eseguite, di bastarde idee, in circolazione nel suo tempo e di considerazioni autoconcepite. Ne nacque una sua visione del mondo – dire Weltanschauung sarebbe troppo – che gli stava attorno, nel quale, purtroppo, soprattutto l’antisemitismo acquisì radici profonde, basate su inveterati, stupidi pregiudizi, preclusioni ed elementi senza alcun fondamento. D’altra parte, non è che l’antisemitismo non fosse già diffuso nell’Europa del tempo, come non mancava l’idea di un maggiore spazio ad Est. Un spinta definitiva, a mettere assieme tali concetti, consolidandoli come programma, ebbe Hitler, a Monaco di Baviera. Nella capitale bavarese, infatti, esisteva, già dal 1918, un modestissimo gruppo – l’associazione Thule – con propositi marcatamente antisemiti, mirante alla purezza del sangue e avente come simboli una croce uncinata e le rune germaniche. Thule partecipò con i suoi uomini al putsch hitleriano dei giorni 8 e 9 novembre 1923, in Monaco stessa, come Partito dei Lavoratori Tedeschi, e si trasformò, successivamente, nel gennaio del 1920, in Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori. Tale definizione prese, quindi, la denominazione ufficiale di Nazionalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, o NSDAP – dal 1921, Adolf Hitler ne fu presidente – ove la voce Arbeiter, lavoratori, assolutamente nasconde ben altri contenuti ideologico-politici… e, come visto, un’estrema tendenza antisemita. Della detta associazione Thule facevano parte, fra gli altri, Alfred Rosenberg (1893-1946) e Rudolf Hess (1894-1987). La sciolta e penetrante loquela di Hitler, gli argomenti da lui trattati e la sua innata capacità d’attirare l’attenzione su di sé, con il suo stesso atteggiamento, per un verso, spettacolare e, per un altro, convincente, trasformarono, quello che era un modesto gruppo politico locale, monacense, di oltre sessanta persone, in un’ immensa organizzazione politico-militare, estesasi in poco tempo a tutta la Germania. Un partito, quindi, che nulla aveva a che vedere con i modesti e poveri operai tedeschi – che di politica, come tutto il mondo del lavoro, poco sapevano e che vennero, più tardi, usati come carne da cannone – ma mirante unicamente a diffondere il pensiero hitleriano e a fare in modo, attraverso adatti individui, divenuti successivamente militari della potente e brutale SS, che il suo creatore non trovasse, sulla prefissata strada verso il comando, verso il governo, persona alcuna che lo ostacolasse, ed a garantire tutela e sicurezza all’uomo di Braunau, durante i suoi discorsi in pubblico; un partito, ancora, che, non ultimo, recepisse, come ha recepito e realizzato, per filo e per segno, la volontà del nuovo padrone, in particolare, a partire dal gennaio 1933, quando Adolf Hitler divenne, disgraziatamente, per la Germania e per il mondo, Reichskanzler o cancelliere del Reich. Un cancelliere pazzo e fanatico, che aveva scritto, già nel 1924 – nel carcere di Landsberg am Lech, Baviera, dove si trovava prigioniero, a trentaquattro anni, per avere tentato di prendere il potere, con il citato colpo di Stato del 1923, a Monaco, e considerato alto tradimento – la prima parte del Mein Kampf, contenente la sua ideologia ed il suo programma futuro: creazione di una pura razza superiore, ariana; l’eliminazione degli Ebrei – parole che fanno rabbrividire!; la cancellazione del bolscevismo, la costituzione di un nuovo Reich, il terzo, che durasse mille anni, il quale, con la forza delle armi, conquistasse l’Est-Europa sino agli Urali, ossia, il famoso Lebensraum o spazio vitale per la Germania, ed ottenesse il predominio nel mondo… Concetti apocalittici… Crudeltà, dunque, strage e genocidio dettagliatamente pianificati… La seconda parte del Mein Kampf – Hitler fu scarcerato nel dicembre 1924 – uscì nel 1927. Non sarebbe stato nulla se tutto si fosse fermato alle sole parole del libro… Un complesso di progetti, che destino, pazzia ed innata cattiveria hanno trasformato, invece, in dolorosa e tragica realtà… Meno male che, da giovanetto, Adolf, frequentando la scuola dei Benedettini di Lambach, Austria, faceva il chierichetto… ed aveva massima simpatia per l’Abate, Albanus Schachleiter, dal cui emblema, segno di luce, Hitler avrebbe ritratto la croce uncinata, simbolo dei drammi, da lui procurati all’Europa ed al mondo… Certo, siamo stati troppo brevi, pur nel modesto intento di porre in luce la citata e pazzesca Weltanschauung hitleriana, ma, ampliamente esposta, appunto, in un Mein Kampf, che ebbe, dal 1928 ai primi mesi del 1945, l’elevatissima tiratura di oltre dodici milioni di copie, con ottimi, imprevisti incassi per il suo stesso autore… Alla luce di ciò, viene normale, spontanea la domanda: se il programma sanguinario di Adolf Hitler uscì già nel 1925, con successive edizioni e titoli diversi, sino a giungere a quello definitivo di Mein Kampf e, quindi, sino al 1945, non è mai venuto in mente a nessuno, nonostante le migliaia di recensioni, pubblicate nel mondo, di fermare le intenzioni e la mano assassina del futuro criminale e dei suoi satrapi? Nessuno ha pensato che quanto Hitler pose in nero su bianco, in oltre dodici milioni di copie, poteva essere quanto di peggio egli avrebbe potuto realizzare negli anni a seguire e che avrebbe concretizzato ulteriorente, con il passare del tempo, se gli Alleati non l’avessero definitivamente sconfitto? Hitler, nel Mein Kampf, parla chiaro: distruggere uomini e terre – per la gloria di un’ideologia bastarda e di se stesso, quale più grande condottiero di tutti i tempi e Führer, duce, del Terzo Reich, che avrebbe dovuto durare e dominare il mondo per mille anni… Si sapeva o non si sapeva tutto ciò – da Hitler, peraltro, tempestivamente svelato, reso noto, ben prima, come visto, delle sue leggi razziali del 1935 e dell’attacco alla Polonia del settembre 1939? Perché non si è agito in via preventiva, facendo sì che i propositi, nascosti nell’hitleriana bibbia, Mein Kampf, non procurassero al mondo 55.000.000 di morti, dei quali 6.000.000 solo di Figli d’Israele? Se Hitler ed i suoi satrapi fossero stati fermati in tempo…
Pierantonio Braggio


Svalutazioni…
Vogliamo tornare ad un misero passato?


L’Italia può dirsi eccellente maestra in fatto di svalutazioni della propria moneta, la lira. Se, per esempio, svalutassimo, oggi, una lira, che, ovviamente, non abbiamo, per esempio del 3%, tale lira costerebbe meno ai clienti esteri, i quali, con la loro moneta, potrebbero acquistare merci più a buon mercato dalle nostre imprese. In sostanza, si esporterebbe di più. Questo è solo uno dei risultati d’un svalutazione. Lira: essa era economia e storia e non va assolutamente ricordata come mezzo di pagamento di seconda categoria, rispetto alle altre monete del suo tempo, tenuto conto che i suoi travagli non erano dovuti alla stessa, come mezzo di pagamento, ma alla debolezza dell’economia, che la minava alla base. Debolezza dovuta a politiche, che hanno cariato la sua essenza – la forza d’un mezzo di pagamento dipende dalla capacità produttiva del Paese, in cui una moneta circola – e la sua storia. Nel 1960, la lira godette dell’Oscar conferitole dal Financial Times, quale migliore valuta, allora, per pagamenti internazionali e come moneta di riserva nelle banche ctrali. Era governatore di Bankitalia Domenico Menichella (1896-1984). Tornando alle svalutazioni o riallineamenti – parliamo de secondo dopoguerra – questi, detti competitivi, erano diventati quasi continui, nel periodo 1981-1992 – ed avevano lo scopo, come abbiamo visto, di dare forza all’export, ma, al tempo, rincaravano i prezzi delle materie prime importate, il cui costo – lo si sapeva o non lo si sapeva? – si ripercuoteva sul nostro prodotto finito. Il che, frenava l’export stesso, a danno dell’economia e del mondo del lavoro…, creando, così, una ruota che, girando, torna sempre al punto di partenza, a danno del benessere del Paese, che ricade nuovamente al punto preariallineamento…, dando origine all’interno del Paese svalutante, a prezzi più alti, a stipendi e pensioni ridotti in fatto di potere d’acquisto, perdita di valore dei risparmi, frutto di fatiche…, ecc. Non è detto, poi, che la svalutazione crei senz’altro opportunità esportative, specie al giorno d’oggi, visto che la carenza di ordinatavi dall’estero, dipende dallo stato delle economie estere, possibili importatrici… Che è quanto sta accadendo, in parte, oggi. Anche per dire che non è con le svalutazioni che si risolvono i problemi economici, ma esclusivamente con un’economi modernizzata e funzionale, resa tale dal dovute riforme, che la rendano capace di resistere alla sempre più incisiva globalizzazione. Meno imposte sull’impresa e sul costo del lavoro, per esempio, permettono prezzi competitivi, indipendentemente dalla pur sempre importante qualità del prodotto. Draghi, con massima buona intenzione, immette nuova moneta o liquidità sul mercato del denaro, ma la crescita stenta ad evolversi, specie in Italia, a causa della montagna di debito pubblico, che paralizza gli investimenti in produzione, una pressione fiscale inaccettabile e troppe rigidità, accompagnata da ingombrante burocrazia, la quale, anziché favorire chi intende realizzare iniziative, lo paralizza. E qui, viene perduto di vista il concetto, per cui lo Stato dev’essere al servizio del cittadino, che paga, e non viceversa. Sotto l’ombrello dell’euro non sono giustamente previste svalutazioni – che potremmo accettare in casi eccezionali e imprevisti – come previsto dai relativi accordi internazionali, accettati anche dall’Italia, la quale entrò nell’area euro, non preparata ad entrarvi. Ora si predica la volontà d’uscita dall’euro: per riprendere a svalutare, senza ottenere nulla, visto che, per esperienza, l’effetto svalutazione sfuma, nel giro di qualche anno? Non sertvono yscite e svalutazioni, ma bisogna mettere i conti in ordine, rispettare successivamente tale ordine, contenere la spesa pubblica ed eliminare molta burocrazia. La colpa delle rogne italiane non è individuabile nell’U.E, o nell’euro, ma nell’Italia stessa, che non saputo condurre bene i propri conti, spendendo di più di quanto non fosse riuscita a produrre.

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