Conoscere la “finanza”… “Potrebbe” servire a investire meglio i propri risparmi, ma…

di admin
Che seguiamo gli alti e bassi e, quindi, l’evoluzione del mondo economico-finanziario, non è da qualche anno, ma da sempre..., dai primi anni Cinquanta... Ce ne occupiamo più da vicino, da quando, a causa dell’andata in fumo di migliaia d’investimenti in obbligazioni subordinate o in azioni bancarie, una vera folla di piccoli risparmiatori è rimasta,…

L’esperienza, tuttavia, insegna che, nella realtà, tale attenzione verso i fatti economico-finanziari, anche nei loro dettagli, agli effetti di un proficuo investimento da farsi oggi, non serve a nulla. Ciò, in quanto economia e finanza hanno proprie leggi, non scritte, dai risultati sempre imprevedibili, perché determinati da un continuo e rapidissimo intrecciarsi di eventi, anche a livello globale e spesso improvvisi, che non permettono assolutamente una programmazione, atta a offrire garanzie certe e tali da fare dormire sonni tranquilli, come la mente umana desidererebbe. Quando andavamo a scuola, ci si diceva che l’investimento in azioni quotate costituiva capitale di rischio, ossia, appunto, capitale, che così investito, avrebbe potuto svanire nel nulla… – ed erano tempi, in cui, le borse non soggiacevano certo all’attuale volatilità, oggi, dovuta alla costate evoluzione globale ed ai clic informatici, creatori d’improvvisi scivoloni e di conseguenti perdite… Svanire nel nulla…, per avere investito in capitale di rischio… In azioni o in obbligazioni, cioè, d’una società, per esempio. andata a rotoli, per motivi, strettamente insiti nella stessa, o esterni alla stessa, anche locali, di concorrenza o, se si vuole, per altre cause all’andamento della stessa connesse… Ad evitare detto rischio, era buon uso investire in azioni non quotate, nella certezza che le stesse – solitamente di banche cooperative popolari – godevano di una, in qualche modo, garantita stabilità, atta ad assicurare, particolarmente, a persone sotto tutela, un certo patrimonio e ed un certo reddito… E ci insegnavano anche – ed era vero – che le stesse obbligazioni, emesse dallo Stato (buoni del Tesoro) o da privati, ad interesse annuo fisso, non erano nemmeno esse stesse portatrici di certezze, pur dando un ricavo garantito fisso, perché, con il tempo, soggette a erosione costante di valore, dovuta all’inflazione… Ciononostante, tali obbligazioni si sono dimostrate, in generale – ci riferiamo al periodo del secondo dopoguerra – fonte di reddito sufficientemente stabile, nonché abbastanza discosta dalla volatilità azionaria, sebbene oscillazioni pericolose non siano mancate, anche in questo settore. Ciò – si tratta solo di esempi – conferma che, in fatto di investimenti, è difficile trovare pace, non dimenticando che chiunque paghi un interesse, lo fa, ovviamente, per disporre di liquidità, e non certo per attenzione verso il prenditore, che pure, in verità, ricava qualcosa, colpito, peraltro, avendo risparmiato, anche dalla nota imposizione fiscale. Occorrerebbero più dati, ma manca lo spazio. Andando oltre, intratteniamoci sul tema, troppo tardi venuto di moda, del “conoscere la finanza”, per non incorrere in investimenti errati o pericolosi. Oggi, quasi improvvisamente, si parla di “educazione finanziaria”, che sarebbe ottima cosa, ma non in grado d’essere utile, in modo ottimale, come si crede, al modesto investitore, al cittadino, cioè, che dispone di sudati, piccoli risparmi… Occuparsi di economia e di finanza non è, infatti, da tutti, trattandosi di due materie, non facilmente penetrabili e richiedenti costante attenzione, impegno personale e capacità di concentrazione. Se, poi, un cittadino non cura le proprie conoscenze in fatto di politica, dalla quale, purtroppo, molto dipende il proprio benessere, c’è da dubitare che lo stesso si dedichi all’economia e alla finanza, due settori dal linguaggio particolare e di non facile comprensione, come ben a poco servono certe trasmissioni riservate a tale settore, rese complicatissime dal susseguirsi inaccettabilmente rapido di notizie a voce e da tabelle numeriche, il più delle volte impossibili da leggersi, dato il loro apparire sullo schermo, improvviso e fatto subito sparire – tipo mordi e fuggi – lasciando l’interessato a bocca asciutta… Certo, educare alle materie in parola è ottima idea, ma crediamo che ogni sforzo in merito ottenga scarso risultato, anche perché, per proporre e fare assimilare economia e finanza, nella molteplicità di proposte di risparmio oggi disponibili, a persone sprovviste d’ogni base culturale in materia, potrebbe creare disinteresse più che interesse, dati i molteplici contenuti da apprendere e da ricordare. Si potrebbero, comunque, promuovere conferenze ad hoc, non ad alto livello e, quindi, a portata di tutti, visto che l’esigenza è di informare il grande pubblico, anche se, oggi, come ieri, in fatto di risparmio, c’è poco da illudersi…, perché troppi sono gli ostacoli, ripetiamo, non prevedibili, che rendono pericolosa ogni iniziativa d’investimento. Non solo, in fatto di subordinate – per i danni creati dalle quali, non basta dire che il loro alto rendimento è in stretto rapporto con la possibile perdita di quanto in esse investito – ma anche in fatto d’ogni tipo di prodotto finanziario, il cui futuro è pur sempre nelle mani della fortuna…, dalle azioni alle obbligazioni, dai fondi d’investimento a ogni altro genere di proposta finanziaria… La soluzione più adatta è pretendere, per legge, massima chiarezza, all’atto del lancio d’un nuovo mezzo finanziario, al possibile acquirente, perché, egli, per quanto colto, si fida e, in qualche modo, deve fidarsi ciecamente del proponente, mai pensando, ovviamente, che l’acquisto in parola potrebbe essere l’inizio della fine del suo avere. Nemmeno maggiore cultura, in materia di finanza – maggiore cultura, che crea, comunque, attenzione e cautela – elimina i pericoli di perdita del capitale, troppe essendo le varietà dei prodotti in circolazione, ognuno, caratterizzato da specifiche particolarità, ben difficili da approfondire e da capire. Era meglio un tempo, quando erano in forte uso i libretti di risparmio… Davano poco, ma erano sicuri…!
Pierantonio Braggio

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