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Verona, crisi dei negozi del lusso

di admin
Anche a Verona continua a farsi sentire il peso di un'economia sempre stagnante. Se però fino a qualche tempo fa reggevano i negozi di beni di lusso, oggi non si può più dire la stessa cosa.

I piccoli negozi, le botteghe e le attività di piccoli artigiani hanno abbassato le saracinesche da tempo, non tutti ovviamente. Restare a galla e lottare contro una pressione fiscale prepotentemente orientata verso l’alto non è cosa semplice, solo chi riesce a distinguersi, a ritagliarsi un mercato di nicchia e a evolversi, magari trasportando la propria attività sul web, riesce a tamponare i debiti e ad andare avanti, più per la comodità di poter fare acquisti usando il propriosmartphone che per i prezzi più bassi. Alcuni ricorrono, laddove possibile, a prestiti inps per dare un contributo e mandare avanti l’attività di famiglia (dettagli suhttp://www.zonaprestiti.com/prestiti-inps.htm). Altri gettano la spugna.


Questo è il caso della boutique del lusso Excelsior di via Mazzini. Un vero smacco per la città che si faceva lustro anche di queste attività considerate, appunto, di appannaggio di una specifica categoria di clientela. Epperò oggi come oggi il prestigio di un’azienda o di un’attività, non è sufficiente. E così la lussuosa boutique, dopo soli due anni di attività, abbasserà le serrande a fine mese, una volta conclusi i saldi invernali. Ma non è tutto, perché anche il ristorante Eat’s chiuderà i battenti, il che significa che ben 25 persone si ritroveranno senza lavoro.

Sono 16 i dipendenti della boutique e 9 quelli del ristorante e che verranno, comunque, messi in mobilità. Non è certo una bella situazione, soprattutto per chi ha famiglia. Qualcuno, fino all’ultimo, aveva sperato in un’implementazione dell’organico del punto vendita di Milano, disposti quindi anche a trasferirsi pur di non perdere il lavoro. Invece non sarà così, lo hanno confermato i vertici dell’azienda.


Resta in piedi un altro negozio del lusso veronese, il Tiffany & Co., boutique inaugurata nel 2013. A fare la differenza, in questo caso, la fidelizzazione dei clienti, probabilmente. Il punto vendita resta, quindi, un punto di riferimento per la sua categoria, e per questo riuscirà a sopravvivere a questa ondata di calo di vendite. Resta la preoccupazione per chi, invece, dovrà ancora tirarsi su le maniche e cercare un nuovo impiego.

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