Intervista alla scrittrice esordiente Antonella Colcer

di admin
Parlando di Verona, credo che ogni tanto si debba dare spazio a noi giovani, dandoci la possibilità di dimostrare che qualcosa “combiniamo” e che non siamo solo attaccati a computer e tv.

E perché non dare risalto ai giovani che si impegnano e si danno da fare, anche sul nostro quotidiano? Ecco il perché di questa iniziativa, che proseguirà per le domeniche di questo mese, facendovi incontrare i giovani di Verona e Provincia, che ci mettono “la faccia” e che fanno delle proprie passioni, qualcosa di serio! La redazione ha quindi deciso di cominciare con Antonella Colcer, una ragazza,50% rumena, 25% tedesca e 25% italiana, anche per dimostrare la nostra vicinanza con quanto sta accadendo in questi giorni in Romania.
Antonella è una giovane scrittrice esordiente e con la sua prima opera “Tsuki e Deshu” si sta facendo conoscere, tanto da arrivare in finale nel concorso indetto da Newton Compton Editori, Scuola Holden e ilmiolibro.it. Ma non aggiungo altro, vi lascio direttamente alle sue parole!


Chi è per te un vero scrittore? Che caratteristiche e qualità deve avere?


Essendo io una scrittrice emergente, forse, non spetta a me definire chi è un "vero scrittore" e chi no. Epitetto diceva semplicemente: "se desideri essere uno scrittore, scrivi" non anteponeva alla parola "scrittore" nessun aggettivo e per me è giusto così. Torniamo al solito discorso: ciò che piace a me, può non piacere a te. Posso dirti che per me, uno scrittore, è colui che scrive indipendentemente dal pensiero altrui, e indipendentemente dalle mode. La sua più grande caratteristica è la passione.


Di cosa parla la tua opera e perché i lettori dovrebbero leggerla?


La mia opera è prima di tutto una storia interculturale, ambientata in Oriente. L’ho scritta ispirata dal singolo "Guerriero" di Marco Mengoni e racconto ciò che io immagino sia la verità dietro una leggenda giapponese del X secolo. Provo dunque, attraverso la mia personale interpretazione, a trovare risposta a cinque prove apparentemente impossibili escogitate dalla protagonista e lasciate irrisolte per più di dieci secoli. Credo ci siano infiniti motivi per leggere un libro… Su due piedi, penso che "Tsuki e Deshu" sia un romanzo che possa piacere agli appassionati di cultura orientale, a chi si lascia intrigare da misteri, segreti e rivelazioni, e a chi desidera scoprire cose nuove riguardo a diverse culture e tradizioni.


Da cosa è nata l’idea e perché proprio la cultura orientale?


L’idea è nata appunto guardando il videoclip "Guerriero" di Marco Mengoni in cui si vede un bambino (Matteo Valentini) leggere un fumetto intitolato "Tsuki Deshu". Affascinata da questo nome, allora, armata di tutta la mia curiosità e di questo potentissimo strumento chiamato “Google”, ho iniziato a fare le mie ricerche a riguardo, scoprendo così che Tsuki significa "luna" in giapponese e che Deshu è un nome maschile indiano. Non solo, scavando in rete sono incappata per caso in questa leggenda giapponese del X secolo, Taketori Monogatari, che è proprio quella da cui sono partita per scrivere "Tsuki e Deshu", e in cui ci sono queste cinque prove, ripeto, apparentemente impossibili, che la principessa dà ai principi che la vogliono prendere in moglie; prove che, fallendo miseramente, nessuno di loro riesce a superare. E’ stato allora che, presa da non so quale delirio ho deciso di provare io a trovare delle risposte a quelle sfide e la storia presente nel mio romanzo ha iniziato a prendere vita. Le cose si sono un po’ complicate quando ho trovato anche un monte a Shimla, nell’Himachal Pradesh, India col nome di “Deshu Peak” e un istmo ad Haines, in Alaska chiamato appunto “Deshu Isthumus”. A quel punto, però, ho pensato: “devo assolutamente creare un collegamento tra tutte queste cose!" ed è ciò che alla fine ho fatto. Mi sono divertita a scrivere questo romanzo perché sono una gran appassionata di cultura orientale, specialmente indiana e giapponese.


Sappiamo che sei una grande fan di Mauro Corona, tanto che sui social, in molte foto sei insieme a lui. Cosa ti piace dei suoi libri, e quanto di ispirato a lui troviamo nella tua opera?


Come ben sai Mauro Corona è il mio scrittore preferito, di lui mi piace in particolare la scorrevolezza che si percepisce leggendo le sue opere e la chiarezza con cui descrive ogni avvenimento, riuscendo comunque a inserire qua e là anche una certa dose di poesia. Non conosco altro scrittore che riesce a sorprendermi come Mauro quando passa da toni crudi e grezzi ad una dolcezza disarmante. Il suo, lo considero un romanticismo unico, proprio perché non l’ho mai riscontrato in altri autori, e quando prendo in mano un suo libro, non vedo l’ora di incontrarlo. Nei suoi romanzi, oltre al tema ricorrente della montagna, si possono trovare vecchietti che si sono amati per tutta la vita e che si tengono la mano fino alla morte, uomini troppo orgogliosi per dichiararsi ma che non riescono a dimenticare la donna amata e che rimarrà per sempre nei loro pensieri, alberi e animali che si innamorano, o anime sole bisognose d’amore. Le sue storie sono, e ci tengo a sottolinearlo, meravigliose morali sull’amore! Per me Mauro è un uomo che può sembrare tanto rude e brusco, ma che può essere tanto dolce e romantico in ciò che scrive. E questa è una teoria che ho confermato dopo aver avuto l’onore di conoscerlo un po’ meglio, intervistandolo più volte come giornalista e in seguito facendogli leggere il mio romanzo d’esordio, di cui poi abbiamo discusso. Ho ricevuto anche preziosi consigli di scrittura da lui e al riguardo, non so esattamente quanto ci possa essere di suo nel mio modo di scrivere, ma sicuramente un po’ mi ha influenzata.


Hai in programma qualcos’altro? Qualche accenno?


Sì, in realtà sono una miniera di idee. Ho infatti più di nove romanzi in varie fasi di lavorazione ed è l’ispirazione a spingermi a completare uno piuttosto che un altro. Sono sicura di star lavorando su quello che posso definire "il prossimo" perché mi sono imposta una data di scadenza, ovvero fine novembre, e sento di avere tutta la storia in pugno. Questa, è una storia raccontata attraverso quattro generazioni di donne forti, intraprendenti e coraggiose. Donne che, animate da un senso di indipendenza e desiderio di giustizia, non si arrendono davanti al dolore e all’abbandono. Sino ad arrivare ai giorni nostri quindi, seguiranno le vicende di queste quattro donne, che vivono la loro vita incuranti di una maledizione che le perseguita dal 1949, ognuna seguendo il proprio cammino per condividere un unico destino. E’ una storia di rivoluzione interiore, di amori, vendette, ma soprattutto speranza.


Auguriamo ad Antonella il meglio e di riuscire a realizzare il suo obiettivo, anche se sono certa ci riuscirà, e spero che il suo esempio di determinazione, dia motivazione ed entusiasmo a giovani e ai più “grandi”. La rubrica continuerà domenica prossima e auguro a tutti, un frizzante ed energico inizio di settimana!

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