AGRICOLTURA E PAC. MANZATO: ZOOTECNIA E’ PROBLEMA NAZIONALE, NON VENETO
di admin“Il Ministro, che reputo persona attenta e capace, sa bene che la versione del documento trasmessa al Veneto il 31 maggio, e su cui non abbiamo dato l’intesa, è profondamente diversa da quella precedentemente discussa”, sottolinea Manzato. “Anche a voler prescindere da questo, mi chiedo se il Ministero delle Politiche Agricole sia realmente convinto che l’accordo nel suo complesso consegua il bene del Paese o piuttosto, come è stato rilevato anche da insigni cultori della materia, non convenga sul fatto che per accontentare un po’ tutti, abbiamo fatto uno spezzatino che consente anche di dare “la mancia” a aree e settori che, diversamente dalla carne bovina, non sono penalizzati o addirittura si avvantaggiano della riforma della PAC”, continua Manzato. “Personalmente se avessi avuto la sensazione che l’accordo era effettivamente vantaggioso per il Paese non avrei avuto alcun problema a sottoscriverlo; il fatto è, invece, che qualcuno sembra aver smarrito il senso della misura, come ho fatto opportunamente presente anche al Coordinatore delle Regioni, con apposita nota dello scorso 11 giugno”.
L’assessore ribadisce quindi le ragioni della contrarietà del Veneto all’intesa che, come formalmente comunicate al Ministro, riguardano:
1. La mancanza di una strategia precisa del documento ed un esito complessivamente incoerente della proposta rispetto agli obiettivi dichiarati, ciò con particolare riferimento alla proposta di attuazione degli aiuti accoppiati.
2. Distinzione tra pianura “normale” e “svantaggiata”, che consente il premio PAC agli agricoltori che hanno ottenuto (nell’anno precedente) 1.250 euro nel primo caso e 5.000 euro nel secondo caso (parimeriti alle aree di montagna). Uno svantaggio lo vediamo nella montagna, ma in pianura è difficile immaginarlo.
3. L’insufficiente dotazione di risorse destinate al comparto della zootecnica bovina da carne e specificamente per i bovini di età compresa tra i 12 e 24 mesi (ingrasso) che è quello che maggiormente subisce gli effetti della riforma della PAC. Conseguente insoddisfazione per l’importo unitario dei premi previsti, tanto che il medesimo (45 euro/capo macellato) risulta addirittura inferiore all’importo che sarebbe necessario in Veneto (48 euro/capo) a compensare il solo effetto dell’attivazione dell’accoppiato sulle imprese del settore già dal primo anno di applicazione della riforma.
4. Irrilevanza degli aiuti per le colture proteaginose ed oleaginose che si limitano a circa 35 milioni.
5. Previsione della concessione di aiuti della coltura del grano duro limitatamente ad alcune aree del Paese e in rilevante entità (circa 60 milioni di euro l’anno), posto che si tratta di coltura sprovvista dei necessari requisiti di ammissibilità. Come giustamente rappresentato nello stesso documento, infatti, la coltura è in espansione dal 2008 sia in termini di quantità prodotta che in termini di valore e non si ravvisa, pertanto, alcun rischio di sostituzione.
6. Ingiustificata disparità di trattamento, nel “piano colture permanenti”, tra produttori olivicoli a seconda della relativa collocazione geografica.
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