Fondazione Aida I Ragazzi della Via Paal

di admin
Domenica 12 febbraio alle ore 16.30 prosegue la rassegna “Famiglie a teatro” del Filippini. In scena lo spettacolo di Fondazione Aida I Ragazzi della Via Paal, tratto dall'omonimo romanzo di Ferenc Molnàr.

Prosegue la rassegna Famiglie a teatro del Filippini (VR), organizzata da Fondazione Aida in collaborazione con il Comune di Verona – Assessorato all’Istruzione (ore 16.30), con un nuovo imperdibile appuntamento. Liberamente tratto dall’omonima opera di Ferenc Molnàr, pubblicata a puntate su una rivista nel 1907 come denuncia della mancanza di spazi per il gioco dei ragazzi, domenica 12 febbraio alle ore 16.30 lo spettacolo I ragazzi della Via Paal porta in scena uno tra i più popolari romanzi ungheresi, nonché uno dei più noti classici della letteratura per l’infanzia.
SINOSSI
Budapest, Anni ’50. Lottare per la conquista di uno spazio, di una terra. La maggior parte delle guerre hanno questa motivazione come scintilla scatenante. Conquistare uno spazio. La potenza di questa storia sta nel fatto che questi ragazzi giocano ad una “guerra”, non senza elementi di durezza e di tragicità, per conquistare uno spazio da dedicare ai loro giochi. Il gioco per poter giocare. Come diceva un grande sportivo “il calcio non è niente altro che una palla e la voglia di giocare” qui, parafrasandolo, potremmo dire che il gioco è un campo e la voglia di giocare. Nella storia di Molnàr questo elemento di base lascia fiorire intorno a sé tutti i personaggi e le loro vicissitudini facendo diventare epica la loro vita e portandoli fino all’inevitabile tragico finale, con la vittoria della “guerra” rovinata dalla scomparsa del piccolo eroe Nemecsèk e la beffa dell’apertura di un cantiere per la costruzione di un palazzo proprio nella segheria di via Paal.
Combattere giocando e giocare combattendo. Sulla scena il gioco di guerra diviene metafora della vita, dove i protagonisti lottano per vivere e difendere i propri diritti. Eroici nella loro normalità appunto, capaci di riconoscere l’onore e il tradimento, capaci di morire per un ideale distrutto dallo scorrere semplice dell’esistenza. Gli oggetti e la scena creano e ricreano, come una fabbrica artigianale, le cataste di legna del famoso cortile, la serra dei nemici, le vie di una Budapest che nei costumi e la musica originale composta per lo spettacolo ritrova gli anni ’50.

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