Commercio al dettaglio sotto la lente d’Europa

di admin
Oggi, a Mestre, convegno Confcommercio con gli europarlamentari.

Le regioni del Nord fanno fronte comune per affrontare il cambiamento
 Zanon, Confcommercio Veneto: “Necessaria una riflessione per non dover subire  ulteriori traumi dalle  innovazioni che stanno per investire il settore a livello europeo”
Confcommercio: le regioni del Nord si uniscono per affrontare il cambiamento. Al centro, le normative europee legate al commercio al dettaglio, protagonista del convegno organizzato per oggi alle 16,00 in via Forte Marghera a Mestre, sede del Centro Servizi della Provincia di Venezia.
Le Confederazioni regionali del Veneto, del Friuli Venezia Giulia, dell’Emilia Romagna e del Trentino Alto Adige si sono date appuntamento per ascoltare le ragioni dell’Europa dalla voce dell’europarlamentare Anna Maria Corazza Bildt e valutare i termini della trasformazione e i margini d’intervento delle istituzioni locali sull’applicazione delle normative europee.
“Premesso che ci troviamo di fronte a un ineluttabile mutamento dei costumi e dell’organizzazione del commercio – dichiara il presidente di Confcommercio Veneto Massimo Zanon – Ci poniamo oggi in una posizione interlocutoria nei confronti dell’Unione Europea, nell’intento di presentare proposte condivise tra le regioni confinanti. L’obiettivo è giungere a un’applicazione omogenea della normativa in sede locale ed evitare così sperequazioni fra territori vicini. Una fase nella quale gli enti locali avranno un ruolo importante e nella quale non si potrà non tener conto della specificità del territorio in cui operano le piccole e medie imprese del commercio, del turismo e dei servizi”.
Di fronte alla prospettiva di una trasformazione rilevante come ad esempio quella delineata dalla direttiva Bolkestein, quindi, le quattro regioni fanno fronte comune e ribadiscono la necessità di un percorso graduale, il più equilibrato possibile, per scongiurare eventi traumatici a un tessuto economico, fatto di piccole e medie imprese a vocazione tradizionale, già provato dalla crisi internazionale e dal proliferare delle aperture indiscriminate di qualsiasi tipologia distributiva.
L’incontro, promosso dalla Confcommercio International, unitamente alla Confcommercio Imprese per l’Italia delle regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige e con la collaborazione di UniCredit e Provincia di Venezia, è l’occasione per capire lo stato del commercio in Europa anche alla luce di una prossima risoluzione europea redatta dalla stessa europarlamentare svedese Bildt, ma è anche un momento per fare il punto sulla politica delle piccole e medie imprese e sugli interventi innovativi nel terziario relativamente a quanto stabilito dall’ottavo programma quadro in materia di ricerca e innovazione.

“Il settore del commercio al dettaglio costituisce un motore di crescita, competitività e occupazione in Europa – spiega Anna Maria Corazza Bildt – Le istituzioni europee sono quindi chiamate a dare il massimo rilievo a questo settore in quanto pilastro dell’atto per il mercato unico; la Commissione
è invitata a rafforzare il coordinamento tra le varie politiche e adottare un approccio olistico e di lungo termine per il settore del commercio al dettaglio” .
Presente all’assise, in qualità di relatore, anche l’italiano Antonio Cancian, membro della commissione Trasporti e Turismo, con una relazione sul tema Una maggiore competitività per le PMI in Europa.
Modera il convegno Sergio De Luca, direttore centrale della Comunicazione di Confcommercio; conclude il vicepresidente nazionale della Confederazione Ugo Margini.
Ad aprire i lavori, Gianfranco Ruta, responsabile dei progetti speciali di Confcommercio, con una relazione su Il commercio: un fattore di sviluppo e innovazione. “Il settore del commercio al dettaglio – spiega Ruta – rappresenta a livello europeo oltre il 4% del PIL, l’8,7% dell’occupazione e il 20% delle piccole e medie imprese, e riveste un’analoga importanza anche in Italia. È un settore che, purtroppo, continua a subire una forte emorragia in termini di piccole e medie imprese, con un saldo negativo tra iscrizioni e cessazioni di 16.600 unità nel 2009 e 14.400 nel 2010. Ciò è il risultato di molteplici fattori, che vanno dalla pressione competitiva tra formati distributivi, al grave problema del costo eccessivo, specie nei grandi centri urbani, dei fitti commerciali, alla riduzione dei consumi amplificata dagli effetti della crisi e da politiche non sempre capaci di comprendere le esigenze delle imprese del settore”.

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