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Il Banco Popolare nel mirino degli speculatori. Le autorità che fanno

di admin
E’ di questi giorni l’ennesima giornata di sofferenza per gli azionisti del Banco Popolare, e delle banche in genere.

Il tema l’avevamo affrontato sue anni fa, speriamo che il ripetere aiuti. In un  giorno vengono trattati, ultimamente, circa 30 mln di pezzi, mentre in giornate  in cui il titolo perde il 5% e poi il 7%, si arriva a punte di 100 mln di pezzi scambiati, tutti si fanno male e nessuno dice niente. Le norme sono queste e tutto va bene. Un accidente! Le centinaia di migliaia di risparmiatori che hanno investito nel Banco Popolare, i moltissimi che hanno sottoscritto un recente aumento di capitale oneroso per far partire la banca, la più grande banca popolare italiana, uno dei maggiori istituti  europei, vanno tutelati o no? Che fa la Banca d’Italia nei suoi simposi, parla dell’economia di tre anni fa, il cenozoico in termini finanziari e poi guarda quello che succede nei mercati o aspetta tre anni? Che fa la Consob, fresca reduce da una condanna in Cassazione, attenta a mille documenti e avvisi, quando i miliardi di euro dei risparmiatori vanno in fumo? Che fa il ministero dell’Economia ed i suoi tecnici, per fornire poche regole ma chiare agli operatori, o se ne frega e pensa solo ad incassare la taglia sulle plusvalenze? Ma quando il mercato crolla, quando  un titolo perde valore in modo significativo, dopo anni che perde, non occorre aspettare che superi determinate soglie per intervenire, altrimenti addio alla ripresa, addio alla fiducia, addio ai risparmi. Tutte questa autorità, al riparo da norme imbelli ed inadatte ai tempi, devono intervenire. Se c’è un paziente che  da anni perde liquidi vitali, alla fine basta una piccola dose per essere fatale! Un medico deve intervenire sul paziente quando la situazione si fa grave non può trincerarsi dietro un parametro o un protocollo; l’esperienza e la responsabilità lo fanno intervenire per salvare il malato.  La fase economica è critica, basta un nonnulla per rovinare mesi ed anni di lavoro. Oggi, occorrono interventi forti, inusuali, estemporanei, ma che facciano vedere che qualcuno  con un po’ di responsabilità c’è! Gli strumenti non mancano, abbiamo visto  recentemente il decreto Parmalat! Chi prende stipendi da molte migliaia di euro, o chi ha grandi onori pubblici, deve assumersi con umiltà le grane, le rogne per il bene della civiltà che rappresentano, ammesso che oggi questa   sia una civiltà. C’è la possibilità di intervenire: sospendendo le quotazioni per un periodo più o meno lungo; c’è la possibilità di verificare chi vende e quali motivazioni ha;  c’è la possibilità, in caso di crisi nazionale, d’intervenire d’imperio e acquistare i titoli per sostenere i corsi! L’hanno fatto in USA,la patria della libera impresa, non possiamo farlo noi? E non si dica che l’Europa  non  ammette, perché  i vari Paesi  hanno fatto  molto  per salvarsi, a partire dalla Germania. O non si vuole perché…? Signori, siamo in Italia e ci viviamo, la fantasia non manca come non manca la logica del sospetto, ma la buona fede  ancora emerge e ci fa amare quest’Italia di popoli  bistrattati. La società civile, militare, religiosa, laica, e chi più ne può, di più ne metta, venga a supporto a queste idee ed allora i rischi  saranno limitati  e l’economia nazionale non ne risentirà. Se invece le autorità lasceranno che il mercato, come gli strozzini ci strozzi, col favore della legge, allora c’è molto di più da fare.

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