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LIBIA: guerra e pace!

di admin
La Libia, è ad un passo da noi. La libia è stata una nostra colonia.

Abbiamo pagato per la sua colonizzazione, mentre le altre potenze hanno incassato dalle colonie. Sicuramente  nel passato abbiamo commesso degli  errori, ma ora forse li stiamo commettendo. Uso il forse perché per una nazione, la cui costituzione recita  “L’Italia ripudia la guerra …… come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;” Pur tuttavia l’art. 11 della Costituzione  prosegue:” consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; “è in grave in imbarazzo ad usare i suoi soldati anche sotto il cappello Onu, perché  se si tratta di una limitazione della sovranità del dittatore libico per assicurare la giustizia e la pace fra le nazioni ci siamo, se invece è una faccenda interna alla Libia allora non ci siamo. L’Onu dice, con l’avallo cinese e russo (anche se poi per equilibri geopolitici si mostrano  contrariati), che si tratta di ragioni umanitarie ma prettamente libiche, che, si potrebbe, forse, probabilmente, aggiungere, che potrebbero avere ripercussioni sulla pace e giustizia  fra le nazioni. Mah! Il Capo dello Stato, richiamando il grido di dolore con il quale i Savoia, non sono rimasti indifferenti alle genti italiche che reclamavano diritti e libertà, annettendosi e conquistando l’Unità d’Italia, ha detto che non siamo insensibili al risorgimento del popolo arabo di Libia. I concetti sono per noi italiani sempre più confusi.  Amore per la libertà degli altri, più vicini sono più amore c’è, ripudio per la guerra. Qualcuno ha mestato nel  buio ed ha convinto che era ora di far fuori Gheddafi e la sua tracotanza. Su questo potevamo essere convinti, avevamo chiesto da tempo che lo Stato intervenisse con strumenti non militareschi, ma le recenti feste unitarie forse hanno dimenticato che il nostro esercito ha solo  compiti difensivi, di pace tra le nazioni, non di forza di sicurezza entro i confini di una nazione. Da tempo diciamo che è ora di andarsene dall’Afghanistan, ove  la guerra è un fatto interno, il terrorismo internazionale che alimenta la discordia tra le nazioni, quando c’è, va combattuto, ma poi ci si deve fermare.   Non dobbiamo accettare i soprusi, ma non dobbiamo impicciarci di come i popoli si gestiscono la loro libertà, altrimenti sai quanti dittatori ci sono al mondo a cui far guerra. E le migliaia di profughi chi se li piglia, forse il Canada, che va a bombardare le contraeree libiche, o i siciliani. E l’Onu che fa, paga questi rifugiati finchè rimarranno in Italia, o gli italiani? Arguti commentatori sempre pronti al grido di dolore, mandano altri, invocano l’intervento da salotti buoni. Con  tutta la retorica che c’è in giro anti Lega, qui anche  il più antimilitarista  passa per un  guerrafondaio. La Lega nord ha sbagliato a lasciar  incensare  il colonnello Gheddafi per non assumersi la responsabilità  dei respingimenti  e far fare lo sporco mestiere ai poliziotti libici (che poi è stata attaccata lo stesso) è giusto dire che la pace si fa con un nemico, ma non ci si sprofonda ai suoi piedi. Ora, isolata, deve accettare il frutto di questi errori, ed in particolare i  profughi. Ma porti a casa le riforme, velocemente, che ormai ci sono costate troppo in termini di soldi, onestà, intrighi e sotterfugi.

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