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Le imprese veronesi devono internazionalizzarsi, e CCIAA, Università e Banche devono esserne il motore

di admin
Si, per affrontare il mercato le imprese hanno bisogno di una struttura che sia proporzionata al mercato che intendono affrontare, questo è certo.

Altrettanto certo è che le strutture dimensionali della maggior parte delle imprese veronesi è piccola o medio piccola. Allora come si fa? Il percorso  verso l’internazionalizzazione passa da diversi punti, uno di questi è la dotazione di capitale, un altro è l’assistenza degli organismi statali o pubblici, il terzo la ricerca scientifica. Su questi tre punti a Verona e dintorni non si vede gran ch’è. Non è che manchi questa propensione allo sviluppo e che manchino le strutture, ma che queste, per varie ragioni non si fanno conoscere a dovere e prendiamo la CCIAA di Verona.  Il nuovo Presidente, un egregia persona sta  cercando di promuovere il territorio e le nostre imprese con incontri che organizzati su di uno stile pre-crisi non  producono nuove spinte per l’internazionalizzazione. Parimenti, l’Università, con i ricercatori che si piangono addosso perchè  non ci sono soldi, ed è vero, ma cosa hanno prodotto dal punto di vista teorico (non parliamo di risvolti pratici a cui forse l’Università non  è tenuta) tanto da incentivare risorse che pure esistono. Pare piuttosto che  producano libri  per se stessi e per il proprio replicarsi. Le banche, infine, alle prese con guai e problemi operativi e culturali, appesantiti da costi che non  riescono più a scaricare sui clienti, non riescono a fare  il loro mestiere, incalzati da una parte dalle istituzioni che predicano il loro rafforzamento patrimoniale (a parte che qualche giorno fa Draghi ha detto che le banche dovrebbero far banca?!?) e dall’altra forzano al massimo al loro funzione di trasmissione degli impulsi monetari della BCE impedendo così di fare valutazioni del merito  creditizio oggettive, ma solo dedicate a salvare il salvabile.
Come se ne esce da questa situazione. Ricette, definitive, confezionate di istruzioni per l’uso, non ne esistono, per cui queste tre istituzioni, tanto per cominciare, dovrebbero sedersi ad un tavolo e dialogare in modo permanente, riprendendo ognuno il vero spirito per cui sono nate, ristrutturandosi e non insistendo nel ruolo a cui ultimamente si sono meglio specializzate: essere  carrozzoni autoreferenziali, maestri di  autopartogenesi. Tutte insieme poi insistere che le altre istituzioni politiche (esecutivo, legislativo e magistratura)   invece che scannarsi a vicenda trovino un modo per aggiornare lo Stato in cui  i poveri diavoli di imprenditori devono arrabattersi.

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